Economia - 03 giugno 2022, 07:00

Imbarazzante Gender Pay Gap Serie A: alle calciatrici stipendi più bassi dei magazzinieri, dati Osservatorio Betway

Nonostante dal 1° luglio 2023 fare la calciatrice rappresenterà, a tutti gli effetti, una professione riconosciuta dalla normativa italiana**, le donne che attualmente militano nella Serie A femminile sono protagoniste, loro malgrado, di una preoccupante penalizzazione economica, che supera i confini del credibile

Imbarazzante Gender Pay Gap Serie A: alle calciatrici stipendi più bassi dei magazzinieri, dati Osservatorio Betway

Parità salariale? Nel calcio sembra un’assurda mission impossible, almeno per il momento. La differenza salariale tra uomo e donna, nota anche come divario retributivo di genere, incide mediamente con un buon 10% a favore dei maschi. Ma per chi lavora nel mondo del football è tutta un’altra storia. Un triste record negativo, purtroppo.

Nonostante dal 1° luglio 2023 fare la calciatrice rappresenterà, a tutti gli effetti, una professione riconosciuta dalla normativa italiana, le donne che attualmente militano nella Serie A femminile sono protagoniste, loro malgrado, di una preoccupante penalizzazione economica, che supera i confini del credibile.

Secondo una recente ricerca pubblicata dall’Osservatorio Betway, “Lavorare nel mondo del calcio: ecco quanto si guadagna”, le calciatrici di Serie A percepiscono uno stipendio mensile medio (1.250 euro) inferiore a quello di un magazziniere (1.670 euro), che pur costituendo una figura lavorativa fondamentale non dispone delle prerogative tecniche di un atleta.

Ma passando in rassegna gli stipendi delle altre professioni del mondo del calcio, l’handicap economico della condizione femminile si fa ancora più evidente. Una stortura che meriterebbe maggiore attenzione. Lo stipendio medio di un calciatore di Serie C (2.500 euro) è il doppio di quello di una giocatrice della massima divisione del calcio femminile italiano.

Un guardalinee in un singolo match di Serie A, nonostante l’introduzione del VAR, riceve 1.000 euro, l’80% dello stipendio mensile medio di una calciatrice. Facciamo però un parallelismo più diretto, e appropriato in una logica di gender gap, con i colleghi maschi della Serie A.

Il loro stipendio medio annuo è di 500.000 euro lordi. In particolare, si legge nell’indagine dell’Osservatorio Betway, “lo stipendio minimo in Serie A per un giocatore di almeno 24 anni e con almeno un’esperienza pregressa nel massimo campionato è di 42.477 euro lordi”. Tradotto in termini proporzionali, le donne guadagnano appena il 3% dei loro colleghi maschi.

Le storture evidenziate dall’analisi sono così macroscopiche da non poter essere giustificate con il diverso livello di visibilità e interesse suscitato dai due campionati (Serie A maschile e femminile). È oggettivo il forte divario che può determinarsi a livello di proventi pubblicitari (nonché legati, più in generale, al circolo mediatico), e questo sarebbe un fisiologico elemento di mercato.

Ma a ben guardare i numeri, appare cristallina una differenza, in termini di trattamento economico, che riflette un sistema a tratti malsano. Il punto non è l’indispensabile adozione di una prospettiva politicamente corretta, quanto assicurare maggiore equità e dimostrare, quanto meno, un minimo rispetto per la professionalità delle giocatrici. Il fatto che il loro stipendio sia più basso di quello di un magazziniere è un dato che dovrebbe indurre a una seria riflessione. Un pensiero da concepire in chiave di riforma, per uno spettacolo che ha perso ogni senso di equilibrio e correttezza.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU