Secondo gli ultimi dati forniti dalla Regione ad oggi sono 34 le Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca) attivate dalle Asl di tutto il Piemonte per affiancare gli ospedali e dare una risposta domiciliare ai pazienti Covid che richiedono assistenza sul territorio.
Si tratta di gruppi di medici di medicina generale, pediatri libera scelta e medici di continuità assistenziale che, in stretto collegamento col Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl (Sisp) e i medici di famiglia, si occupano dell’assistenza ai pazienti non ospedalizzati tramite monitoraggio telefonico e visite domiciliari, ma anche operando presso strutture territoriali preposte, con presenza sette giorni su sette in orario 8-20.
Sotto la loro lente i pazienti con infezione confermata da Sars-Cov 2 che però non necessitano di ricovero ospedaliero, ma anche soggetti dimessi dagli ospedali, gestiti in setting territoriali, oppure con sospetto d’infezione. In linea di massima, comunque, persone affette da Covid-19 o fortemente sospette di esserlo.
Il processo che attiva il loro intervento avviene tramite le segnalazioni in arrivo all’Unità da parte del medico di Medicina Generale, dal medico di Continuità Assistenziale, dal pediatra di libera scelta, dal Sisp dell’Asl oppure dall’ospedale, per quei pazienti dimessi che tornano al domicilio dopo aver superato la fase più critica.
Una volta allertati del singolo caso i medici prendono in carica la gestione del paziente, ne seguono il decorso della malattia fino all’avvenuta guarigione o, nel caso di un peggioramento, alla richiesta di ricovero presso una struttura dedicata.
L’Asl Cn2 di Alba e Bra è stata nella pratica una delle primissime aziende sanitarie del Piemonte ad aver attivato questa task force territoriale, operativa dallo scorso 18 marzo (la loro istituzione era stata prevista dal Dpcm del Governo Conte del 9 marzo, mentre l’Asl Cn1 le ha rese operative dal 6 aprile e prevede di potenziarle nei prossimi giorni) con un primo manipolo di giovani medici reclutati direttamente tramite un apposito bando e successivamente potenziata con un secondo gruppo di lavoro.
A rispondere sono stati medici già operativi in guardia medica, ma anche giovani medici in corso di specializzazione o neo abilitati.
Abbiamo incontrato quattro di loro, operativi sul territorio, al momento di stanza presso la guardia medica di Alba. Ecco cosa ci hanno raccontato.









