Schegge di Luce - 30 gennaio 2022, 08:54

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di Gabriele Dall’Acqua dei Frati Minori di Canale

Commento del Vangelo della Messa del 30 gennaio, IV Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Gesù cacciato da Nazareth, opera della disegnatrice braidese Pinuccia Sardo

Gesù cacciato da Nazareth, opera della disegnatrice braidese Pinuccia Sardo

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. (Lc 4,21-30)


Oggi, 30 gennaio, la Chiesa giunge alla IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa è il sacerdote Gabriele Dall’Acqua dei Frati Minori del Santuario Madonna di Mombirone, a Canale.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole in perfetto stile francescano, che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza che è in noi. Eccolo il commento.

Domenica scorsa la liturgia ci aveva proposto l’episodio della sinagoga di Nazareth, dove Gesù legge un passo del profeta Isaia e alla fine rivela che quelle parole si compiono “oggi”, in Lui. Gesù si presenta come colui sul quale si è posato lo Spirito Santo, che lo ha consacrato e lo ha mandato a compiere la missione di salvezza in favore dell’umanità. Il Vangelo di oggi è la prosecuzione di quel racconto, ci mostra lo stupore dei suoi concittadini nel sentire e vedere che uno del loro paese pretende di essere il Cristo, l’inviato del Padre.

Gesù porta l’esempio di due grandi profeti antichi, Elisa ed Eliseo, che Dio aveva mandato a guarire e salvare persone non ebree, di altri popoli, ma che si erano fidate della loro parola. Anche in quelle occasioni, chi si era chiuso alla parola dei profeti erano stati proprio i loro concittadini. All’udire questo, i cittadini di Nazareth si ribellano, addirittura assumono un atteggiamento che degenera, al punto che si alzano, lo cacciano, lo vogliono uccidere. Il ministero pubblico di Gesù comincia con un rifiuto e con una minaccia di morte proprio da parte dei suoi concittadini.

Gesù sembra prenderla come una cosa prevista, naturale. Ci conosce bene. Sapete qual è il nostro istinto più grande? Più ancora di quello di sopravvivenza e di quello per la conservazione della specie, è l’istinto a conservare le nostre idee il più forte. L’istinto di mantenere i nostri equilibri, di non cambiare idea, di non lasciare che entri in noi un nuovo modo di vedere le cose, le persone, le realtà che pensiamo di conoscere.

Spesso ci facciamo un’idea di una persona e anche di noi stessi, di Dio, della realtà, della vita... e pian piano lasciamo che ciò divenga una convinzione, una credenza. Ad esempio, potremmo avere pensieri che dicono: «Non valgo niente», «Quella persona è sbagliata», «Questa cosa è una sfortuna» e ci organizziamo la vita attorno a queste idee, mentre non diamo retta se non a ciò che conferma queste nostre idee.

È pericoloso pensare così, perché le situazioni e le persone (compresi noi stessi) non sono mai definite una volta per sempre. Noi siamo tutti in divenire. Noi non siamo in un modo solo, noi diveniamo. Talvolta, quando finalmente una persona apre un poco le proprie orecchie, e il Signore giunge a toccare il suo cuore, Lui è capace di innescare un processo nuovo, una novità, spesso tutto ciò porta a meraviglie inaspettate. È successo in tanti santi: l’incontro col Signore apre una via nuova, nuovi pensieri, nuove convinzioni sulla vita e sulle persone, nuove azioni...

La resistenza incontrata non scoraggia Gesù. Egli ci conosce, sa come siamo spesso arroccati nelle nostre posizioni, ed è venuto a liberarci da ciò che ci chiude, ci provoca a riaprire il nostro cuore affinché esso dispieghi tutta la sua bellezza e creatività quando finalmente si riceve toccato e salvato dal Signore Gesù e dalla sua Parola.

Silvia Gullino

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