È stato presentato venerdì 19 novembre, nel palazzo Banca d’Alba, il nuovo libro “Per non morire d’arte” del maestro Ugo Nespolo, poliedrico artista italiano e dottore con Laurea Honoris Causa in Filosofia.
L’Associazione “Giulio Parusso” ha ricordato in questa occasione il socio Pio Boffa, scomparso il 17 aprile di quest’anno, grande amico di Giulio, del maestro Ugo Nespolo e del presidente dell’Associazione Roberto Ponzio.
Dopo i saluti del presidente della Banca d’Alba Tino Ernesto Cornaglia e del presidente del Consiglio Comunale Domenico Boeri, il presidente dell’associazione Roberto Ponzio ha intervistato l’artista in un dibattito su arte e filosofia che ha riassunto i punti principali della pubblicazione edita da Giulio Einaudi Editore.
“Scrivo da tanti anni e ciò che cerco di dire a me stesso è che l’artista in fin dei conti non dev’essere semplicemente un creativo, ma anche un intellettuale, qualcuno che voglia capire se stesso e i motivi che lo rendono artista. E chiedersi, dunque, che cos’è l’artista? E che cos’è il sistema dell’arte? E l’arte? Il libro nasce da queste meditazioni, in capitoli concatenati che raccontano, oltre ai sistemi generali dell’arte, anche momenti della mia vita e del mio lavoro”. Ha raccontato Ugo Nespolo, che prosegue “l’idea è che l’artista debba pensare: l’opera d’arte è un’operazione intellettuale”.
L’incontro prosegue nel ricordo di Pio Boffa con le parole di Giuseppe Gobino, vicepresidente dell’Associazione “Giulio Parusso” e Carlo Castellengo, amico e collaboratore.
“Lavorare con Pio è stato sempre molto impegnativo, a tratti difficile - ha detto Gobino -. Lui era molto esigente e timoroso di sbagliare, ma allo stesso tempo sempre deciso e fermo sull’obiettivo. Ogni cosa doveva essere sezionata nel minimo dettaglio: ma così facendo ha conservato la qualità dell’imprenditore, il rispetto della tradizione, la qualità del prodotto, la vicinanza dei clienti e si è assicurato il rispetto di tutto il mondo. Un riferimento per i produttori”.
Ha preso la parola Castellengo, che ha aggiunto: “Pio nacque nel 1954. Io andavo a scuola con Cesare e conoscevo la famiglia. Ricordo che a scuola, un giorno, Cesare si giustificò perché non aveva potuto studiare. Tutti se la presero con lui. E tutti scoprimmo così che il motivo era la nascita di suo fratello Pio. Pio ricevette una grande educazione e assieme a essa una grande missione da compiere: portare avanti la storia dell’azienda, come un dovere. Avere Cesare come fratello non era un confronto semplice. Stimolante, certo, ma faticoso. Il carattere forte ed esigente di Pio era più verso sé stesso che verso gli altri. E quella durezza era ammorbidita dal suo essere una figura paterna, non solo verso la sua famiglia”.
Anche il cugino di Pio, Augusto Boffa, è intervenuto a ricordare alcune immagini di famiglia, e dopo di lui Fulvio Prandi, che ha concluso condividendo l’idea di ricordare Pio Boffa anche nella toponomastica locale.
L’ultimo intervento è spettato all’ex sindaco Maurizio Marello, ora consigliere regionale: “Ormai è famosa la provocazione della bottiglietta d’acqua alla biennale confusa con un’opera d’arte. Penso che, se prendessimo una bottiglia di Barolo di Pio Cesare e la posassimo su un tavolo, nessuno avrebbe mai il coraggio di dire che quella non è un’opera d’arte. Lì troviamo la storia di una famiglia che poche cantine hanno e lì c’è un pensiero e Ugo Nespolo ci insegna che dove c’è pensiero c’è arte. Pio era uomo di pensiero profondo, aveva autorevolezza. Quello che ha detto Ponzio, che Alba dal punto di vista civile e sociale è più povera, non penso sia una parola di circostanza, ma un’assoluta verità. L’augurio che faccio alla figlia Federica, a Nicoletta e Augusto non è quello di non vendere mai l’azienda, ma che questa profondità di pensiero continui a essere il tratto distintivo della loro famiglia”.







