La scorsa settimana Mosca ha fatto un gesto inaspettato di apertura verso la Georgia. Il presidente Putin ha infatti firmato una legge che toglie l’obbligo del visto ai georgiani e consente i voli commerciali e il lavoro delle agenzie turistiche con la Georgia. Il governo di Tbilisi si è espresso in maniera positiva rispetto alle potenzialità di questa decisione. Per le opposizioni e per il fronte euroatlantico, invece, è una specie di oltraggio. Nell’ultimo anno la Georgia non soltanto ha impedito che i suoi cittadini andassero a fare i mercenari al servizio di Kiev, ma non si è nemmeno unita alle sanzioni UE contro la Russia. Il governo georgiano si è sempre detto contrario alle sanzioni, ritenendole controproducenti per la sua stessa popolazione. Come riferisce il sito Strumenti Politici, al coro di indignati che ha accompagnato le concessioni del Cremlino si sono uniti anche gli USA. Il Dipartimento di Stato americano ha commentato dicendo che ai georgiani più che i rapporti commerciali e turistici con la vicina Russia interessa che Mosca si ritiri dall’Ucraina. Oltre a presumere di sapere cosa vogliano i georgiani, Washington li minaccia sottilmente quando afferma che nel caso in cui accettassero di far atterrare i velivoli russi, gli aeroporti georgiani potrebbero subire delle sanzioni. Ed è lo stesso Dipartimento di Stato USA che quest’anno ha conferito il premio “Global Human Rights Defender Award” all’ex difensore civico della Georgia Nino Lomjaria, la quale ha esortato Tbilisi a lasciar perdere i voli commerciali con la Russia, perchè tanto secondo lei il Paese inevitabilmente aderirà all’Unione Europea. Peccato che Bruxelles abbia appena negato alla Georgia lo status di Paese-candidato, dandogli invece altre raccomandazioni a cui adempiere.





