Economia - 30 agosto 2021, 05:00

Stop agli allevamenti intensivi di bestiame: nel 2050 la nostra alimentazione sarà stravolta

Analizziamo i motivi che porteranno a cambiare la nostra alimentazione.

Stop agli allevamenti intensivi di bestiame: nel 2050 la nostra alimentazione sarà stravolta

Possiamo metterci il cuore in pace: tra qualche decennio la dieta che seguiremo nella vita di tutti i giorni sarà decisamente diversa rispetto a quella che abbiamo sempre apprezzato fino ad ora. Il motivo è abbastanza facile da intuire ed è stato ribadito più e più volte nel corso di un’interessante intervista che ha trovato spazio sul blog del casinò online di Betway.

Stiamo facendo riferimento al fatto che il mondo che conosciamo attualmente non è più in grado sostenere un sistema inefficace e ricco di sprechi, ma che sopratutto consuma in maniera eccessiva, come quello attuale. Di conseguenza, serve cambiare ed è questa la ragione per cui bisognerà fare affidamento sempre di più alle alternative di carattere vegetale.

I motivi che porteranno a cambiare la nostra alimentazione

Sono essenzialmente tre le ragioni che stanno portando a questo cambiamento epocale in termini di alimentazione, come spiegato sul blog L’insider. Il primo è sicuramente correlato all’incremento dell’obesità, visto che dal 1975 i dati riguardanti questa patologia sono praticamente triplicati, secondo i dati che sono stati diffusi da parte dell’OMS.

Il secondo fattore che sta spingendo verso un simile cambiamento è legato ai cambiamenti climatici, una questione di cui finalmente si sta parlando in misura importante, ma che è stata affrontata troppo tardi e ancora in modo non responsabile da parte dei vari Stati in tutto il mondo. Nel momento in cui si parla di cambiamenti climatici e alimentazione, viene subito da pensare agli allevamenti intensivi di bestiame, che servono alla produzione di tantissimi prodotti che finiscono abitualmente sulle nostre tavole. Ebbene, il sistema attuale va a generare qualcosa come il 14,5% delle emissioni totale di gas serra a livello globale, stando alle statistiche che sono state diffusa da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Il terzo fattore è legato alla popolazione globale, che si prevede in forte crescita. Basti pensare come entro il 2050, i dati Onu sostengano come si debba arrivare a toccare la pazzesca soglia pari a 9,7 miliardi di persone. Viene abbastanza facile intuire come un aumento di tali proporzioni comporta la necessità di individuare dei nuovi sistemi per garantire un adeguato nutrimento a tutti.

L’obesità e il consumo eccessivo di latticini

Come dicevamo in precedenza, tra i motivi che stanno spingendo verso un simile cambiamento troviamo indubbiamente la salute non solo del pianeta, ma anche di noi abitanti. Fino a questo momento, infatti, spesso e volentieri abbiamo abusato nel consumo di carne, ma anche di latticini.

Proprio questa tendenza sbagliata ha portato ad un importante aumento e una diffusione sempre più rapida di patologie cardiache, ma anche di diabete di tipo 2 e del cancro. I dati che sono stati diffusi da parte dell’OMS non lasciano spazi a dubbi o altre interpretazioni: serve trovare una soluzione e anche il prima possibile ed ecco che tutte le innovazioni che potrebbe portare in dote il settore foodtech potrebbero rivelarsi estremamente preziose.

Cosa mangeremo entro il 2050? La risposta è molto più complessa di quello che si potrebbe pensare, dal momento che si deve pensare a delle alternative rispetto ai prodotti che finiscono abitualmente sulle nostre tavole al giorno d’oggi.

Di conseguenza, è facile immaginare che ci sarà un vero e proprio boom nel consumo di prodotti alternative che provengono da fonti vegetali, così come si dovrebbe registrare un forte incremento anche nella produzione di carni ottenute in laboratorio. Sono diverse le aziende che animeranno e renderanno sempre più competitivo questo settore, portando notevoli migliorie anche a livello della qualità del cibo proposto, senza dimenticare però le alternative legate al settore della coltivazione di microalghe, anch’esso destinato a una forte crescita.

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