Al Direttore - 25 marzo 2021, 09:48

"Il futuro della Ferrovia delle Meraviglie è incerto: prendiamo spunto dal Museo Egizio"

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Direttore,

in visita a Limone il viceministro del Mit, Morelli, non ha direttamente affrontato i problemi della Ferrovia delle Meraviglie Cuneo-Nizza-Ventimiglia, e ciò rafforza le preoccupazioni espresse nell'appello  del 12 marzo us dal Comitato Ferrovie Locali di Cuneo. Il destino della nostra Fenice ferroviaria, da sempre in bilico tra rovina e resurrezione, è più che incerto: per Roma è un ramo secco, con difficili problemi tecnici ed alti costi, e a Parigi interessa solo come linea regionale, non internazionale.

In tempi di Recovery Plan la competizione per le risorse pubbliche  è spietata più che mai, perciò serve uno scatto deciso per concentrare, non disperdere le poche risorse, oggi divise fra più soggetti e addirittura fra due Stati.

Secondo me le comunità piemontesi e francesi  non devono limitarsi a chiedere alle istituzioni statali soltanto soldi per i lavori indispensabili: devono invece rivendicare la titolarità diretta della linea per trasformarla in moltiplicatore di sviluppo economico. E' impensabile che una missione del genere la svolgano due  Stati distratti e due enti gestori, Sncf Réseau e Rfi,che praticamente impiegano sei mesi solo per parlarsi.

La chiave operativa più agile per rilanciare non solo la ferrovia ma anche il suo territorio è, a mio giudizio, affidarla tutta ad un unico soggetto, cioè una Società autonoma franco-italiana di diritto privato europeo, con soci pubblici di maggioranza e privati.

Il modello è, in Piemonte,  la famosa Vigezzina Domo-Locarno, gestita dal 1923 grazie a una stretta joint-venture tra due società di capitali, una di diritto italiano, l'altra di diritto svizzero, che di fatto risultano un soggetto unitario internazionale. Il sito ufficiale vigezzina.com offre idee e spunti validi per il futuro della Cuneo-Nizza.

In ambito extraferroviario, invece, trovo esemplare, a favore della tesi del soggetto gestore unico  pubblico-privato, la vicenda della rinascita del Museo Egizio di Torino. Mummie e locomotive cos'hanno in comune?  Ecco: il Museo Egizio, malgrado la sua importanza, era trascurato dallo Stato fino al limite dell'abbandono e della rovina architettonica, come la nostra linea. Nel 2004 le migliori energie della politica, della cultura, dell'impresa torinesi hanno deciso di reagire e, facendo fronte comune, hanno imposto allo Stato un nuovo modello di gestione del bene, la Fondazione. Lo Stato è entrato nella fondazione insieme ad enti locali e banche, e da allora il Museo è rifiorito.

Il modello ente autonomo ha dimostrato efficacia d'azione strategica, sia operativa che di promozione-sviluppo, evitando lungaggini e sprechi, grazie alla natura giuridica di diritto privato europeo. Nel caso della nostra ferrovia, gli enti locali italiani e francesi, in primo luogo Regione Piemonte e Région PACA, dovrebbero, insieme alle  Fondazioni bancarie e alle  associazioni culturali, enogastronomiche e delle categorie  d'impresa del  commercio e del turismo, stringere in fretta un patto per costituire la Società Ferrovia delle Meraviglie, convincendo i due governi centrali ad entrarvi. I due Stati dovrebbero quindi  cedere la titolarità del diritto d'uso per 99 anni della infrastruttura  al nuovo soggetto, previa riforma della vigente Convenzione internazionale.

I soci dovrebbero  finanziare la Società, con il sostegno anche di sponsor, secondo tre indirizzi, come accade al Museo Egizio: fondo ordinario di gestione, fondo di promozione e  sviluppo economico-turistico, fondo straordinario a progetto per il potenziamento.

L'esercizio della linea in concreto sarebbe regolato da una Direzione d'esercizio, con treni e personale proprio. Ovviamente ai dipendenti Trenitalia e Sncf impiegati oggi sulla linea verrebbe data  un'opzione di assunzione privilegiata. Resterebbero naturalmente a Rfi e Sncf le tre stazioni-porta (Ventimiglia, Nice Ville, Cuneo) ma ai treni della Società, in sede di atto  costitutivo, verrebbe garantito l'accesso.

Finalmente le nostre comunità non sarebbero più costrette ad interpretare lontani stormir di fronde romani o parigini per sapere se avranno ancora il treno. La Società, in quanto titolare dell'infrastruttura, potrebbe inoltre concordare servizi mirati di media-lunga percorrenza, con altri operatori ferroviari interessati. Come accade in Ossola alla Vigezzina e nei Grigioni alla Ferrovia Retica (quella del Bernina Express), la Società avrebbe dunque una doppia missione: offrire un mezzo di trasporto sicuro ed ecologico alle comunità per lottare contro spopolamento ed impoverimento, ma anche disegnare iniziative per valorizzare l'anima  turistica della proposta di viaggio ferroviario alpino, con immediate ricadute di reddito per il territorio.

Sarebbe un'offerta competitiva sul mercato mondiale dell'ecoturismo, modulabile secondo le stagioni e componibile con quelle di altri comprensori: sul versante della Granda, ad esempio Cuneo città d'arte, le Terre dei Savoia, le Langhe.

Sembra tutta un'utopia, in realtà la formula del nuovo soggetto gestore ha un razionale economico. Infatti essa concentra e semplifica la raccolta di risorse (anche con soluzioni creative come l'emissione di obbligazioni), velocizza tempi e strategie operative, rende uniformi le normative tecniche e gli strumenti giuridici e contrattuali, e, last  but not least, consente iniziative di volano economico turistico che normalmente una macrocompagnia di trasporto ignora.

C'è però un punto delicato, che è stato, a Torino, la chiave del successo della Fondazione Museo Egizio: i fondi statali ed europei non bastano, bisogna che soggetti locali mettano capitali, o almeno crediti e garanzie, nel progetto, dopo essersi convinti della sua redditività, cioè che ogni euro speso generi sul territorio un ritorno di ricchezza con un moltiplicatore  significativo. I conti vanno fatti

bene, perchè in tempi di crisi un euro messo da una parte non ci sarà da un'altra.

La Granda e le Alpes Maritimes, tuttavia, hanno, come e più della stessa Torino, intelligenze  e risorse in grado di fare questi calcoli  e lanciare la sfida.

La prego, gentile Direttore, chieda al presidente Cirio, così legato alla Granda, di esprimere la sua opinione in merito, La Ferrovia delle Meraviglie non è un relitto del passato, come pensa qualche burosauro romano. E' invece uno strumento potenziale di sviluppo sostenibile  per le comunità  che attraversa, ma se non la salva  il suo territorio, non la salverà nessuno.

Cordialmente,

Massimo Vergano, nipote di Giuseppe Pignata, Ferroviere della stazione di Briga Marittima

comunicato stampa

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