Oggi si attende di sapere se la provincia di Cuneo potrà passare o meno in zona arancione. Dal 19 di aprile. Ma, in caso di miglioramento dei dati, c'è anche la possibilità di anticipare già dal weekend.
Il che significa, soprattutto, riapertura per parrucchieri, barbieri, estetisti e negozi non essenziali. Oltre che delle scuole dalla seconda media in su. Ma nessuno ha voglia di farsi troppe illusioni, visto come è andata una settimana fa.
Claudia Girardi si occupa di comunicazione e marketing in un salone di bellezza di Cuneo, Dessange. Tra tira e molla, riaperture annunciate e poi smentite, lei e una collega hanno dovuto fare centinaia di telefonate. Venerdì scorso 9 aprile, quando si pensava all'apertura dal lunedì successivo. Poi, la sera, verso le 19, la doccia fredda: a Cuneo si riapre da mercoledì.
E via, di nuovo con le chiamate, per annullare gli appuntamenti e riprogrammarli dal 14. Martedì 13, verso le 15: no, domani non si riapre. Cuneo rimane in zona rossa. Si riapre lunedì 18 (forse). O forse già nel weekend, in base ai dati. Lo decidiamo venerdì. Quindi oggi.
Insomma, un vero delirio per chi lavora su appuntamento. Ormai quasi tutti quelli del settore beauty ed estetica, a maggior ragione da quando c'è la pandemia. Parrucchieri ed estetiste non l'hanno presa bene. Ora attendono la conferma di riapertura, ma sanno che nulla è scontato.
"Ci obbligano a tenere chiuso. Posso anche accettarlo, ma se la cosa ha un senso. Noi siamo in negozio a sistemare cose, a telefonare, a programmare. Fuori dalle vetrine vediamo passare il mondo. Sono tutti in giro. Controlli? Nessuno! E' questo che non possiamo più accettare, che la gente, comprensibilmente stanca, non rispetti alcuna regola della zona rossa, mentre noi siamo chiusi da un mese", ci dice Claudia.
Aiuti? Solo la cassa integrazione per i dipendenti, ma nessun sostegno. E intanto l'affitto del locale va pagato, ci sono le spese, le tasse. Tutto. "Ribadisco: se tenere chiuso avesse un senso, accetterei il sacrificio, per il bene di tutti. Ma visto come stanno andando le cose, credo che non possano più chiederci di stare chiusi. Ci obbligate? Manteneteci. Così non si può andare avanti. Ci sentiamo presi in giro, noi come tante altre categorie".
Oggi il verdetto sul possibile passaggio in zona arancione. Fiato sospeso per tante attività: non solo il settore della cura alla persona ma anche i negozi non essenziali. Chiusi da un mese, chiedono solo una data certa, ormai esasperati da comunicazioni e annunci che arrivano all'ultimo e che, come già successo, ribaltano ciò che era stato annunciato, magari solo qualche ora prima.





