A Sampeyre, capoluogo della valle Varaita, è quasi tutto pronto per la “Baìo”, che torna a celebrarsi dopo una pausa di sei anni, uno in più rispetto alla tradizionale cadenza quinquennale per via della pandemia.
Dopo la “chiamata” – avvenuta nel giorno dell’Epifania -, con tutto il corredo di cortei e grida per chiedere agli “Abà”, capi supremi, di consentire la festa, la prima giornata della rievocazione della cacciata dei Saraceni sarà domenica 5 febbraio.
Per capire il significato di questo evento che si tramanda da secoli abbiamo interpellato l’avvocato Gianpiero Boschero, il quale – domenica scorsa –, insieme al regista Fredo Valla, ha illustrato storia e peculiarità di questa che definisce “la più grande festa tradizionale delle Alpi, fra quelle autentiche”.
Avvocato Boschero, lei che a buon diritto è ritenuto uno dei massimi esperti, cosa ne pensa della disputa sorta a proposito della richiesta di partecipazione femminile alla Baìo di Sampeyre, seppur soltanto come suonatrici di violino?
“La norma della tradizione che riserva agli uomini molti ruoli delle Baìe, o Abbadie, è antichissima ed è del tutto “normale” nella cultura europea. Nel teatro degli antichi Greci, che raggiunse vette insuperabili, gli attori erano solo uomini. Così pure nel più modesto teatro romano e nel Medioevo. Verso il 1600, con la Commedia dell’Arte, si ebbero le prime attrici donne, ma ancora nel corso del 1700 i ruoli femminili nell’Opera lirica erano interpretati da uomini che erano stati evirati prima che la loro voce cambiasse. Dell’ultimo evirato cantore, Alessandro Moreschi, che esercitò nelle cappelle romane fino al 1913, abbiamo la sua voce. Fu registrata nel 1902-04 e si può ascoltare su Internet. Quindi non c’è nulla di strano in quella norma. Anche nella Chiesa Cattolica le donne non sono ammesse al sacerdozio e nessuno si stupisce e se ne preoccupa”.
Come tutte le vicende umane che vanno incontro ad evoluzioni, non ritiene che anche l’esclusione delle donne avrebbe potuto essere oggetto di un ripensamento?
“Le donne in realtà non sono affatto escluse dalla Baìe del comune di Sampeyre perché, oltre a cucire i vestiti e collaborare alla conservazione della tradizione (ma vi sono anche uomini che sanno tenere l’ago in mano), partecipano a pieno titoli ai balli ufficiali in piazza e ad altri momenti della festa. Nessun Abà aprirebbe le danze con un amico anziché con la moglie, la morosa o un’altra donna di famiglia. Ma non è così ovunque. Ad esempio, a Bagolino e Ponte Caffaro (Brescia), in una festa analoga, partecipano al ballo soltanto i ballerini vestiti in costume, che sono tutti rigorosamente uomini. A chiedere la grazia per il Tezourìe condannato a morte sono donne vere, salvo al Vila’, dove la grazia è chiesta dal personaggio della Vieio (vecchia)”.
Risulta che qualche eccezione ci sia già.
«Ogni Baìo è indipendente e sovrana. Alcune Baìe della Val Varaita, molto più piccole e meno strutturate di quelle di Sampeyre, hanno aperto le sfilate alle donne in epoche diverse… e con risultati diversi. Però, non vi è nessun obbligo, né dovere morale, per quelle di Sampeyre di fare lo stesso. E credo che sia l’ultima cosa a cui pensano le donne di Sampeyre, vista la bella lettera che a decine hanno sottoscritto sull’argomento e che io condivido. Se la Chiesa Cattolica in futuro vorrà far dire messa alle donne, sarà una decisione sua, non dovrà essere imposta o determinata da altri».
L’oggetto della contesa – se così la si poteva definire – riguardava in particolare il ruolo dei suonatori…
“I suonatori delle sfilate delle Baìe sono dei personaggi a pieno titolo. Il fatto che interpretino se stessi e non qualcun altro non è dirimente: anche gli Alum e i Tambourin, ad esempio, interpretano se stessi. La partecipazione alla festa, la scelta del personaggio da interpretare e la scelta del compagno con cui si fa coppia sono normalmente proposte dagli interessati, ma sono sempre vagliate e approvate (o meno) dagli Abà. La decisione degli Abà di Piasso di non ammettere delle donne a ricoprire il ruolo di suonatrici della Baìo è pertanto legittima e conforme alle norme della tradizione”.
La “chiamata” è un fatto che coinvolge l’intera comunità. È così?
“Esatto. La chiamata della Baìo, pur essendo strettamente connessa alla festa, ha una posizione un po’ diversa. Ne è prova il fatto che gli Abà alla richiesta di celebrare la Baìo potrebbero rispondere negativamente. In tal caso la festa non si svolgerebbe, non inizierebbe nemmeno. La chiamata è un momento molto libero e informale. Viene fatta da uomini e donne mescolati, principalmente al grido di “Baìo, Baìo!”. Gli strumenti musicali normalmente sono presenti, ma devono essere rispettosi: nel 1977 alcuni giovani di Piasso furono aspramente rimproverati dagli Abà del Chucheis perché arrivarono suonando dei bidoni di lamiera (latte dell’olio). Tuttavia questo piccolo incidente non ostacolò la decisione sullo svolgimento della festa”.
Sulla scorta dei suoi studi e delle sue ricerche storiche, a quali conclusioni è giunto?
“La tradizione (e persino le norme giuridiche scritte dei settori più diversi) non riesce quasi mai a prevedere tutte le decisioni che in concreto dovranno essere prese. Nel caso di donne suonatrici alla chiamata la tradizione appare bisognosa di una interpretazione integrativa, anche perché un tempo le donne suonatrici erano molto rare e il problema non si poneva. Anche in questo caso la decisione sulla presenza di donne suonatrici alla chiamata non può che essere rimessa agli Abà di ogni Baìo”.
Avvocato, un messaggio di augurio considerato si è ormai prossimi alla festa…
“La Baìo di Sampeyre, o meglio l’insieme delle Baìe, costituisce la più grande festa tradizionale della Alpi, ovviamente fra quelle autentiche. È costretta a vivere in un mondo molto diverso, che spesso non la capisce. Avrebbe delle buone ragioni per essere riconosciuta come parte del patrimonio immateriale dell’umanità (Unesco), ma è così gelosa della propria indipendenza che non ha iniziato la pratica. È preziosa per tutti ma è fragile. Trattiamola col massimo rispetto, affinché possa essere tramandata alle nuove generazioni nel modo migliore”.





