Ah, l’Oriente! Dall’arte al cibo fino alla letteratura, più ci si avvicina alla cultura dagli occhi a mandorla più se ne rimane affascinati. Per un’avvincente full immersion a tema, il libro ideale è Pachinko (edizione Pickwick) della scrittrice coreano-americano Min Jin Lee e pubblicato in Italia anche da Piemme con il titolo “La moglie coreana”, un’opera di cui ci si innamora ad ogni girar di pagina.
La storia ha inizio nei primi decenni del Novecento a Yeongdo, in Corea, con un amore proibito e cresce in una vasta epopea familiare multigenerazionale, che viaggia tra Corea, Giappone e America per raccontare la tenacia dei protagonisti in tempo di guerra e pace, amore e resa dei conti, fino alla soglia del 1990.
La giovane Sunja, dopo la morte di suo padre, si trova a gestire insieme alla mamma una piccola pensione frequentata per lo più da pescatori. Ad un certo punto le loro vite rischiano di precipitare, perché la ragazza incontra Ko Hansu, un uomo molto più grande di lei e soprattutto sposato. Quando la protagonista scopre di essere in attesa di un figlio, per sfuggire dallo scandalo, decide di emigrare in Giappone, a Osaka, insieme al pastore protestante Isak Baek, che le viene in soccorso offrendosi di sposarla.
Ma la vita di un coreano nel Giappone del XX secolo è come il pachinko, il gioco d’azzardo giapponese molto diffuso in quegli anni: un rischio su cui scommettere e che solo un inaspettato colpo di fortuna può ribaltare. Nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, Sunja si ritrova a viaggiare per il Giappone, mentre lotta con il bigottismo anticoreano.
Frattanto che cucina il kimchi da vendere sul suo carrettino per strada, passano gli anni bui della guerra e la storia di Sunja si allarga, inglobando anche le vicende dei figli, alle prese con le loro identità e i segreti familiari passati, e quelle dell’ambiguo Hansu, che non l’ha mai persa di vista e sul quale grava l’ombra della yakuza (la mafia giapponese).
Non vorrei aggiungere altro alla trama, questo libro va vissuto strato dopo strato, perché la storia è scritta con una mano esperta e sensazionale. La scrittrice americana parla di immigrazione, delle difficoltà di integrazione, di chi si sente straniero in patria e di chi non ha un Paese in cui tornare. Un messaggio che ho trovato davvero attuale.





