Sabato 5 settembre il pianista Federico Bricchetto propone un recital nel quale l’elemento acquatico si fa protagonista. L'appuntamento è a partire dalle ore 21 con ingresso libero.
Vincitore di diversi concorsi pianistici in Italia e Francia, si diploma al Conservatorio di Alessandria, alla Schola Cantorum di Parigi e al Conservatorio di Milano, dove attualmente risiede, ottenendo sempre risultati eccellenti quali il massimo dei voti e la lode. Tra i suoi maestri si ricordano Silvia Rumi e Gianmaria Bonino.
Affascinato dalla contaminazione tra letteratura, arte e musica, propone un recital dove la maggior parte dei brani ha l’ambizione di mettere in musica le movenze dell’acqua. Un programma che comprende brani di Liszt, Satie e Ravel.
La Ballata in si minore di Liszt aprirà il recital. Essa è ispirata al mito greco di Ero e Leandro. La vicenda drammatica di Leandro, che ogni notte attraversa a nuoto lo stretto ellespontino per incontrare l’amata Ero, è qui magistralmente raccontata in termini musicali. Nella musica l’intera vicenda è descritta nei minimi particolari. Emergono la tenacia di Leandro, i flutti delle traversate, gli incontri amorosi, e la tempesta, che condurrà Leandro alla morte. Perfino il momento della sua morte è rappresentato da un preciso istante nella composizione. Seguito dalla disperazione di Ero, che compierà il suicidio per ricongiungersi all’amato. “Quando suono questo brano posso rivivere l’intera vicenda, ma non solo, riesco ad immedesimarmi nei precisi sentimenti dei protagonisti. E lo scopo della mia ricerca artistica non è quello di mostrare bravura o virtuosismo, ma quello di poter condurre il pubblico nella mia stessa dimensione emotiva”.
Seguiranno brani di Satie, le Gnosiennes. E altri brani acquatici di Ravel. “Nessuno quanto lui, secondo me, è riuscito nell’intento di mettere in musica l’acqua, con una raffinatezza ed una maestria uniche al mondo”. Il recital si chiude con Gaspard de la nuit, dove la contaminazione tra generi artistici, oltre al virtuosismo, le sonorità impressionistiche, è portata a livelli trascendentali. Il trittico è composto da due poli opposti, da un lato il sogno acquatico e luminoso di Ondine, dall’altro le ossessioni dell’insonnia e le visioni lugubri di un incubo di Scarbo. Al centro Le Gibet, nella sua immobilità è la macchina onirica intenta a produrre il massimo delle ossessioni.





