I dati parlano chiaro: ai servizi di sostegno e solidarietà della Caritas diocesana di Cuneo e Fossano accedono sempre più persone nuove, più famiglie, più over40, più giovani e più italiani in generale.
A darne notizia è stato il presidente di Caritas Enrico Manassero, presente nella serata di ieri (lunedì 12 dicembre) in sala Vinay per l’audizione con la VI commissione consiliare della città: al centro dell’incontro, la fotografia delle attività dell’ente pastorale diocesano nel corso del 2021.
I servizi Caritas, dai centri d'ascolto al nuovo ambulatorio medico
La Caritas diocesana si avvale di diversi servizi ben avviati, tra cui i principali sono i centri d’ascolto – diocesani o parrocchiali - ; la città di Cuneo in senso stretto ne conta cinque, ovvero quelli di San Paolo, Salesiani, Cuore Immacolato, San Pio e Madonna delle Grazie.
Attivo anche il servizio mensa al centro ‘Claudio Massa’ di via Massimo d’Azeglio, che si compone di 120 volontari e serve annualmente più di 4.000 pasti, dando conforto a 40 persone a pranzo in inverno (50-60 da giugno a ottobre) e 40 persone a cena in inverno (70-90 da giugno a ottobre). Nel centro trovano posto, anche, nove dei sedici posti letto dormitorio della città (gli altri sette si trovano alla città dei ragazzi).
L’armadio del povero di via Manfredi di Luserna risulta frequentato da circa dieci persone a settimana, con aperture al mercoledì e al giovedì rispettivamente per il ritiro e il conferimento degli abiti usati. L’ambulatorio medico di via Bersezio – aperto dallo scorso ottobre il martedì e giovedì pomeriggio – vede impegnati un medico e un infermiere volontario.
I dati: i giovani utenti stranieri più scolarizzati e 'studiosi' di quelli italiani
Secondo i dati riportati da Manassero nella sua trattazione i centri di ascolto parrocchiali di Cuneo e Fossano hanno sperimentato, dal 2019 al 2021, un incremento netto - +17% e +11% - delle presenze, così come quelli diocesani (+6% e+1%). Tra gli utenti senza fissa dimora, la maggior parte (circa il 30%) risulta essere di origine straniera.
Istruzione e formazione digitale, mancanza di lavoro dignitoso e di abitazione sembrano essere le problematiche principali per gli utenti.
La tematica dell’occupazione – indubbiamente la più estesa – coinvolge a Fossano il 40% degli utenti e a Cuneo il 60% (addirittura, nel capoluogo, nei primi sei mesi del 2022 si tocca quota 70%). Dal punto di vista delle problematiche di domiciliarità e utenze domestiche, a Cuneo ne sono toccati il 28-30% degli utenti del centro diocesano e il 78% di quelli parrocchiali, mentre a Fossano ben il 75%. Nelle due città chi cerca casa è pari al 38% e 30%: Fossano ha a disposizione 15 alloggi e Cuneo 20, numeri ovviamente insufficienti rispetto alla domanda e alle necessità (diversi di quelli cuneesi dell’ATC, ha sottolineato Manassero, risultano vuoti perché ancora da ristrutturare).
Ma è nel campo delle problematiche legate all’istruzione che si possono notare i numeri e le eventualità più curiose.
A Fossano il 38% degli utenti ha la licenza media, il 16% un diploma superiore e il 19% ha frequentato solo la scuola elementare, numeri che a Cuneo arrivano a quote - rispettive – del 44%, del 19% e del 4%. Si riscontra poi un 3-4% di laureati, sempre stranieri. Che sono, in proporzione, più istruiti degli italiani e meglio formati sull'importanza dello sviluppo della formazione personale: in generale i giovani stranieri non vedono riconosciuto il proprio percorso scolastico (anche buono, in casi) ma dimostrano motivazione nel conseguire attestati formativi o nel migliorare la lingua italiana e conseguire la terza media. Mentre i giovani utenti italiani si impegnano di meno sia sul fronte dell'istruzione generale che su quello del professionale.





