Secondo il think tank Bruegel, considerato uno dei più autorevoli gruppi di analisti economici europei, il costo della guerra in Ucraina nel 2022 per il vecchio continente è stato pari a circa 175 miliardi di euro, ovvero l’1% del GDP dell’intera area euro. Una situazione aggravata, come si sa, dall’aumento del prezzo dell’energia, particolarmente pesante in alcuni Paesi, a cui numerosi governi hanno saputo far fronte solo con misure emergenziali. Per avere una visione completa della situazione, e per capire cosa potrebbe accadere nel corso del 2023, abbiamo incontrato Ermanno Traverso, founder e CEO di Energreen, considerato uno dei massimi esperti europei in tema di energie rinnovabili.
Da un punto di vista europeo, che impatto ha avuto la guerra in Ucraina sulla tenuta della UE?
L’Europa sta pagando un costo altissimo a causa della guerra in Ucraina: basta leggere la pagina economica di un qualunque quotidiano europeo per rendersene conto. Tuttavia, a livello politico, la guerra è servita a dimostrare che quando l’Europa si muove unita, allora è in grado di sedersi al tavolo delle superpotenze. Quando invece si divide, e gli Stati si muovono ognuno per conto proprio, come abbiamo visto fare in tema di approvvigionamento energetico, cominciano i problemi.
Serve al più presto una politica energetica comune: solo così l’Unione Europea riuscirà a non finire stritolata nella partita tra Stati Uniti e Cina.
Come vede il futuro di Putin e della Russia?
A prescindere da come e da quando la guerra finirà, per Putin sarà una debacle. Sia dal punto di vista dell’immagine internazionale, ormai compromessa, sia da quello economico. Il suo tentativo di diventare un partner di peso di un’ipotetica alleanza con Cina e India in grado di rivaleggiare con l’Occidente è fallito: la Russia ha davanti a sé anni, e forse decenni, estremamente difficili.
Come deve essere affrontato, secondo lei, l’aumento del costo dell’energia da parte dei Governi Europei?
Il prezzo medio dell’energia è destinato ad aumentare in maniera stabile a prescindere dalla risoluzione del conflitto in Ucraina. A livello politico va affrontato con un grande un intervento a favore delle energie rinnovabili, che coinvolga tutti i Paesi europei, e sono cosi in un futuro non troppo lontano ci sarà un impatto positivo sul prezzo dell’energia.
La guerra secondo lei la guerra finirà con l’accelerare la transizione energetica?
Quello del cambiamento climatico, e della necessaria transizione energetica, è senza dubbio la questione fondamentale di questo secolo. La guerra porta recessione e la recessione non è mai un fattore di progresso; credo, tuttavia, che la guerra abbia dimostrato anche agli scettici che sulle rinnovabili non possiamo più perdere altro tempo.
Secondo lei, il fatto che Cina e India non abbiano partecipato alla recente conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP27) rende queste tipo di conferenze sostanzialmente inutili?
Se è vero che un maggior coinvolgimento di queste due super-potenze sarebbe auspicabile, queste considerazioni sono a mio parere eccessivamente critiche.
Vigilando su etica del lavoro, controllo delle emissioni e impatto ambientale, e attraverso la politica delle certificazioni green dei prodotti energetici, Usa, Europa e Giappone sono riuscite lo stesso, negli anni, ad ottenere cambiamenti sensibili.
Da anni, in Occidente può essere scambiata solo energia prodotta secondo parametri rispettosi dell’ambiente e della persona: e questo ha fatto sì che anche Cina e India siano state comunque obbligate a adeguarsi per non perdere mercati decisivi.
Può fare un esempio concreto?
Se un produttore di prodotti minerari come rame e cobalto per esempio, inquinano le falde acquifere di un paese africano, e per questo non ottiene le necessarie certificazioni, questi semi lavorati diventano non potranno essere venduti ai produttori internazionali, Europei, US e Giapponesi, per essere utilizzato nella transizione energetica Ecco che il produttore di materie prime semi lavorati si vede allora costretto a rivedere la filiera produttiva, e a metterla a norma, se vuole essere in grado di realizzare un profitto.
Tutto è migliorabile: ma, soprattutto se ci mettiamo nell’ottica dei paesi in via di sviluppo ricchi di risorse naturali, la politica delle certificazioni imposta dalle Cop ha radicalmente migliorato la dignità dei lavoratori, il livello di inquinamento ambientale e la vita delle persone, e questo è parte dell’impatto socio economico della transizione energetica.
Cosa ne pensa delle recenti proteste messe in atto nei musei, l’imbrattamento di opere d’arte, seppur con vernice lavabile, per protestare contro il cambiamento climatico?
Credo che iniziative di questo tipo servano solo all’ego di chi le mette in pratica, ma non cambino di una virgola la sostanza del problema.





