Politica - 04 gennaio 2020, 07:30

#controcorrente: il progetto del biodigestore a Borgo potrebbe diventare una costosa “cattedrale nel deserto”

I problemi starebbero nel ritorno dei cattivi odori dovuti alla maggiore quantità di umido lavorato, all’impatto sull’acqua e sul suolo, all’incremento del traffico di camion per il trasporto dell’organico e all’incertezza nel poter avere il materiale sufficiente a produrre il biometano previsto dal nuovo impianto. L’impressione è che l’opera sia passata velocemente sulla testa dei cittadini senza i necessari e opportuni approfondimenti dei pro e dei contro

L'ingresso all'attuale impianto dell'Acsr di Borgo San Dalmazzo

L'ingresso all'attuale impianto dell'Acsr di Borgo San Dalmazzo

E’ pur vero che lo studio di fattibilità presentato dall’Azienda Cuneese Smaltimento Rifiuti (Acsr) per costruire un biodigestore nell’area della discarica, adesso chiusa, di San Nicolao, a Borgo San Dalmazzo, con l’obiettivo di ammodernare l’esistente impianto di compostaggio e produrre biometano usando la frazione umida della spazzatura raccolta, è stato approvato a grande maggioranza dall’assemblea dei 54 Comuni che costituiscono la stessa Acsr. Incassando solo sei voti contrari e un’astensione.

Ed è pur vero che l’opera dovrà ancora ottenere l’ok definitivo attraverso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale richiesta dagli organi tecnici provinciali, in quanto a una prima istruttoria degli stessi uffici è emerso come la realizzazione dell’intervento possa “determinare impatti ambientali significativi e negativi, diretti e indiretti”.

Ma l’impressione è che il progetto, appoggiato con forza dalle Amministrazioni municipali di Cuneo e di Borgo San Dalmazzo, comunque vada a finire l’iter autorizzativo, sia passato velocemente sopra la testa dei cittadini dei due Comuni senza i necessari e opportuni approfondimenti dei pro e dei contro. Perché sarebbero proprio i residenti dei due Comuni vicini all’area di San Nicolao a patire i maggiori effetti negativi del nuovo impianto, non certo quelli dei territori più distanti.

A Cuneo se n’è discusso in una Commissione comunale senza che emergessero particolari rilievi (clicca qui). Le sole perplessità le ha manifestate il Comitato di quartiere della frazione di San Rocco Castagnaretta. A Borgo il progetto ha ottenuto anche il sì delle minoranze. Nell’unica riunione con i cittadini sono stati illustrati gli aspetti positivi del biodigestore, senza fare accenno alle criticità. Infatti, al termine dell’incontro le persone presenti erano tutte contrarie all’opera (clicca qui). Così come hanno espresso un forte dissenso quelle intervenute a un altro appuntamento promosso a Roccavione (clicca qui) dalla sindaca Germana Avena: anche lei contraria. 

I problemi starebbero nel ritorno dei cattivi odori dovuti alla maggiore quantità di umido lavorato, all’impatto sull’acqua e sul suolo, all’incremento del traffico di camion per il trasporto dell’organico e all’incertezza nel poter avere materiale sufficiente a produrre le 2200 tonnellate annue di biometano previste dalla nuova struttura.

Infatti, servirebbero i rifiuti organici differenziati e gli sfalci del verde raccolti in tutta la provincia. Se il Consorzio del Cuneese è d’accordo a portarli a San Nicolao, perché è costituito dagli stessi Comuni dell’Acsr, non parrebbero così convinti i Consorzi del Monregalese, del Saluzzese e dell’Albese-Braidese.

Contrasti e “mal di pancia” che il 30 dicembre 2019 sono esplosi in un primo gesto clamoroso: le dimissioni di Mauro Fantino da assessore del Comune di Borgo (clicca qui). Per quale motivo? Ha spiegato: “La decisione di sostenere la costruzione nella nostra città di un biodigestore è grave nel metodo e nel merito. Tanto è vero che a tutt’oggi il sindaco non ha ancora dato ai suoi cittadini una spiegazione minimamente convincente sul perché della scelta. E’ come avere una lavatrice da 5 kg a uso famigliare che funziona bene, per cambiarla con una da 20 kg per lavare i panni di tutto il vicinato. Senza sapere se il vicinato vuole portare i panni da noi”.

Ma il primo cittadino di Borgo, Gian Paolo Beretta, e quello di Cuneo, Federico Borgna, sono decisi nel sostenere la costruzione del biodigestore: “Si tratta di un investimento che migliorerà in modo sostanziale la gestione della frazione organica dei rifiuti di tutta la provincia, rendendola più efficiente”.

Se sarà così, non si può che esprimere soddisfazione. Il rischio, però, è di realizzare una costosa “cattedrale nel deserto” (13,4 milioni di euro) al posto di un intervento strategico per il futuro. E a pagarne le conseguenze saranno sempre i cittadini.              

#controcorrente

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