Economia - 15 gennaio 2023, 14:09

Cosa dice la legge riguardo al CBD in Italia

La questione relativa alla legalizzazione del CBD, ossia del cannabidiolo, è tuttora ampiamente dibattuta

Cosa dice la legge riguardo al CBD in Italia

La questione relativa alla legalizzazione del CBD, ossia del cannabidiolo, è tuttora ampiamente dibattuta. Intendiamoci, in Italia è consentito assumere questa sostanza nel rispetto di alcune specifiche norme, ma l'uso ricreativo della marijuana è proibito e soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa.

La situazione del nostro paese, ad ogni modo, non rispecchia quella del resto dell'Europa. In Olanda, com'è noto, la vendita della cannabis all'interno dei coffee shop viene considerato un fatto assolutamente normale, mentre in Spagna è addirittura consentito consumare l'erba nell'intimità della propria casa.

E, se ci spostiamo Oltreoceano, veniamo a scoprire che Joe Biden, il presidente degli Stati Uniti, ha deciso di concedere la grazia a tutte le persone condannate per il possesso di cannabis: una sostanza che, come lui stesso ha dichiarato, è sbagliato mettere sullo stesso piano dell'LDS e dell'eroina.

E l'Italia? Il nostro paese è ben lungi dal prendere decisioni di questo tipo, rientrando a tutti gli effetti tra le nazioni più “ostili” alla legalizzazione ufficiale del CBD. Ma cosa s'intende esattamente con questa espressione? E qual è, attualmente, la posizione italiana attuale? Cerchiamo di scoprirlo facendo un po' di chiarezza.

Cosa dice la legge italiana sulla marijuana

In Italia, esiste una legge ben precisa che consente l'uso di CBD, definito anche marijuana light. Si tratta del decreto legislativo n° 242/2016, con il quale è stata ufficialmente promossa la coltivazione, l'estrazione e la vendita del CBD in ambito industriale. Questo, tuttavia, a patto di rispettare delle norme molto rigide:

●       la commercializzazione del CBD è ammessa soltanto in determinati ambiti, come ad esempio, le creme, i prodotti alimentari, i materiali per la bioedilizia, ecc.;

●       il quantitativo di THC (tetraidrocannabinolo)  presente nei suddetti prodotti non deve superare lo 0,5%;

●       l'acquisto della cannabis ad uso terapeutico può essere effettuato esclusivamente in farmacia e dietro esplicita prescrizione medica.

Come puoi intuire tu stesso, pertanto, la commercializzazione della marijuana light è ancora soggetta a dei grossi limiti. Ciò nonostante, qualcosa si sta muovendo e il referendum proposto quest'anno ne è una chiara dimostrazione.

Prima di affrontare l'argomento, elencando i piccoli traguardi raggiunti nell'ottica della legalizzazione del CBD, è tuttavia opportuno fare un passo indietro, al fine di capire quando e come sono state introdotte le prime leggi italiane in favore di questa sostanza.

Quando è stato legalizzato il CBD in Italia

La già citata legge n°242 del 2016 è quella che ha ufficialmente concesso la coltivazione e la commercializzazione di prodotti a base di CBD (o marijuana light), stante il rispetto delle norme sopracitate. Per comprendere meglio quanto affermato da questo decreto, tuttavia, occorre effettuare una netta distinzione tra la cannabis legale e quella usata a fini terapeutici:

●       si definisce “cannabis legale” qualsiasi prodotto a base di CBD venduto in qualità di alimento, cosmetico e per blandi scopi medici. Nel caso di prodotti di questo tipo, infatti, la percentuale di THC presente non deve superare lo 0,5%;

●       si definisce “cannabis terapeutica” solo ed esclusivamente quella usata per scopi medici, come ad esempio per il trattamento di gravi e invalidanti malattie. In prodotti di questo tipo la percentuale di THC si aggira tra il 7 e il 22%, motivo per cui possono essere acquistati solo in farmacia e sotto prescrizione medica.

La legge italiana ammette quindi entrambe le tipologie di utilizzo ma, in seguito a una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 30 maggio 2019, sono stati introdotti ulteriori limiti o, per meglio dire, si è venuta a creare nuova confusione in una situazione già molto nebulosa di suo.

Nella legge in questione, infatti, si fa espressamente riferimento al “divieto di vendita e in genere di commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa, salvo che tali prodotti siano privi di efficacia drogante”: un passaggio che a molti non risulta chiaro, in quanto non si capisce se si voglia semplicemente confermare il rispetto del limite di THC già in vigore, o se l'intento sia invece quello di vietare espressamente il commercio dei derivati della pianta di cannabis, come oli, fiori, foglie ed estratti vari.

Da qui la necessità di reagire con pronte risposte legislative, come ad esempio il “Referendum Cannabis Legale” lanciato nel 2021, ma immediatamente respinto a causa del suo primo quesito, che era riferito agli stupefacenti in generale e non alla sola cannabis.

