Anche il Consiglio dell’Istituto Comprensivo “Oderda – Perotti” di Carrù esprime il proprio dissenso rispetto alla decisione di mantenere in didattica a distanza gli alunni delle classi seconde e terze della scuola secondaria di I grado, nonostante l’uscita della Regione Piemonte dalla cosiddetta “zona rossa”.
"In stretta collaborazione con i Comuni, durante l’estate si è lavorato per consentire il distanziamento: sono stati abbattuti muri, spostati arredi, disposte sanificazioni, predisposti ingressi differenziati; si è modificata la scansione interna degli orari per consentire intervalli diversificati;" - spiegano dall'Istituto - "Tutto il personale è stato formato sulle norme anti-Covid da seguire, sono stati stilati patti di corresponsabilità tra scuola e famiglia, si sono svolti numerosi incontri informativi con i genitori, in uno spirito di effettiva collaborazione. A scuola gli alunni rispettano rigorosamente le norme e si sono visti gli esiti di questa organizzazione capillare: i rari casi di positività non si sono diffusi nelle classi e non hanno creato focolai".
La Regione Piemonte è stata l'unica a non permettere il ritorno in classe, dopo l'uscita dalla zona rossa, alle classi seconde e terze della secondaria di primo grado. La richiesta è semplice: la DAD non può essere la soluzione a questo periodo emergenziale, infatti, anche se implementata rispetto alla prima ondata di contagi, persistono problematiche sociali ed educativi.
"Sappiamo tutti che i problemi si verificano al di fuori della scuola, e ci chiediamo perché in estate non sia stato affrontato adeguatamente il problema dei trasporti, aspetto critico soprattutto nelle città più grandi, e messo a regime un piano di tracciamenti e di monitoraggi in grado di evitare chiusure generalizzate"- . proseguono i membri del Consiglio d'Istituto e aggiungono - "Tra l’altro, nei piccoli paesi molti alunni raggiungono le scuole a piedi o accompagnati dagli adulti con mezzi propri; con la collaborazione dei genitori e della polizia locale si riescono ad evitare assembramenti di fronte alle scuole. L’organizzazione attuale della didattica a distanza è indubbiamente più efficace di quanto non lo sia stata in primavera, ma può funzionare per brevi periodi: solo in presenza la scuola è davvero luogo formativo. Solo nella relazione, con i compagni e con gli insegnanti, si assorbono in modo duraturo i valori etici che permeano le discipline, lo spirito critico che nasce nel confronto, le alternative al pensiero dominante, lo sviluppo cognitivo, il benessere fisico, un apprendimento solido e duraturo. I ragazzi, dai 12 anni in su, sono privati della scuola, mentre tutto il resto riapre: come genitori e come educatori non possiamo non stigmatizzare scelte che pongono i giovani all’ultimo posto tra le priorità, senza che evidentemente si abbia consapevolezza delle conseguenze che tutto questo avrà sulla loro vita futura".





