L’associazione “Savin” e l’onlus “col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo”, da decenni attente al ricordo di fatti della Resistenza nelle nostre zone, hanno potuto affrontare un intervento di restauro del Memoriale per i martiri Partigiani di Miassola, presso la Cappella di San Lis, sperando in un sostegno della Fondazione CRC. Sabato è stato meta di un momento di ricordo e preghiera. Con una lezione magistrale, il prof. Livio Berardo, già Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza della Provincia di Cuneo, ha chiarito in ogni suo aspetto la Battaglia della Valle Casotto, quindi è seguita la S.Messa, officiata da don Olivero. Romolo Garavagno e Bruno Vallepiano hanno richiamato i fatti tragici del 1944. L’opera fu realizzata nel 1994, eretta in direzione della località assai fuori mano, ove i nazisti, il 17 marzo 1944 trucidarono quattro roburentesi ed il loro comandante, un giovanissimo Carabinieri, di 19 anni, giunto da Maccagno, in provincia di Varese, Gregorio Pietraperzia, poi decorato di medaglia d’oro al merito civile. I Partigiani, dopo la stremante Battaglia della Valle Casotto, si erano rifugiati nel seccatoio di uno del gruppo. Con loro erano pure altri tre patrioti( Carlo Sasso, Andrea Sasso, Egidio Robaldo) che, svegliati dal Comandante riuscirono a scollinare ed allontanarsi. Purtroppo credettero alla insana illazione di una donna di Roburent, che li convinse a presentarsi ai nazisti, di stanza a Pamparato, garantendo loro di avere salva la vita. Invece, il 21 dello stesso mese, appena consegnatesi agli sgherri invasori, furono immediatamente fucilati. I 4 uccisi mentre dormivano, sfiniti dagli scontri dei giorni precedenti, furono: Armando Briatore, Giuseppe Salvatico, Valentino Vallepiano e Desiderio Galleano di appena 16 anni. Fin dall’inizio i due enti poterono contare su molti generosi sostegni. Il proprietario del terreno, Serafino Roà, accolse di buon grado il manufatto. Il pietrame per il rivestimento e la grande lastra a mo’ di leggio di pietra di Barge, venne offerta dalla impresa che stava operando nelle scogliere dei torrenti esondati, il cemento fu donato dalla Provincia di Cuneo. Operarono i due manutentori del Comune di Roburent, Giandomenico Ravotti e Alberto Vallepiano. Benedisse l’opera, nel 1998, l’allora Nunzio Apostolico in Italia, mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, figlio del Martire della Fosse Ardeatine col. Giuseppe, i cui antenati, fino al 1700 erano infeudati anche a Roburent. Il Presule fu poi elevato alla Porpora e nominato Cittadino Onorario di Roburent. L’umidità del vallone e la prossimità del torrente Roburentello avevano reso illeggibili le scritte, ora riportate in netta lettura. Sulle lapidi, allora fornire dalla Comunità montana “Valli Monregalesi”, sono riportate frasi: una del poeta Nino Costa “La màcia ’d sangh së slarga ’n mes dla fiòca”, una del prof. G. Bessone: “Odio ci uccise, ci fa rivivere amore” ed un versetto della Bibbia, del profeta Osea: “Arco e spade e guerre eliminerò dal paese”. Si fa pure memoria del col. Montezemolo, dell’avv. Guido Calleri, Martire a Mauthausen, che era legato a Roburent per proprietà, del geom. Felice Garavagno, Sindaco della Liberazione. Gli enti promotori esprimono gratitudine ai giovani del Gruppo comunale di Protezione civile ed alla Pro Loco, per lo squisito intervento di bonifica dell’area e la fornitura delle sedie.





