La Corte costituzionale “boccia” l’obbligo – per i Comuni con meno di 5mila abitanti – di gestire in forma associata le funzioni fondamentali.
La notizia, che assume i contorni di un paradosso “all’italiana”, giunge in seguito alla sentenza numero 33: l’obbligo della gestione associata dei servizi è incostituzionale qualore “non si realizzano economie di scala o miglioramenti nell’erogazione dei servizi alle popolazioni di riferimento”.
Tradotto: la gestione in forma associata non porta benefici economici, né migliorie del servizio fornito ai cittadini.
Dopo aver quindi stravolto, ecco dove si profila il paradosso, con il decreto-legge 78 del 2010, l’assetto degli Enti locali, la Corte – con la sua sentenza – rischia dunque di rimettere tutto in discussione.
La legge del 2010 (recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”) prevedeva che “I comuni con popolazione fino a 5mila abitanti, ovvero fino a 3mila abitanti se appartengono o sono appartenuti a comunità montane esercitano obbligatoriamente in forma associata, mediante unione di comuni o convenzione, le funzioni fondamentali” (fonte Ministero dell’Interno).
“Una forzatura – la definisce Aldo Perotti, vicesindaco di Crissolo e per anni presidente della Comunità montana Valli Po, Bronda e Infernotto – successiva alla riforma del titolo quinto della Costituzione, che ha stabilito come l’architettura istituzionale del nostro Paese sia composta dallo Stato, dalle Regioni, dalle Provincie e dai Comuni”.
La riforma costituzionale ha eliminato quegli “altri Enti Locali”, tra cui proprio le Comunità montane, ed era poi stata seguita dall’obbligo per i piccoli Comuni di confluire all’interno di Unione montane oppure di convenzionare le funzioni fondamentali (come, ad esempio, Polizia locale, servizi scolastici, rifiuti, Protezione civile, trasporto pubblico).
Il numero di funzioni da convenzionare obbligatoriamente è stato modificato nel corso degli anni. Il termine ultimo per ottemperare agli obblighi di legge, anche questo soggetto a numerosi rinvii, è fissato al 31 dicembre 2019: i Comuni che non assoceranno la gestione entro tale termine verranno commissariati.
Ora, però, la sentenza della Corte costituzionale del 4 marzo rischia di scombussolare, e non poco, il quadro.
“La Corte costituzionale – si legge in una nota stampa - richiama la precedente giurisprudenza costituzionale, secondo la quale gli interventi statali in materia di coordinamento della finanza pubblica che incidono sull’autonomia degli enti territoriali devono svolgersi secondo i canoni di proporzionalità e ragionevolezza dell’intervento normativo rispetto all’obiettivo prefissato”.
La previsione generalizzata dell’obbligo di gestione associata per tutte le funzioni fondamentali, stando alla sentenza, “sconta un’eccessiva rigidità, al punto che non consente di considerare tutte quelle situazioni in cui, a motivo della collocazione geografica e dei caratteri demografici e socio ambientali, la convenzione o l’unione di Comuni non sono idonee a realizzare, mantenendo un adeguato livello di servizi alla popolazione, quei risparmi di spesa che la norma richiama come finalità dell’intera disciplina”.
Tre i casi in cui l’obbligo, secondo la Corte, è irrazionale. Su tutti, l’eventualità per la quale “la collocazione geografica dei confini dei Comuni (per esempio in quanto montani e caratterizzati da particolari fattori antropici, dispersione territoriale e isolamento) non consente di raggiungere gli obiettivi normativi”.
Se, da un lato, il Governo sta ragionando insieme ad un tavolo tecnico in che modo, ora affrontare la questione (ci sono varie ipotesi al vaglio dell’Esecutivo Conte), dall’altro, però, la sentenza può creare un terremoto all’interno delle Unioni già esistenti, specie nei casi in cui gli Enti sono nati “obtorto collo”.
“Di certo è un bel problema. – continua Perotti – Questa nuova forma associata sarà gran cosa, ma la Corte sicuramente ha ravvisato qualche problema. Assodata l’autonomia dei Comuni, perché obbligarli a questo tipo di gestione?
Sin dalla riforma Bassanini ho sempre avuto dubbi in merito: i funzionari eseguono, ma hanno soltanto compiti, e non poteri, che sono invece in mano ai sindaci ed ai Consigli.
La Corte è entrata nel merito: in Val Po, ad esempio, accogliamo le funzioni nell’Unione, ma ripetiamo due volte lo stesso iter. Si corre il rischio di non svolgere il servizio perché ci è imposto di stare insieme. Risultato: si complica il procedimento, togliendo tempo, e il cittadino non riceve quello che deve.
Le Comunità montane andavamo di certo riformate, ma c’erano dei modi che avrebbero risolto i problemi. Con la riforma del titolo quinto si sono solo eliminati gli altri Entri locali, in virtù di un finto risparmio. È stato creato una sorta di ‘mostro’, le Unioni di Comuni.
Gli Amministratori sono in difficoltà, sono sempre di meno, è evidente che abbiamo particolarità che bisognerebbe riuscire a superare: di questo abbiamo discusso per anni, ma non ci hanno mai voluto sentire”.
Cesare Cavallo, sindaco di Rifreddo, da anni è contrario alla forma di gestione associata.
“In realtà – precisa - non sono contro le gestioni associate in tutto e per tutto. Sono contro alla creazione di contenitori dove all’interno mettiamo di tutto e di più, senza poi riuscire a gestirli. Si alla gestione associata, dunque, ma in modo sensato.
L'obbligo imposto è una follia bella e buona. Gli accordi e le convenzioni tra Comuni, quando conveniva, li abbiamo sempre fatti, anche senza che venissero imposti da Roma o da Torino.
Questa sentenza fa piacere, ma non aggiunge nulla alla necessità, tutta politica, di prevedere norme elastiche che consentano gestioni associate economicamente vantaggiose e funzionali.
Quello che è stato fatto fino ad ora invece è l'esatto opposto, ovvero la creazione di nuovi enti e finanziamento degli stessi indipendentemente da come funzionano e dai risultati che ottengono.
Grazie ai sindaci, non molti a dir la verità, che hanno lottato per la non obbligatorietà delle gestioni associate: senza di loro saremo ormai tutti fusi.
Perché l’obiettivo finale delle gestioni associate obbligatorie è uno solo: l’eliminazione dei piccoli Comuni”.





