Ha vinto un bando europeo Erasmus per giovani imprenditori e si è ritrovato a Parigi nel bel mezzo dell'emergenza Coronavirus.
Maurizio Ghisolfi, 27 anni di Cuneo, è uno dei fondatore della startup “Profiter”: “Un software B2B di intelligenza artificiale che porta efficienza ai sistemi di distribuzione esistenti che, al giorno d'oggi, stanno dietro ai portali online e alle applicazioni che tutti noi utilizziamo come clienti. Iniziamo nel mondo del travel ma vediamo possibili altre applicazioni in altri settori tipo l'e-commerce retail”.
Questo progetto l'ha portato a fare uno scambio imprenditoriale con Laurent,il fondatore di Welcome City Lab: una piattaforma di innovazione sostenuta da Paris&Co, l'agenzia per lo sviluppo economico e l'innovazione di Parigi e della metropoli. Paris&Co supporta più di 500 startup ogni anno e da oltre 20 anni mette a disposizione la propria esperienza a giovani aziende innovative. La piattaforma dell'innovazione offre una serie di servizi alle start-up e agli operatori del settore turistico: un incubatore, un luogo di incontro, di scambio e di co-working, una piattaforma di sperimentazione e un'unità di monitoraggio.
Così, ecco che Maurizio, dal 25 febbraio di quest'anno, si trova a Parigi, a vivere e lavorare nell'XI arrondissement.
Un'occasione importante per lui dal punto di vista professionale. Peccato che, a causa dell'emergenza Covid-19, in un mese di vita parigina sia potuto andare a lavorare in ufficio soltanto per sette giorni.
“Al mio arrivo a Parigi mi hanno detto di stare in quarantena a casa una decina di giorni perchè arrivavo dal nord Italia – racconta Maurizio -. Poi finalmente ho iniziato a lavorare in ufficio ma già si vociferava di misure restrittive. Era la settimana delle elezioni municipali e la domenica sera (15 marzo, ndr) è arrivato il discorso di Macron alla Nazione che annunciava il lockdown”.
Così Maurizio, che vive in un appartamento con due ragazzi italiani (un pugliese e un romano) ha iniziato a lavorare da casa.
Non hai mai pensato di tornare in Italia?
“No. Ho scelto di rimanere a Parigi perchè penso che, a livello sanitario, sia meglio non viaggiare per la sicurezza mia e degli altri. La mia famiglia a Cuneo non esce di casa da tre settimane e io potrei anche rappresentare un pericolo per loro mettendomi in viaggio. Poi qui ho buone opportunità professionali con un bando che dura fino al mese di settembre. Lavoro da remoto e quando, spero presto, finirà questa emergenza, tornerò a lavorare in ufficio”.
Come stai vivendo questo isolamento forzato a Parigi?
“Prima che scattassero le misure restrittive, con i miei due coinquilini avevamo già deciso di stare il più attenti possibili. In due eravamo vicini al lavoro, andavamo e piedi e poi subito si tornava a casa. L'altro ragazzo invece studia all'Università e non usciva”.
Perchè credi che la Francia abbia temporeggiato con le misure restrittive?
“Hanno tardato per le elezioni municipali. Ma tutti sapevano che Macron avrebbe parlato. I francesi sono molto nazionalisti, credo abbiano cercato di difendere fino all'ultimo la loro economia. A fine febbraio, quando sono arrivato, c'erano ancora molti turisti e musei pieni. Hanno temporeggiato per quello”.
I francesi erano consapevoli di quanto stava accadendo in Italia?
“Io sono iscritto su diversi gruppi social e devo dire che i ragazzi francesi erano già consapevoli che quello che in Italia si stava facendo fosse giusto. Nella settimana che ho lavorato ho riscontrato molta attenzione alle condizioni di sicurezza. Si tratta di un acceleratore di start-up, un grande spazio aperto dove molte postazioni erano già vuote. Ci hanno messo a disposizione il sapone con alcool e il nostro capo ha sempre dato la possibilità di lavorare da casa. Sono anche andato ad un evento e c'erano già delle precauzioni”.
Hai percepito una Francia diversa dopo il discorso di Macron?
“La prima settimana sono stato ospite a casa di un amico nel XIX arrondissement, un quartiere a nord, più etnico, con tanta gente in giro. La metro era affollatissima. Ma questo prima del discorso del Premier. Ora vivo e lavoro nell'XI arrondissement. Anche qui è pieno di bar e locali per giovani, ma ora sono tutti chiusi. Escono quasi tutti con mascherine e guanti ma c'è pochissima gente in giro. Dopo il discorso di Macron c'è stato l'assalto ai supermercati, proprio come in Italia. Sugli scaffali mancavano carta igienica e pasta”
“Sono curioso di vedere come sarà la reazione di quando si potrà di nuovo uscire – conclude Maurizio -. Tanti si aspettano un'esplosione di feste e di gente riversa in strada. Ma forse il ritorno alla normalità sarà molto più graduale”.









