Entra nel vivo in questi giorni "Diritti dove?", la rassegna di eventi ideata e coordinata dal Tavolo Intercultura di Fossano, la realtà cittadina collettiva nata nel 2018, che raggruppa associazioni di volontariato laico e cattolico, organizzazioni non governative, associazioni culturali sportive e sindacali.
Toccante, ma a suo modo corroborante, la serata di apertura di mercoledì 9 marzo presso il seminario vescovile dal titolo ""La rotta balcanica: testimonianze". Dalla viva voce di tre giovani legati con ruoli diversi alla cooperazione internazionale e all'attivismo per i diritti universali, il folto pubblico ha potuto confrontarsi con spaccati di vita, episodi di disperazione e spunti di reazione positiva alle disuguaglianze che accompagnano l'ormai costante spostamento dei migranti dal sud al nord del mediterraneo.
Andrea Silvestro del Tavolo ha introdotto: Giulia Marro, antropologa cuneese che ha, negli anni, girato il mondo collaborando a progetti umanitari e di cooperazione in Inghilterra, Canada, Kenya, Francia, Spagna, Slovenia, Grecia, Etiopia e Haiti, sua ultima "missione" in ordine di tempo, tra le fila di Medici Senza Frontiere; Afshin Allivand, rifugiato iraniano giunto in Italia dopo un settimana di traversata del mediterraneo dalla Turchia e Elena Lupica, torinese che studia Cooperazione Internazionale a Bologna, attivista della ONG greca "Luna di Vasilika".
Elena Lupica ha raccontato la sua esperienza, a partire dal tirocinio a Scutari in Albania dove si è occupata di vittime di un delitto prettamente locale, "la vendetta di sangue". Comprendendo che la città in cui si trovava è un punto di passaggio per la cosiddetta "rotta balcanica" ha voluto approfondire l'argomento e si è trasferita come tirocinante in Grecia a Corinto, dove ha potuto toccare con mano la realtà dei campi profughi e delle situazioni estreme di vita, come gli sfratti di massa con i quali migliaia di persone vengono di punto in bianco espulse dalle zone di stazionamento, cadendo nella disperazione più assoluta. La collaborazione con la Luna di Vasilika è cominciata proprio qui e ha portato Elena a seguire un progetto assistenziale nel quartiere ateniese di Psiri mentre attualmente si occupa della selezione dei volontari che desiderano contribuire alle attività della organizzazione.
Afshin Allivand, iraniano, rifugiato in Italia dal 2016, ha narrato la sua vicenda di migrazione attraverso il mare Mediterraneo e le cause della sua decisione di andarsene dal paese di origine. "Sono dovuto fuggire per motivi politici e religiosi. Per prima cosa non sono credente e, come artista, ho deciso di cantare canzoni sui diritti negati e a favore delle donne. Cantavo di nascosto e caricavo le performance sulla rete ma tutto veniva immediatamente cancellato dal regime. Nel mio paese tutto è sotto controllo e devi essere invisibile. Anche i miei genitori mi chiedevano di smetterla. Io ho semplicemente combattuto attraverso l'attivismo e la musica finchè potevo, poi ho dovuto andarmene." Afshin ha ripreso a fare il suo mestiere, il barbiere, qui in Italia, a Cuneo, dove continua il suo attivismo sociale nel quartiere più controverso della città, quello della stazione ferroviaria.
Ancora Afshin Allivand:"Io non guardo destra e sinistra, io guardo alla radice e la radice sono i diritti!"
Il suo viaggio in fuga dal regime lo ha portato in Turchia dove avrebbe dovuto decollare per la Norvegia. Poi l'improvviso cambio di rotta e si è ritrovato a Smirne su un vecchio peschereccio verso l'Italia con un'altra sessantina di persone. Una traversata che, era stato promesso, avrebbe dovuto durare tre ore e invece sono rimasti una settimana in mare praticamente senza cibo e con pochissima acqua.
"per la traversata ho pagato 10.000 euro e per un bicchiere di acqua gli scafisti durante il viaggio chiedevano 200 euro! Avevano parlato di una nave con tutte le comodità ma ci hanno ingannati. A bordo vi erano anche dei bambini ed è loro che ho cercato di aiutare di più."
Per Giulia Marro, cuneese, la parte bella della storia di Afshin parte da dopo lo sbarco "Io l'ho conosciuto nella zona di corso Giolitti a Cuneo, dove ha la sua bottega, e ci lega il fatto di avere lo scopo condiviso di lottare per i diritti universali. Nella realtà multiculturale del quartiere è peraltro un punto di riferimento. Si tratta di un contesto solitamente alle cronache per episodi spiacevoli, ma vi assicuro che ha una ricchezza antropologica e culturale rara e bellissima! (sul tema Giulia sta realizzando il docufilm "L'Isolato", con Andrea Ceraso ed Andrea Fantino n.d.r.)
Ancora Giulia Marro:"Per quanto mi riguarda ho cominciato ad interessarmi alla realtà dei profughi quando ero in Francia ad Avignone nel 2015. Ho cominciato a tenere lezioni di francese per i migranti del posto ed è stata una esperienza personale e professionale unica. Conobbi una persona che mi disse di fare il volontario in Grecia dopo essere stato lui stesso migrante. Ho raggiunto la penisola ellenica e ho cominciato a collaborare con la ONG svedese "I am you". Ho fatto un'esperienza piuttosto emblematica in un hotel di Atene in disuso occupato da quattrocento persone. Si trattava di una mini-città con le sue regole, con i suoi ritmi, con la sua organizzazione sul cibo, sui rifiuti, sulla scuola, con molte nazionalità diverse e completamente in autogestione. Ho incontrato artisti, viaggiatori per scelta, esperienze che hanno abbattuto tutti i muri degli stereotipi."
La serata, un turbine di intrecci esperienziali e umani, ha appassionato molto il pubblico eterogeneo, ha aperto la programmazione della rassegna del tavolo Intercultura e ha portato a riflessioni intense anche sulla situazione di stretta attualità della guerra in Ucraina.
Il prossimo incontro in presenza del percorso "Diritti dove?" sarà quello in sala Brut e Bon, sempre a Fossano, con i giornalisti Domenico Quirico e Alessandro Filippini e Giulia Ramonda di Operazione Colombia. Gradita la prenotazione al 3482151852.






