Arrivati a San Biagio di Centallo si imbocca la strada verso Murazzo e, al numero 47, c’è un’azienda in cui trovi una straordinaria professionalità imprenditoriale. E’ la Bernardi Corrado srl che si occupa di acquistare, selezionare e commercializzare i legumi secchi e i cereali: soprattutto fagioli, ceci e lenticchie, ma anche, in misura minore, soia, mais, piselli, fave, lupini, orzo, farro, avena, grano tenero e saraceno, quinoa, miglio, sesamo, amaranto, semi di lino, girasole decorticato.
Per quanto è possibile i prodotti da trattare sono della provincia di Cuneo e, comunque, di origine italiana: almeno un 60% del totale. La parte rimanente proviene dall’estero perché non viene coltivata nel nostro Paese. Ora la struttura, avviata nel 1997, immette sul mercato 20 mila tonnellate di prodotti lavorati che la colloca, essendo un particolare settore dell’agroalimentare, tra i punti di riferimento a livello nazionale.
Tutta la gamma dei prodotti è destinata alla vendita come cibo per le grandi industrie di trasformazione o ai grossisti i quali, poi, preparano i piccoli pacchetti per gli scaffali della grande distribuzione o del negozio tradizionale. Le confezioni in uscita dai magazzini della Bernardi sono due: il sacco o la big-bag, rispettivamente da 25 o da 1.000 chilogrammi. Senza marchi, con l’eccezione de “Il Magnifico”: il fagiolo borlotto tutto italiano. “La miglior definizione della nostra attività - raccontano in azienda - ce l’ha data un amico, dicendo: voi siete come gli sherpa che ti fanno salire sulle montagne ma dei quali, spesso, nessuno conosce il nome”.
Il 90% della produzione è destinata al mercato del nostro Paese, il resto viene esportato: dai Balcani al Nord Europa; dalla Turchia agli Emirati Arabi; dall’India agli Stati Uniti. Il percorso di crescita della ditta è stato graduale e costante, con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Fin da subito, infatti, pur trattando anche il convenzionale, ha ottenuto la certificazione biologica e, con il passare del tempo, ha adattato la produzione alle richieste della clientela come quella del prodotto senza glutine.
Adesso ad aiutare Corrado ci sono, come contitolari, i figli Davide e Simone, 38 e 35 anni: il primo con il diploma di Liceo Classico; il secondo laureato in Economia e Direzione delle Imprese. Ai quali si aggiungono una quindicina di dipendenti.
Inoltre, la famiglia Bernardi è proprietaria di una cascina in Regione Poè, sempre nel Comune di Centallo. Le giornate piemontesi gestite, per la maggior parte in affitto, sono un centinaio, in cui vengono coltivati, attraverso il metodo solo biologico, i fagioli secchi a rotazione con altri prodotti. Ne è titolare la moglie e mamma Lucia: 61 anni. Ma Corrado cura la supervisione dei lavori svolti da un dipendente e dai contoterzisti. “Perché - afferma Simone - se si vuole fare bene un’attività non ti puoi occupare di ogni cosa”.
GLI OLTRE VENT’ANNI DELL’AZIENDA, NATA DAL CORAGGIO DI PAPA’ CORRADO
Tutto parte da papà Corrado, nato nel 1955. A inizio Anni Settanta viene assunto dall’azienda Galfrè di Roata Chiusani di Centallo, che costruisce macchine per il comparto rurale. Lì, ci lavora per due decenni. E durante il “tempo libero” si occupa dei terreni di proprietà di famiglia in Regione Poè.
Ma la passione contadina e quella per il commercio prevalgono quando, nel 1990, un grossista di fagioli della zona gli propone di venderli per lui. La collaborazione dura sette anni. Dopo, Corrado, mettendo insieme l’esperienza agricola con la contrattazione dei prodotti, capisce di aver trovato la sua strada. Però da percorrere in autonomia, costruendo un’attività da gestire in proprio. Siamo nel 1997.
Nella cascina di Regione Poè c’è un portico adattabile alla lavorazione e al confezionamento dei fagioli coltivati in azienda. Si può avviare l’attività. Mamma Lucia e i figli Davide e Simone, seppure ancora studenti, gli danno un mano. La produzione iniziale dei loro fagioli, insieme a quelli di alcuni agricoltori di Centallo e dintorni, dopo l’accurata selezione finisce alle aziende di sementi che vendono agli ortolani e ai negozi specializzati del settore.
“Però quel tipo di smercio - spiega Simone - non ha ottenuto i risultati sperati. I commercianti di sementi, infatti, proprio in quel periodo hanno cominciato ad acquistare all’estero dove il prodotto costava di meno. E allora papà ha dovuto trovare una strada alternativa, ampliando la gamma dei legumi disponibili e buttandosi totalmente nella fornitura al settore alimentare. La decisione è stata vincente, perché l’azienda ha iniziato a crescere”.
Nel 1999, avviene la seconda svolta. Si presenta l’occasione di acquistare un piccolo capannone in via Murazzo che diventa la base dell’attività e attorno al quale, in venti anni, sono state costruite tutte le altre strutture al servizio dell’azienda. Ora, tra locali di lavorazione dei prodotti, magazzini per il loro stoccaggio, celle frigorifere a temperatura costante, uffici e tettoia di carico e scarico merci l’azienda dispone di 5800 metri quadrati di superficie.
