In tantissimi comuni della provincia di Cuneo, dai più grandi ai più piccoli, è un'unica voce di protesta: "Riaprite le scuole!!".
La richiesta arriva in particolare dai genitori dei bambini delle scuole dell'Infanzia e della Primarie, perché la Dad significa doversi organizzare per stare a casa o, comunque, per farli seguire da qualcuno.
Prima dei 14 anni un figlio non può, infatti, stare a casa da solo. Senza contare che un bambino di 6 anni difficilmente è autonomo nella gestione del collegamento o nel fare i compiti.
C'è poi stata tutta la questione dei cosiddetti key workers: hanno diritto o no che i loro figli continuino ad andare a scuola? Dopo la richiesta di chiarimenti direttamente al ministro Bianchi da parte del presidente del Piemonte Alberto Cirio, in serata, ieri, la risposta: hanno diritto alla didattica in frequenza solo gli studenti disabili e quelli con "bisogni educativi speciali".
Tutti gli altri, che si arrangino!
Gli stessi dirigenti scolastici avevano chiesto chiarimenti a Cirio, dopo aver ricevuto centinaia di richieste da parte delle famiglie proprio su questo tema. I dirigenti avevano inoltre specificato come le scuole fossero luoghi sicuri, dove le regole sono rispettate e dove i contagi fanno immediatamente scattare tutte le procedure.
C'è rabbia ed esasperazione.
Stamattina, alle 10.30, la protesta sarà a Cuneo, con partenza dal Duomo in via Roma. Ad organizzarlo Sara Marchisio e il gruppo Facebook "Scuole aperte Cuneo". Chi protesta avrà fischietti, campanellini, maracas e tamburelli, oltre ad un mazzetto di mimose. Per chi rimane a casa ma aderisce alla protesta, si chiede di mettere in webcam un foglio bianco o con uno slogan.
Proteste ce ne sono state anche ieri, da Busca a Paesana fino a Limone Piemonte.
Nel pomeriggio la protesta di genitori e famiglie toccherà anche Bra, dove alle 17.30 di oggi, lunedì 8 marzo, è previsto un "flash mob", che avrà luogo in piazza Caduti per la Libertà, di fronte al municipio.
"La Dad non è istruzione", scrivono gli organizzatori, che invitano genitori e insegnanti a portare con sé un quaderno colorato: "Solleviamolo per dimostrare che ci siamo! La scuola è sicura", dicono, spiegando che "i ragazzi rispettano le regole, lasciare a casa i bambini vuol dire trasformare in baby sitter i nonni, i più colpiti dalla pandemia. La socializzazione e l’apprendimento passano attraverso la presenza: rendiamola possibile in sicurezza all’interno delle scuole. La produttività lavorativa non può essere il nostro unico pensiero: negozi aperti, scuole aperte".
Per coordinare la protesta è stato aperto anche un indirizzo mail (scuoleapertebra@gmail) mentre le promotrici sono raggiungibili al numero cellulare 338/99.76.518.


























