Ammettiamolo, con il lockdown siamo diventati tutti lettori. Senza più occasioni di uscire come aperitivi, shopping, cinema e cenette romantiche, il tempo è stato dedicato maggiormente alla lettura. E siccome leggere crea una sana dipendenza, il Caffè Letterario di Bra vuole alimentare il vizio con un classico della letteratura moderna.
Parliamo di ‘Assassinio sull’Orient Express’, il romanzo con protagonista il celebre detective belga Hercule Poirot, scritto da Agatha Christie e pubblicato da Mondadori. Non aspettavate certo me per scoprirlo, però, dato che mi è piaciuto così tanto da non essere riuscita a mollarlo nemmeno un istante, qualcosa ve lo dico lo stesso.
La storia è quella che si deduce facilmente dal titolo: Poirot, per caso a bordo del lussuosissimo treno che univa Istanbul a Parigi, si trova a dover investigare sulla morte di un ricco uomo d’affari americano, trovato senza vita nel suo scompartimento, mentre una grande nevicata blocca il convoglio in quella che oggi è la ex Jugoslavia. Il carismatico investigatore ascolta uno dopo l’altro i reticenti testimoni, annuendo e arricciandosi i baffi ad ogni menzogna o tentativo di sviare le indagini. Uomini e donne danarosi, vecchia e nuova nobiltà, cameriere, un medico, un’istitutrice, una missionaria e un colonnello, senza dimenticare una ciarliera donna americana: tra di loro si nasconde un assassinio.
Quello di ‘Assassinio sull’Orient Express’ è un tipico giallo, sia nell’impianto che nello svolgimento. Che cosa rende, allora, il libro straordinario? Sin da subito l’autrice gioca sulle sfaccettature dell’animo umano, descrivendo i personaggi per poi svelarne, pagina dopo pagina, i lati oscuri, abilmente celati. E poi c’è la descrizione dello spaccato sociale dell’epoca.
Il viaggio del treno si svolge negli anni Trenta e nel bel mezzo del freddo inverno mitteleuropeo. Un freddo che rispecchia il carattere di Poirot, il suo agire e pensare nei confronti della gente, così diverso dal comune. A circondarlo sono personaggi di varia natura, ognuno di loro sapientemente descritto. Mi è piaciuto il modo in cui il detective vede le persone. Il suo modo di raccontarcele, il suo cogliere delle piccole sfumature nei gesti che, come le cose, non mentono.
Anch’io mi sono chiesta che tipo sarei per Hercule Poirot, perché lui è così, ti ammalia e ti inquieta, più ti giudica e più ne vuoi ancora un pezzo. Forse ad attrarci è il suo senso di giustizia, la sua professionalità. O forse, molto più semplicemente, il suo genio. Di detective bravi, la letteratura è piena, eppure, come Poirot non c’è nessuno. È un eroe che lotta per bilanciare un mondo disequilibrato. Vede il crimine come un fallimento del sistema che deve essere corretto.
Con un ritmo serrato e avvincente, dovrà mettere insieme i pezzi di un’indagine difficilissima: l’uomo che sta cercando non ha un volto, ne ha tanti. E per scoprire la verità il lettore dovrà seguire il suo consiglio: “Per risolvere un caso una persona deve solo accomodarsi sulla sua sedia e pensare”.