IL PERCHE’ DELLA SCELTA
Corrado: “Sono orgoglioso della decisione presa di mettermi per conto mio. Avevo voglia di costruire qualcosa. E adesso, a maggior ragione, mi sento ancora più soddisfatto perché ci sono anche i figli a occuparsi dell’azienda. Dandole continuità”.
Davide, dopo il diploma al Liceo Classico di Cuneo, ha percorso un tratto di studi universitari e, in seguito, svolto un paio di altre attività al di fuori del settore agroalimentare. E’ entrato in azienda nel 2000, occupandosi del magazzino, di preparazione degli ordini di carico e scarico e della gestione dei macchinari. Quando è passato in ufficio ha avuto l’ingegno di trasformare la struttura, traghettandola da una concezione ancora agricola a una visione più moderna e innovativa anche dal punto di vista informatico-gestionale. Dice: “Ho scelto di rimanere vicino alla famiglia. Anche se, sotto certi aspetti, la decisione è stata frutto del caso: mio padre si stava ingrandendo e aveva bisogno; io mi ero stufato degli altri lavori all’esterno. A distanza di 19 anni sono contento. Pur essendo impegnativo perché i clienti li devi seguire. Però riesci a gestire il tuo tempo senza troppi vincoli”.
Simone, laureato in Economia e Gestione delle Imprese, è entrato in ditta nel 2013, portando l’esperienza maturata nella cura dell’export per i gruppi Lindt e Montenegro. “Non sono mai stato attratto dal costruire la mia vita a Cuneo e in Piemonte - sottolinea - ma in azienda c’era necessità e, allora, sono tornato a casa per la stima che ho sempre avuto per mio padre e per mio fratello”.
Nella struttura aziendale i ruoli sono interscambiabili, ma papà Corrado si occupa principalmente dei fornitori mentre Davide e Simone dedicano buona parte del loro tempo alla vendita.
COSA SI FA A SAN BIAGIO
I legumi vengono acquistati “sporchi” di trebbiatura, quindi con polvere, pietre, residui vegetali e, alcuni, forati o spezzati. Per quanto riguarda i fagioli secchi, sono molti gli agricoltori del Cuneese che arrivano a San Biagio direttamente con i loro trattori e rimorchi carichi del prodotto, versato, poi, nelle vasche di scarico. Qui avviene una prima pulitura attraverso i filtri aspiratori delle parti leggere, come il pulviscolo.
A questo punto parte la lavorazione vera e propria impiegando diversi macchinari. I legumi più piccoli o quelli spezzati si tolgono, per gravità, facendoli cadere attraverso delle apposite reti. La pulizia prosegue rimuovendo pietre, terra o altre componenti pesanti. Con la tavola densimetrica, che misura il peso specifico di ogni singolo legume, si separa quello migliore dal peggiore. Infine, la selezionatrice ottica compie il vero miracolo in automatico. Programmandola, le indichi la forma e la consistenza dei prodotti necessari alle esigenze dell’azienda per la vendita. La macchina li fotografa e se non rientrano nelle caratteristiche definite li espelle. “In pratica - precisa Simone - quest’ultimo è lo stesso lavoro svolto un tempo da una decina di persone con i nastri di cernita manuale”.
Quindi, dopo il controllo qualità nel laboratorio, i legumi di prima scelta vengono confezionati nei sacchi o nelle big-bag e sono pronti per essere stoccati nei magazzini e, quando arrivano gli ordini, caricati sui camion. L’azienda ha anche una seconda scelta di prodotti spezzati che viene smerciata al canale dell’alimentazione zootecnica.
LA QUALITA’ IN PRIMO PIANO
Simone: “Innanzitutto, acquistiamo il legume locale o comunque del nostro Paese. Abbiamo puntato fin dall’inizio dell’attività sulla filiera italiana. Quando ancora nessuno ne parlava. Spingendo a seguire questa direzione anche i nostri clienti che confezionavano i piccoli pacchetti messi in vendita nei supermercati o nei negozi. Purtroppo, dove l’italiano non è disponibile, o è molto più caro, siamo costretti a importare dall’estero. Come per le lenticchie. Ma ogni prodotto lavorato lo possiamo garantire a livello di qualità e dal punto di vista della sicurezza alimentare. E’ totalmente tracciabile. Infatti, i controlli, severi e continui, non vengono eseguiti solo per la parte biologica, ma sull’intera produzione”.
In quale modo? “Abbiamo il nostro laboratorio qualità e collaboriamo con alcuni laboratori esterni. In modo da poter seguire un piano di analisi rigido e verificare costantemente i lotti in produzione. Sul bio devono essere rispettati tutti i rigorosi parametri. Però, ormai, anche nel convenzionale i clienti ci chiedono di consegnare prodotti con uso di sostanze chimiche al di sotto della metà dei limiti consentiti. Di conseguenza, non puoi permetterti di veder tornare indietro un carico considerato non conforme a quanto ti avevano chiesto. Inoltre, soprattutto per quanto acquistato in zona, abbiamo una collaborazione con il Centro di Assistenza Tecnica della Coldiretti che segue le aziende agricole nostre fornitrici. In questo modo c’è un controllo alla partenza e per tutto il periodo della produzione, con un’ulteriore certezza della salubrità di quanto compriamo. Infine, la nostra azienda agricola è totalmente biologica dal 1998”.