Anche in questo caso, tuttavia, ci sarebbe stata una cattiva comprensione del testo del referendum, e non deve quindi sorprendere il fatto che sia attualmente in discussione una proposta di legge, sottoscritta da ben 218 deputati, volta a mettere in atto un cambiamento significativo nel settore. Prima di entrare nello specifico di tale proposta, tuttavia, occorre però avere ben chiara un'importante differenza: quella che intercorre tra il CBD e la marijuana

Differenza tra marijuana e CBD

Quando si parla della differenza che intercorre tra la marijuana e il CBD ci si riferisce in realtà alla differenza tra due componenti fondamentali della cannabis: il CBD, appunto, e il THC. Quest'ultimo, infatti, altro non è se non il componente base della marijuana ed è proprio il suo quantitativo a delineare il confine tra ciò che è considerato legale e ciò che non lo è:

●       i prodotti a base di CBD normalmente commercializzati contengono, come si è detto, un quantitativo di THC che non va oltre lo 0,5%, motivo per cui rientrano nella sfera della cosiddetta “marijuana light”, ossia legale;

●       la marijuana illegale è invece quella che non si attiene a tale valore, ponendosi così in netto contrasto con la legge.

In realtà, abbiamo già ampiamente chiarito che è possibile fare uso di marijuana a scopo terapeutico, nel qual caso abbiamo a che fare con una quantità di THC nettamente superiore alla soglia prestabilita. Diversamente, tuttavia, non è possibile assumere questa sostanza a scopi ricreativi e il motivo è per l'appunto da attribuire ai diversi effetti che CBD e THC procurano all'organismo.

Mentre il primo interagisce in maniera positiva con il nostro sistema endocannabinoide, ripristinandone l'equilibrio e migliorando numerosi aspetti della nostra salute, sia a livello fisico che psicologico, il THC può agire pesantemente sulla psiche, procurando quello che viene comunemente definito “sballo”.

A livello pratico, si tratta di un esagerato senso di euforia associato a rilassamento, nonché a un aumento incontrollato del senso della fame, chiamato appunto “fame chimica”. Se assunto in quantità particolarmente elevate, tuttavia, il THC potrebbe causare anche depressione, paranoia e perfino allucinazioni. Ed è proprio questo il motivo per cui è stato dichiarato illegale, nonostante diversi studi abbiamo dimostrato la sua efficacia nel procurare un grande sollievo ai pazienti affetti da malattie croniche o patologie dolorose.

Ecco perché, riallacciandoci a quanto stavamo dicendo prima, l'attuale proposta di legge in discussione prevede, tra le varie possibilità, anche quella di coltivare la cannabis in casa, detenendone 15 grammi al massimo, da ridurre a 5 negli ambienti al di fuori delle mura domestiche.

Libera prescrizione della cannabis a scopo terapeutico

L'uso della cannabis per scopi terapeutici, in Italia, è ormai pratica legale sin dal 2007. La prescrizione avviene sotto stretto controllo medico e solo in presenza di patologie che ne richiedano effettivamente l'assunzione, come per esempio i disturbi cronici o quelli che causano forti dolori fisici.

Le persone che se ne soffrono sono dunque libere di rivolgersi al proprio medico di fiducia per farsi prescrivere la cannabis, pagando di tasca propria il farmaco in questione. L'ideale, tuttavia, sarebbe quello di farsi seguire da un professionista del settore: un medico che padroneggi la conoscenza della cannabis terapeutica e sia quindi in grado di stabilire una terapia mirata ed efficace.

Se l'obiettivo è invece quello di assumere questo tipo di sostanze in maniera totalmente libera e senza l'obbligo della prescrizione medica, l'alternativa è quella di acquistare direttamente prodotti a base di CBD che, come abbiamo visto, contengono THC in quantità molto modiche e rispettose della legge.

Quando si può parlare di prodotti al CBD legali?

Se sei interessato all'acquisto di prodotti a base di CBD, ma vuoi essere certo di agire nel rispetto della legge, devi sempre controllare il quantitativo di THC in essi presente. Le aziende serie, infatti, provvedono a indicarlo nell'elenco degli ingredienti, così da rassicurare i propri clienti circa l'effettiva legalità dei prodotti in vendita.

Quindi, nel momento in cui i tuoi prodotti a base di CBD contenessero un quantitativo di THC inferiore o pari allo 0,5%, puoi assumerli in tutta tranquillità, certo del fatto che non solo non stai violando alcuna legge, ma stai anche procurando benefici immensi al tuo organismo.

Oltre a questo, devi anche prestare attenzione a quello che compri, onde essere certo di dotarti dei prodotti giusti in base al disturbo/problema che desideri risolvere.

Esempi di prodotti al CBD legali

Tanto per farti un'idea, di seguito ti proponiamo un elenco di possibili prodotti a base di CBD che, se contengono una quantità di THC rispettosa dei limiti di legge, puoi tranquillamente acquistare senza alcuna prescrizione medica. In commercio puoi infatti trovare:

●       caramelle a base di CBD;

●       CBD in gocce per favorire il sonno;

●       CBD in capsule morbide;

●       creme per il corpo a base di CBD;

●       CBD per gli animali;

●       olio di CBD.

Quest'ultimo è probabilmente il formato più acquistato e diffuso in assoluto, in quanto rappresenta una sorta di “rimedio a 360°”: ideale tanto per la risoluzione dei disturbi fisici, quanto per la cura dei malesseri psicologici e neurologici. La sua assunzione, oltretutto, non richiede alcuna prescrizione medica, sebbene un consulto preventivo con il proprio dottore non guasti mai.

Come puoi vedere tu stesso, pertanto, il mondo dei prodotti a base di CBD è davvero grande e variegato, al punto che non avrai alcun problema a individuare il formato più adatto a te. Tutto questo certo del fatto di rispettare la legge, assumendo una sostanza in grado di assicurarti un gran numero di benefici.

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