Roberto Calderoli ha fatto dell’autonomia differenziata tra le Regioni una questione, oltre che prioritaria per il suo partito (la Lega) al tavolo del governo, una sfida quasi personale. Le agenzie di stampa rilanciano in queste ore le dichiarazioni del ministro per gli Affari Regionali che, dopo il matrimonio con l’eurodeputata Gianna Gancia, può a buon diritto considerarsi “cuneese d’adozione”.
“Se l’autonomia differenziata si blocca, lascio la politica. E lo faccio davvero, non come Renzi".
Quasi una minaccia quella di Calderoli, fatta probabilmente per alzare la posta mentre la premier, Giorgia Meloni, ha spostato l’attenzione verso il presidenzialismo non essendo il tema “autonomia” – come noto – particolarmente nelle corde di Fratelli d’Italia.
“Le riforme costituzionali, tutte, – aggiunge - non sono di Meloni e basta, ma di tutto il centrodestra. E tra queste c’è sia l’autonomia differenziata che il presidenzialismo o forme simili. Devono entrambe arrivare a conclusione entro la fine della legislatura. Non sono in concorrenza. Anzi, il progetto rappresenta l'attuazione della Costituzione già in vigore".
“L’autonomia differenziata – ha puntualizzato - non si sta affatto arenando. Dobbiamo considerare i Livelli essenziali di assistenza (Lep), che colpevolmente dalla riforma del centrosinistra del Titolo V della Costituzione del 2001 nessuno ha mai scritto, indipendentemente dall’autonomia differenziata. Significa – ha spiegato Calderoli al quotidiano La Repubblica - che un cittadino di Bolzano e uno di Reggio Calabria devono avere gli stessi diritti a fronte delle tasse che entrambi pagano. In parallelo – ha aggiunto - entro fine anno ci sarà la legge di attuazione dell'autonomia”.
Il percorso- o meglio sarebbe dire la negoziazione - tra lo Stato e le Regioni dovrebbe arrivare ad avere un primo sbocco già nel 2024, per arrivare a pieno compimento a fine legislatura”.
È appena il caso di ricordare che si tratta di un percorso disseminato di ostacoli, non solo per l’intransigenza delle opposizioni, in particolare Pd e Movimento 5 Stelle, ma anche perché tra le forze di centrodestra di maggioranza, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, non c’è, sul tema, unanimità di vedute.