La lavorazione dei prodotti? “Tutte le operazioni effettuate aumentano la qualità dei legumi. E ogni giorno ci sono due persone che controllano il buon funzionamento dei macchinari. Quando si cambia il tipo di prodotto gli addetti hanno la responsabilità di riprogrammare il processo di lavorazione”.
QUEL FAGIOLO BORLOTTO “IL MAGNIFICO”
“Il Magnifico” è l’unico legume confezionato dall’azienda Bernardi con il marchio. Come mai? “Quando la produzione locale del fagiolo borlotto - risponde Simone - è aumentata in modo importante, ci siamo subito attivati per venderla sulle piazze estere. Così da non “ingolfare” il mercato italiano. Ma nessuno credeva che il borlotto arrivasse dal nostro Paese. E allora abbiamo garantito la qualità e l’immagine di quel prodotto totalmente italiano, stampando sul sacco in vendita il nome “Il Magnifico” e la bandiera tricolore. Parecchi clienti, potendone constatare le ottime caratteristiche e la provenienza, hanno iniziato a identificare il borlotto italiano di qualità con quel marchio. Adesso non ci ordinano più il borlotto ma proprio “Il Magnifico”. La decisione è stata giusta”.
IL SENZA GLUTINE
Simone: “Negli ultimi anni è aumentata moltissimo la richiesta del senza glutine. I nostri legumi sono naturalmente senza glutine. Però possono venire contaminati in campo da coltivazioni vicine come quelle del grano. Oppure attraverso la trebbiatrice che è sempre la stessa per tutti i prodotti. Di conseguenza un primo passaggio avviene attraverso la lavorazione, eliminando, con i macchinari, gli eventuali cereali presenti. E in laboratorio si usano diversi kit per eseguire delle specifiche analisi, con l’obiettivo di verificare l’assenza di glutine dai legumi”.
PROBLEMI E SODDISFAZIONI
“I problemi - dice Simone - sono quelli di tutte le aziende: la burocrazia; il coordinare i dipendenti; l’affrontare le sfide future. La soddisfazione è di portare avanti il lavoro insieme alla famiglia, continuando a migliorare l’attività”.
LE PROSPETTIVE FUTURE
Simone: “Vorremmo investire sempre di più sul prodotto italiano e sul senza glutine. Ed essere sempre pronti a capire per tempo l’evoluzione e le nuove richieste del mercato”.
Ma non solo. “Abbiamo appena concluso un grande investimento, acquistando un capannone di altri 7.000 metri quadrati a Trinità di Fossano. E’ un poco distante, ma è l’unico che, nei dintorni, faceva al nostro caso. Lì, trasferiremo la lavorazione e lo stoccaggio di alcune linee di prodotti. L’apertura è prevista tra qualche mese. Rispetto a questo di San Biagio, che è cresciuto pezzo dopo pezzo, là il complesso è unico. Quindi l’impatto visivo è decisamente migliore. Inoltre, anche il posizionamento dei macchinari per la selezione può essere fatto attraverso un’organizzazione più efficiente”.
L’OBBLIGO DI INDICARE L’ORIGINE IN ETICHETTA
“Per il settore - afferma Simone - sarebbe una rivoluzione, in quanto rappresenterebbe un enorme aiuto a tutto l’agroalimentare italiano e una garanzia per il consumatore. Una filosofia di filiera nazionale che, come azienda, abbiamo sposato fin dall’inizio. In questo modo il comparto dei legumi secchi crescerebbe esponenzialmente perché i consumatori - abbiamo capito - sono disposti a pagare un poco di più una confezione, però solo se hanno la certezza della provenienza italiana di qualità”.
“GLI AGRICOLTORI SONO LA NOSTRA RISORSA”
Simone: “Quando sono entrato in azienda credevo che seguire gli agricoltori affinché producessero in un certo modo fosse tempo perso. Invece mi sono accorto subito che quanti ci conferiscono il prodotto, se ascoltano i consigli, costituiscono la nostra vera risorsa. Infatti, solo lavorando bene, e insieme, riusciamo a ottenere dei risultati importanti”.
Lavorare i legumi secchi e i cereali è un’attività non così consueta che richiede impegno, idee, investimenti. Papà Corrado ha avuto il coraggio di mettersi in gioco per primo. I figli Davide e Simone lo hanno seguito, portando in dote l’esperienza maturata in altri settori. Una famiglia unita e orgogliosa di aver raggiunto dei traguardi straordinari. Mettendo insieme, con passione, le tradizioni contadine e le tecnologie all’avanguardia. Per ottenere produzioni di sempre maggiore qualità e sicurezza alimentare. Meglio, poi, se coltivate in Italia.





























