Dite che ci sia bisogno di presentazioni? Stiamo parlando di Luca Pappagallo! Non è solo un grande appassionato di cucina, ma anche una star della tv. Insomma, chi segue Food Network sul canale 33… Ok, inutile dilungarci troppo, limitiamoci ai fondamentali.
Classe 1964, Luca Pappagallo è tra i più seguiti e amati cuochi del web: i like fioccano mentre spadella dalla sua casa di Arcidosso, in provincia di Grosseto. Segni particolari: una faccina sorridente che vale mille parole.
Pioniere della rete con il sito Cookaround, pubblica online (dal 1999!) ricette di ogni tipo (regionali, tradizionali, esotiche) e nel 2019 nasce Casa Pappagallo, canale YouTube/Facebook e Instagram, che in un paio d’anni conquista migliaia di followers.
Per non farsi mancare nulla, nel 2021 ha dato alle stampe il suo primo libro di ricette, “Benvenuti a Casa Pappagallo” (Vallardi) e l’anno scorso, il secondo “Tutti i sapori di casa Pappagallo. Ricette golose e sorprendenti per la gioia degli occhi e del palato”, sempre con Vallardi. E se, una volta cucinate tutte, avrete ancora voglia di sperimentare, potrete sempre collegarvi al sito www.cookaround.com e ricominciare da capo (buona… cottura!).
La premessa era necessaria per prepararvi alla nostra intervista a Luca Pappagallo che abbiamo incontrato nell’antica trattoria e pizzeria “Da Donato”, a Napoli, per due chiacchiere sul passato, sul presente e, chiaro, sul futuro. Ci diamo del tu.
Luca, com’è nata la tua passione per la cucina?
«In un modo molto banale. È nata guardando, ma prima ancora mangiando, perché mi piace molto mangiare, già da quando ero piccolino, anche se ho gusti un po’ selettivi. E poi perché ho la fortuna di avere una famiglia splendida, che ha sempre amato la cucina in tutte le sue sfaccettature».
Qual è la cucina che ti dà più soddisfazione?
«Non c’è una cucina che mi dà più soddisfazione, ma ci sono dei piatti che mi danno più soddisfazione. Mi piace cucinare, ad esempio, i risotti, perché il risotto mi rilassa. Sembra una cosa buffa, ma quel tempo che passa, piano piano e vedere il riso che cresce, che prende profumo mi affascina. Infatti, quando riprendo a cucinare, normalmente riparto sempre da un risotto. E poi in Italia abbiamo la fortuna incredibile di avere delle varietà di riso che sono strepitose, stre-pi-to-se».
C’è qualche piatto che non ti è riuscito?
«In realtà sono una persona molto testona, perciò se un piatto non mi riesce, lo riprovo finché non viene bene. Uno di questi è la tortillas di patate spagnola. Non mi veniva e avrò provato tre, quattro, cinque volte, fino a quando ho trovato - guarda anche la forza della rete - un video di una signora, fatto in modo casalingo con il cellulare, che spiegava il segreto. E il segreto sta nel fatto che le patate vanno fritte a bassa temperatura, poi si scola l’olio e da lì mi è venuta una tortillas di patate strepitosa».
Il piatto che cucini, lo testi prima tu, o lo fai testare a qualcun altro?
«Io sono quello che assaggia, l’assaggiatore ufficiale che si vede. Poi, a telecamere spente c’è sempre il giro di tutti noi del programma, ma proprio tutti, che sia l’operatore, la persona che cura le luci, l’audio. E poi ognuno esprime il proprio pensiero. La cucina, però, è qualcosa di estremamente soggettivo: non è detto che quello che può piacere a me, piaccia a te. Quindi alla fine faccio una sintesi e quello che vedete pubblicato è ciò che esce da questa sintesi, ma il 99% delle volte sono io che decido se un piatto mi piace o meno. E un piatto può essere anche la cosa più semplice possibile, come un piatto di pasta con la ricotta».
Parlando di semplicità, che ci dici della ricetta dell’acquacotta?
«È un piatto straordinario, che non si fa con l’acqua di mare, come forse ha pensato erroneamente qualcuno. L’acquacotta è l’italianità che in questo caso è geograficamente localizzata in Toscana. Si tratta di acqua in cui veniva buttato dentro qualcosa per dare un po’ di sapore e pane secco, originata da persone che andavano a lavorare nelle vigne e nei campi. Quella è la base del piatto che è arrivata a noi oggi. Poi noi l’abbiamo raffinata, migliorata, ingentilita, abbiamo aggiunto l’uovo, il parmigiano, però la base rimane sedano, cipolla e pomodoro».
Perciò prediligi una cucina più semplice rispetto ad una più elaborata?
«Tendenzialmente sì, nel senso che se devo fare una scelta e mi chiedi che cosa butterei giù dalla torre, rispondo che butto giù la cucina complicata e mi tengo la cucina semplice. Però la cucina è bella, perché ogni tanto mi viene voglia di passare due giorni a preparare Boeuf bourguignon. La cucina è tutto, è un po’ e un po’».
Boeuf bourguignon, viene fame solo a dirlo, ce ne vuoi parlare?
«Boeuf bourguignon è un piatto iconico della cucina francese, reso ancora più famoso da Giulia Child, un’americana che aveva frequentato la celebre scuola Cordon Bleu in Francia negli anni Cinquanta, per poi dare inizio alla professione che in realtà sto facendo anch’io e che è quella di portare la cucina in tv. In merito, è stato fatto un film che si intitola Julie & Julia (film del 2009 scritto e diretto da Nora Ephron con Amy Adams e Meryl Streep, tratto dai libri Julie & Julia. 365 giorni, 524 ricette, una piccola cucina di Julie Powell e My Life in France di Julia Child e Alex Prud'homme, ndr) e che consiglio di vedere, dove si parla proprio di Giulia Child, un personaggio bellissimo ed interessantissimo».
Tre ingredienti che non possono mancare in cucina?
«Amore, passione e voglia di condivisione, che non sono ingredienti, ma stati d’animo».
Il tuo piatto preferito?
«Spaghetti al pomodoro».
Se Napoli fosse un piatto quale sarebbe?
«Spaghetti al pomodoro».
E se Bra fosse un piatto?
«Conosco Bra, famosa per la salsiccia o per il formaggio, ma per assurdo, ti dico un piatto di cozze con santoreggia, perché l’ho mangiato solamente lì, in occasione della tre giorni di Cheese in cui mi sono lasciato conquistare dal gusto».
Se dovessi cucinare un piatto per papa Francesco, quale sceglieresti?
«Pappa al pomodoro».
Progetti futuri?
«Continuare quello che si sta facendo. Ho terminato il terzo libro che uscirà ad ottobre e principalmente apriremo ancora di più alle dirette, perché abbiamo rifatto lo studio per ospitare le persone durante il programma, quindi io cucinerò in diretta e ci saranno persone che assisteranno alla trasmissione, persone che possono arrivare da tutte le parti».
Un consiglio ai giovani che guardano in tv le trasmissioni di cucina e sognano un futuro in questo settore?
«Siate curiosi».
Un saluto al Caffè Letterario di Bra?
«Carissimo Caffè Letterario di Bra, un grandissimo, enorme saluto da parte mia… da Napoli!».





