“In questi cinque anni abbiamo interpretato l’argomento della sanità cercando di non limitari la tema della disponibilità di posti letto, un dato non più così rilevante in un panorama come quello attuale, dove prevalgono le patologie croniche e la maggior parte degli interventi sono poco invasivi e costringono il paziente a letto per poco tempo. Piuttosto, abbiamo voluto interpretarlo dando più rilevanza ai servizi e alla formazione del personale”.
Ha le idee molto chiare Paolo Allemano – consigliere regionale originario di Verzuolo, ex sindaco di Saluzzo e Rifreddo e attualmente iscritto alla lista per la riconferma di Sergio Chiamparino alle prossime elezioni regionali - , su quel che l’amministrazione regionale ha fatto e intende continuare a fare rispetto alla tematica delle politiche per la salute. E non potrebbe essere diversamente, visto il suo passato da medico e il ruolo nell’ufficio di presidenza della IV^ commissione consiliare.
- La sanità è argomento più che attuale per la Giunta regionale: è di martedì 2 aprile la presentazione della prima tranche di contributi agli ospedali di Saluzzo, Savigliano e Fossano. Lei ha preso parte attivamente all’iter che ha portato a questo risultato: come lo commenta?
È stata un’operazione coraggiosa. Si percorre la strada del recupero del patrimonio esistente dei tre presidi ospedalieri quando probabilmente sarebbe stato più cool intraprendere quella della creazione di un ospedale unico; la popolazione delle tre città – concretamente purtroppo sempre più anziana -, però, sente il bisogno di mantenere un presidio territoriale forte e accessibile, che lavori in rete e senza doppioni con quelli vicini.
È questo lo spirito con cui io, come consigliere regionale ho affrontato il mandato, ovvero con lo sguardo sempre puntato alla ricostruzione del tessuto connettivo tra il territorio e la politica e a un loro concreto riavvicinamento sulla base di un rapporto fiduciario.
- Il bilancio della regione è per oltre 8 miliardi impegnato per la sanità, i fondi presentati martedì sono il frutto di una politica di revisione della spesa. Come verranno utilizzati, in particolar modo nell’ospedale di Saluzzo?
Per progetti di edilizia sanitaria legati soprattutto all’aggiornamento degli attuali standard di sicurezza. E alla rilocalizzazione del servizio di emodialisi che sarà più efficiente e ampliato.
- L’attenzione dell’amministrazione regionale per la sanità ha permesso al Piemonte di diventare una delle regioni “Benchmark” d’Italia (possibilmente selezionate per la stesura degli standard del Fondo sanitario 2019). Un bel risultato, no?
Certo che sì, ma passare da fanalino di coda a testa di serie non è stato un traguardo facile da raggiungere. Fondamentale è stato controllare i conti: abbiamo dovuto raccogliere tutti i dati, prima molto approssimativi se non assenti da anni.
Importante anche la scelta dei direttori delle ASO e delle ASL, realizzata attraverso i soli curriculum su candidature arrivate da tutta Italia; la politica ha cercato di operare qualche “invasione di campo”, come normale, ma siamo riusciti a mantenere il necessario distacco e a nominare figure che fossero fedeli all’amministrazione e non a particolari partiti politici. Questo ci ha permesso di assumere alcune importanti decisioni concrete, come la riduzione delle lise d’attesa e il potenziamento della rete per i disturbi dello spettro autistico; i direttori si sono coordinati con le realtà territoriali (associazioni, fondazioni bancarie) per individuare non solo le criticità tipiche di ogni area ma anche gli strumenti più efficaci per affrontarle.
- E sulla tematica, tra le principali criticità che toccato l’intero territorio regionale c’è certamente la sempre più seria scarsità di personale medico. Come avete cercato di affrontarla, e come l’affronterete?
La nota dolente, è ormai chiaro, è la mancanza di medici specializzati: in Piemonte abbiamo un’abbondanza di medici laureati in attesa di riuscire ad accedere alla specializzazione. Per arginare il fenomeno abbiamo in questi cinque anni aperto diversi tavoli sia nazionali che locali, e stanziato risorse per la creazione di borse di studio integrative; una misura costosa e complessa da mettere in piedi, ma sicuramente una strada da continuare a percorrere in attesa che il sistema universitario metta mano all’indispensabile riforma. I nostri risparmi, sicuramente meno “bloccati” di quelli governativi, sono stati prioritariamente dedicati al capitale umano.




