Schegge di Luce - 13 agosto 2023, 08:50

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi delle Sorelle Clarisse di Bra

Commento del Vangelo del 13 agosto, XIX domenica del tempo ordinario

Le Sorelle Clarisse di Bra con padre Sergio Spiga

Le Sorelle Clarisse di Bra con padre Sergio Spiga

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!» (Mt 14,22-33).

Oggi, 13 agosto, la Chiesa giunge alla XIX domenica del tempo ordinario (anno A, colore liturgico verde). A commentare il Vangelo della Santa Messa sono le Sorelle Clarisse di Bra.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella loro riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

La paura è nemica della fede e la fede è l’unico antidoto alla paura: questo è, in estrema sintesi, il messaggio delle letture di questa domenica.  Avere paura è naturale e anche utile per salvaguardare se stessi e gli altri in caso di pericolo. Gesù non condanna la paura: ci invita, però, a non lasciarci sommergere, soffocare o paralizzare da essa; a non nutrirla di pensieri che la rendano padrona della nostra vita, delle nostre scelte; a non lottare, quando siamo nella tempesta, come eroi che contano sulle sole proprie forze. La paura ci fa scordare che Dio è con noi sempre, che la nostra mano è nella Sua: alleniamoci, come Pietro, a vincere il dubbio dell’assenza di Dio nei momenti difficili; impariamo, fidandoci della Sua presenza, a “camminare sulle acque” delle nostre paure.

Ognuno di noi ha vissuto o sta vivendo le proprie “tempeste”: le onde della vita si agitano, perdiamo il controllo degli eventi, persone e situazioni si mettono di traverso rispetto al corso normale della vita, a ciò che ci attendevamo, alla pace e alla felicità alle quali tutti aspiriamo. La paura che tutto sia perduto e il dubbio che Dio davvero esista e sia coinvolto nella nostra vita sono più forti quando ci sentiamo colpiti da un’ingiustizia grave, inaspettata, sproporzionata…

Ascoltando tante storie di sofferenza, di malattia, lutti…, la reazione istintiva, naturale, può essere quella di sentire Dio lontano, “chiuso” nel Suo cielo, come Gesù che, all’inizio del Vangelo di oggi, si ritira solo in preghiera, lasciando che ai discepoli, sulla barca ed a molte miglia dalla riva, manchi letteralmente la terra sotto i piedi.

Nei momenti di panico il Signore si trasforma in un fantasma, in un’entità lontana. Qualche capitolo prima (cfr. Mt 10, 28) Gesù dice: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo». Quando l’anima è “allenata” alla preghiera, alla fiducia e confidenza in Dio, alla consegna di tutta la vita nelle sue mani (famiglia, lavoro, amore, figli, amicizie…), non anneghiamo più nelle nostre paure. La “brezza leggera” della presenza di Dio diventa via via più forte in noi di qualsiasi vento contrario; la presa della mano di Gesù ci tiene a galla, a dispetto di qualunque schiaffo della vita.

Il Signore, come scrive san Paolo nella lettera ai Romani, si fa sempre “anàtema” per noi, pur di salvarci: l’anàtema è colui che si espone per amore nostro, tanto da metterci la faccia e addirittura perderla, come il Figlio di Dio crocifisso da comune delinquente per assorbire tutto il male dell’uomo e darci in cambio lo Spirito di Dio, il vero nutrimento della vita interiore.

Silvia Gullino

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU