Attualità - 06 settembre 2021, 11:43

Manta piange Giovanni Marengo, 'l'uomo delle biciclette'. Ultimo testimone dell'eccidio di Genola

Livio Berardo: "Ragazzo, aveva visto il corpo carbonizzato del proprio padre e quel ricordo non lo ha mai abbandonato. Spiccava in lui una gentilezza davvero incredibile"

Manta piange Giovanni Marengo, 'l'uomo delle biciclette'. Ultimo testimone dell'eccidio di Genola

Manta piange lo storico meccanico di bici del paese, ex dipendente Burgo, Giovanni Marengo, scomparso all'età di 89 anni nella sua abitazione di via Garibaldi. Qui sorgeva la sua officina dove qualsiasi mantese, e non solo, è passato per sistemare i propri mezzi a due ruote, da sempre grande passione di Marengo, ereditata dal padre, una delle vittime dell'eccidio di Genola.            

Il funerale si è tenuto questa mattina alle ore 10 presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli. "Ha pedalato tanto e sei arrivato in cielo" lo ricorda la famiglia.

Di quell'eccidio a Genola Marengo era l'ultimo testimone vivente. Come ricorda lo storico Livio Berardo, già presidente dell'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. 

"Il 29 aprile 1945 - rimembra quella triste pagina di storia locale Berardo - a liberazione ormai avvenuta, la Divisione Lieb in ritirata dalla Liguria arriva nei pressi di Genola: un colpo di arma da fuoco, senza conseguenze, forse partito da un’arma degli stessi militari, scatena la furia dei tedeschi. Incendiano parte nell'abitato, sparando a casaccio. Le pallottole e soprattutto le fiamme fanno 15 morti: Martino Barbero, Giuseppe e Lorenzo Boglio, Pietro e Sebastiano Borra, Defendente Capello, Biagio Chiappero, Amedeo Donà, Giovanni Gassi, Sebastiano Mana, Francesco Marengo, Giacomo Mondino, Giovanni Battista Olivero, Marco Picco, Giovanni Battista Prato. Francesco Marengo, il ciclista del paese, era il papà del mantese Giovanni, che ci ha appena lasciati."

"Giovanni - prosegue nel ricordo Berardo - è stato operaio alla Burgo, a Manta ha trovato la compagna della sua vita e un po’ di serenità, anche se era difficile vederlo sorridere. Ragazzo, aveva visto il corpo carbonizzato del proprio padre e quel ricordo non lo ha mai abbandonato. Ha elaborato, come possibile, il lutto riprendendo la passione paterna. Pensionato, io l’ho conosciuto così, era sempre disponibile ad aiutare un concittadino a risolvere un problema di bicicletta, a trovargli una camera d’aria nuova, a insegnargli come mettere a posto la dinamo."

"Spiccava in lui una gentilezza davvero incredibile per un uomo che nella delicata età dell’adolescenza era stato messo davanti a tanto orrore e a tanta solitudine (la madre era morta presto, vinta dal crepacuore). - conclude - Non ha mancato di assolvere alla sua parte di testimone: l’intervista che mi ha rilasciato qualche anno fa nella strada che lambisce il settore di Genola, in cui sorgevano le case arse dal fuoco, sta negli archivi multimediali dell’Istituto storico della resistenza di Cuneo."

Giovanni Marengo lascia la moglie Maria Luigia Scaletta, i figli Lorenza e Gabriele e i nipoti Maria Sole, Benedetta, Lorenzo e Tommaso e il pronipote Noah.

Daniele Caponnetto

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