“Date parole al dolore: il dolore che non parla ordina al cuore sovraccarico di spezzarsi”. Lo scriveva William Shakespeare.
Lo ha ricordato lo scrittore torinese Massimo Tallone, presentando a una platea numerosissima, al Monastero della Stella di Saluzzo “I Fiordalisi del campo 46”, il libro d’esordio di Laura Battisti, probabilmente unico perché nato come testimonianza del suo dolore: "Come espulsione ragionata e meticolosa di un grumo intollerabile di dolore: quello di una madre che deve accettare la crudeltà assoluta di vedere suo figlio aggredito dalla sclerosi multipla”.
Pagine che diventano grammatica emotiva per un approccio alla disabilità, sulla linea guida del pensiero incisivo di Rita Levi di Montalcini: “Io non sono il corpo, sono la mente”.
Perché il libro? "Di fronte a una cosa così gigantesca, a quella diagnosi, scrivere per me è stato un dare la colpa a qualcuno, prendere a pugni la sofferenza, toccarla con mano, attraverso pagine 'confuse' piene di rabbia e angoscia. Uno stare dentro il dolore che la concentrazione per la sintassi assorbe e smantella temporaneamente.
“Non si accetta la malattia, ma ti abitui”. "Mio figlio non doveva vedere una madre piangente".
Pagine che sono rimaste per anni nel cassetto del suo piccolo scrittoio, ora raccolte nel libro pubblicato da Golem Edizioni di Torino e in vendita nelle librerie.
Un titolo evocativo per l’autrice “I fiordalisi sono il mio fiore preferito, sono i più belli – racconta Laura, che è nata e vive a Saluzzo, vedova a 47 anni con un figlio di 16 da aiutare a crescere in una quotidianità difficile, anche dal punto di vista economico. I fiordalisi hanno i petali frastagliati come gli arti dei ragazzi della sclerosi multipla e crescono ai bordi dei campi.
046 è il codice di esenzione identificativo della sclerosi multipla, la malattia degenerativa che ha colpito il figlio Michele all’età di 26 anni, a causa della quale lui perse tutto: un lavoro che faceva con interesse, la fidanzata che aveva da 5 anni, un alloggio che per via delle scale non poteva più abitare. Piombò di brutto in una condizione di smarrimento e profondo dolore.
L’emozione di scrittrice esordiente di fronte ad una platea numerosa si fa forte nel comunicare la finalità dello scritto, perseguita con la strategia di Pollicino: "lasciare, come briciole di pane, un cammino di piccole tracce per gli altri, per spianare un po’ di strada in questo campo 046".
Mi piacerebbe molto ci fosse nei reparti di neurologia degli ospedali, un opuscolo a disposizione delle famiglie e dei genitori che dia una informazione a 360 gradi sulla malattia, sullo stato della ricerca, sull’iter burocratico per l’esenzione che lascia sempre disorientati e anche un po’ di psicologia per aiutare questi ragazzi, che in quel periodo vorrebbero solo morire".
“ Non prendiamo il posto auto dei disabili”: Laura fa una vera e propria crociata sul tema: "anche a Saluzzo non mancano, manca il rispetto al divieto di usarli. Noi abbiamo la grande fortuna di poter camminare. Prendere quel posto riservato magari per noi significa risparmiare 5 minuti di tempo. Per loro significa autonomia di guidare, di raggiungere il posto di lavoro o prendere un caffè.
In alcune città ho visto cartelli con una frase terribile, ma molto efficace” Vuoi il mio posto, prenditi anche la mia disabilità”.
Un libro serve anche a sollevare problemi e sollecitare.
E, allora Laura centralizza un altro momento che l’ha vista soffrire con Michele, portandolo alla condivisione dei presenti:la composizione delle Commissioni ASL per l'accertamento dell'invalidità civile e dell'handicap. “Perché non potrebbe essere solo il medico di base che questi ragazzi li segue e li conosce bene. Non è un piacere per loro andare davanti ad una commissione che li scruta, loro a che a 30 anni, come suo figlio Michele, (ora con un impiego part-time all’Asl di Cuneo) vorrebbero solo poter lavorare, come tutti gli altri.
Un lungo elenco di grazie per tanti gesti di sensibilità che l’hanno aiutata: dal reparto di Neurologia di Savigliano, ai familiari, alle amiche Terry Lingua e Giuliana Rivoira, alla Fidapa presieduta da Barbara Orusa, all’editore Golem e altri ancora, hanno chiuso la serata.











