Il bovesano Giacomo Bisotto, che ha scelto di farsi chiamare «GEC» (come da soprannome di quando era ancora più giovane), trapiantato a Torino per far professione del suo amore per l’arte, continua la sua attività sia con le iniziative nello studio che condivide in Via Po, sia proseguendo con «istallazioni» viarie.
Una di queste ha dimostrato come la sua arte (ispirata alla creatività di murales nordamericani) davvero sia apprezzata, vada "a ruba".
Son, infatti stati sottratti, dopo pochi giorni dal collocamento, i suoi "Fiori telecamere", in largo Cibrario a Torino, zona San Donato: tre grandi fiori, rosso, giallo e blu, in una aiuola.
Sparito anche "Sistema floreale di videosorveglianza", opera per colorare la piazza e aiutare a riflettere sul tempo che stiamo vivendo, sulla sicurezza e sul videocontrollo delle nostre città. La tecnologia ha reso gradevole la nostra schiavitù.
Son spariti, uno dopo l’altro, in nemmeno una settimana. L’artista non ne ha "fatto malattia", facendo notare che la vita di un’opera d’arte si sviluppa autonoma e vive un suo percorso, dopo essere stata istallata o venduta, non è più dell’artista
Qualche tempo fa facemmo notare a Sandro Dutto, scultore fontanellese residente nel Vallone dei Cerati, che alcune suo opere in legno, alla pioggia, stavano deteriorandosi. Lui rispose che il tempo le completa semplicemente.
Insomma, per dirla alla «GEC» si può parlare di «deterioramento e fascino dell’effimero», di un «espropriarsi» dell’artista...





