Guerra, una parola che fa paura, che non vorremmo mai sentire. Pace, una parola che mette gioia, felicità, speranza.
Guerra e pace, due stati della vita che si contrappongono: il nero ed il bianco che a volte si mischiano in sfumature che rendono le persone più tristi. Ma in questo mix, che si vive soprattutto nelle Nazioni che stanno osservando con attenzione lo svolgimento dell’invasione russa in Ucraina, la luce della pace illumina la strada alle persone che stanno fuggendo dal buio della guerra.
E quella luce è presente anche nelle Langhe dove, a partire da Alba, e in vari comuni limitrofi, sono arrivati da alcuni giorni i profughi che sono riusciti a fuggire dalle città ucraine sotto assedio, grazie all’impegno di molti volontari delle associazioni nazionali con i loro distaccamenti regionali e provinciali.
E proprio il concetto della Pace è al centro della riflessione di Marialuisa Ascheri, il sindaco di La Morra, paese che, in frazione Santa Maria, ha accolto, da pochi giorni, ottanta profughi, ospitati all’Hotel Santa Maria, e alloggiati qui grazie all’iniziativa di solidarietà della Juventus FC. E ora questi bambini con le mamme ed alcuni nonne possono rivivere in pace.
Riportiamo alcuni passaggi salienti della lettera che il primo cittadino ha inviato agli abitanti del Comune di La Morra.
«Quando due anni fa le nostre vite sono state invase dal Covid19, che ha cancellato d’un tratto la normalità quotidiana, le frequentazioni, gli amici, gli affetti, gli abbracci, il lavoro e la scuola come erano stati vissuti, tutti abbiamo pensato di essere in guerra. Abbiamo tutti detto: non ci sarà mai niente di peggio. Cosa ci può essere di peggio che rischiare di morire per un virus sconosciuto, e dover blindarsi per difendersi anche dai contatti più stretti?
E invece abbiamo scoperto, o riscoperto, che c’è molto di peggio. La guerra, quella vera, combattuta con le bombe, i carri armati, la fame, è la peggior condizione umana possibile. Non c’è niente che la eguagli: annienta, distrugge, annichilisce.
Annienta il futuro, uccide uomini e animali, distrugge case, territori, attività, industrie, tessuti sociali ed economici. Annichilisce la speranza, rade al suolo tutto ciò per cui ci pareva di dover faticosamente impegnarci.
Non c’è nulla di più contrario a tutto ciò di cui vale la pena vivere. La pace è il bene supremo, il bene ultimo.
Mi sono chiesta più volte cosa è che mi sconvolge di più di questa inconcepibile aggressione armata di uno Stato su un altro, e credo che sia la rapidità con cui milioni di famiglie, che fino a qualche settimana fa portavano i figli a scuola e vivevano normalmente, si siano trasformate in una folla indistinta di profughi, di “madri dolorose”, di uomini senza più volto, senza più identità, senza più niente, accomunati solo dalla volontà di fuga, dal desiderio di sopravvivenza se non per se stessi almeno per i figli.
Ebbene possiamo essere quelle famiglie, e per questo, come comunità di La Morra, stiamo dimostrando ancora una volta di essere coesi. Sosteniamo la pace in tutti i modi possibili: con le parole, con le bandiere, con le luci, con gli appelli e le dichiarazioni, e, per chi può, con le donazioni.
Ora che stiamo ospitando questi profughi ci rendiamo conto che la guerra esiste veramente, e che è nostro compito appoggiare le iniziative per aiutare le persone ucraine, appoggiando la Caritas della Vicaria di Langa e la Regione Piemonte.
Rispondiamo alla guerra con il cuore per condannare tutte le guerre che minano la libertà e la pace tra i popoli.
Sostenere l’Ucraina significa sostenere un paese aggredito, sotto assedio, vuol dire pensare al loro ed al nostro futuro che non è concepibile senza libertà di scelta, senza libertà tout court.
La bellezza di essere utili a qualcuno è quella che nessuno ci potrà togliere!».





