In queste settimane leggiamo ogni giorno di medici, infermieri, volontari che lottano per strappare dalla morte i contagiati dal corona-virus, che fanno festa per un guarito che torna a casa, che non smettono di ricordarci che non sono eroi e che stanno “solo” svolgendo appieno la loro missione.
Ogni vita salvata è un miracolo a cui noi, chiusi nelle nostre case, ma connessi con il mondo, assistiamo - fortunatamente - sempre più spesso.
Tuttavia c’è un altro mondo, sempre sommerso e taciuto, quello delle tante interruzioni di gravidanza che non solo in questi giorni vengono praticate come di consueto, ma che pare potrebbero trovare piste preferenziali e agevolate. Si parla infatti di favorire l’aborto farmacologico a domicilio e di ampliarlo fino alla nona settimana di gestazione, ignorando che, oltre ad essere una richiesta contraria alla legge 194/78, si condannano le donne a vivere ancor più da sole questo dramma.
Senza tralasciare che la donna, dopo l’assunzione della RU486, rischia comunque di dover ricorrere all’aborto chirurgico e quindi a un ricovero che la esporrebbe a un probabile contagio.
Ancora una volta, ci pare, si cerca la via più facile, una soluzione asettica che mette la mascherina non su naso e bocca ma sui nostri occhi, mentre lo sguardo di ogni donna e mamma racconta una storia unica, parla della paura di affrontare una gravidanza, sia pure indesiderata, ma che non per questo ha l’aborto come unica soluzione. Si può decidere di incontrare quelle storie e lavorare per tutelare prima di ogni altra cosa il diritto alla vita e la maternità.
Nell’omelia a Santa Marta del 17 aprile Papa Francesco ci esortava a pregare “per le donne che sono in attesa, le donne incinte che diventeranno mamme e sono inquiete, si preoccupano. Una domanda: “In quale mondo vivrà mio figlio?”.
I Centri Aiuti alla Vita e la Comunità Papa Giovanni XXIII anche oggi si mettono accanto a queste mamme: ascoltano, accolgono, con il desiderio e l’obiettivo di essere garanti di possibilità.
Laddove spesso l'interruzione di gravidanza rischia di essere vissuta come una scelta obbligata, provano ad offrire presenza e sostegno concreto che danno alla mamma una possibile nuova prospettiva.
In questi tempi di restrizioni non possiamo essere operativi in sede, ma i volontari sono sempre reperibili via telefono ai seguenti numeri verdi gratuiti 800813000 (Sos Vita) e 800035036 (Comunità Papa Giovanni XXIII).
Grazie al prezioso aiuto di operatori Caritas e di altre associazioni autorizzate ad interventi sul territorio, riusciamo a raggiungere le mamme che stiamo
assistendo con aiuti concreti, e non cessa, anzi si intensifica, il contatto telefonico e tramite social.
Ora più che mai vogliamo che ogni donna che si trova a vivere una scelta difficile possa aver accesso ad un tempo di ascolto in uno spazio che ora non è fisico, ma che la tecnologia può trasformare da virtuale in reale.
Siamo sicuri che la priorità attuale non è la consegna a domicilio di RU486 o l’estensione del periodo in cui è possibile abortire, ma è ampliare oltre misura l’accoglienza, l’ascolto, il farsi prossimo per scardinare la logica individualista che ci fa dire “è un problema tuo” per arrivare a dire “è un’opportunità di tutti”.
Accogliamo quindi l’invito del Papa e preghiamo per le donne in attesa, “perché il Signore dia loro il coraggio di portare avanti questi figli con la fiducia che sarà certamente un mondo diverso, ma sempre sarà un mondo che il Signore amerà tanto”.
Comunità Papa Giovanni XXIII e Centri Aiuto alla Vita di Bra, Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo e Savigliano





