Con il libro “Il Buco di Viso. Per orizzonte le Alpi, per confine il cielo”, scritto da Sergio Beccio, il lettore farà un viaggio nella storia e nella natura dell'antica galleria alpina, capolavoro d’ingegneria dell’epoca, fatta costruire oltre cinque secoli fa dal Marchese di Saluzzo Ludovico II per facilitare il commercio con la Francia. Oggi la piccola galleria sotto il Monviso è percorribile a piedi, dopo la riapertura avvenuta nell’ottobre del 2014.
Il libro edito da Fusta sarà presentato domani 19 agosto alle 21 a Crissolo, in alta Valle Po, nella sala delle Guide Alpine, sul piazzale della seggiovia. Ingresso libero. L’autore Sergio Beccio dialogherà con Gian Antonio Gilli, sociologo, e Giorgio Di Francesco, storico. I due studiosi ripercorreranno con l’autore la storia del primo traforo delle Alpi.
Parteciperà alla presentazione anche lo scultore paesanese Michelangelo Tallone che ha realizzato, tra le sue ultime opere, la scultura intitolata “Oltre” installata sulla rotonda di ingresso a Paesana.
Originario di Torino, da anni Sergio Beccio vive a Paesana in passato ha lavorato nell’ambito dell’automotive e dell’industrial design per l’Italdesign di Giorgetto Giugiaro, la Bertone, la Pininfarina, la FIAT-Abarth, l’Alfa Romeo, la Ferrari, la Maserati, l’Osella. È stato il primo presidente del Sistema delle aree protette del fiume Po, tratto cuneese, Ente strumentale della Regione Piemonte, Presidente dell’Istituto superiore di cultura alpina (Isca) associazione culturale che ha sede ad Ostana. Fotografo per passione della montagna cuneese, è stato curatore di diverse mostre fotografiche sulla Storia della strada militare Crissolo-Pian del Re, la Storia di Alessandra Boarelli prima donna a scalare il Monviso e diverse mostre sull’architettura alpina.
Come mai ha deciso di scrivere questo libro sul Buco di Viso?
“È sempre un fatto importante scrivere un libro (sia in formato digitale o su carta stampata) perché conserva la memoria di avvenimenti, date, luoghi e racconti che costruiscono l’immaginario collettivo e la raccolta di conoscenze della comunità.
I libri possono essere belli da leggere, da sfogliare o sentirne il profumo ma non sempre, a volte, sono perfetti e possono perciò essere criticabili, ma questo fa parte del gioco, della dialettica, del procedere verso il progresso: apprezzando o criticando un libro si fa sentire la propria voce o la propria idea in sintonia o in contrasto con le ragioni dell’autore ma è sempre un nuovo irrinunciabile arricchimento.
Con questo volume più che autore in realtà mi sento un assemblatore di ricerche, di idee, di immagini che raccontano una lontana storia che tuttavia è fortemente evocativa della contemporaneità: occorre varcare le frontiere, 'andare oltre', come suggerisce lo scultore paesanese Michelangelo Tallone, oltre le barriere fisiche e sociali, oltre l’ignoranza e i nazionalismi, specialmente in questo momento di guerre pericolose ed inquietanti che si combattono in così tante parti del mondo sulla pelle della gente”.
Cosa rappresenta oggi il primo traforo delle Alpi costruito 500 anni fa?
“Quale simbolo migliore di connessione tra i popoli possono essere i colli alpini o questo antico traforo nato per il commercio, per l’emigrazione ed i ritorni delle nostre genti, per scopi militari, ma anche stimolo di rapporti culturali e fratellanza di lingue e di popoli. A mio avviso il Buco di Viso deve diventare un simbolo di pace e di fratellanza, di comprensione: questo è il compito che spetta alla politica nel nome di una nuova visione dell’Europa e dei rapporti tra le sue genti”.
Nel libro parla della storia dal Rinascimento fino ad oggi. Può essere utile, oltre che ai turisti, anche alla formazione degli operatori locali?
"Sì, il volume sintetizza temi che svolgendosi nella Storia, dal Rinascimento ad oggi, ci portano fino alla contemporaneità.
Sono temi che possono diventare importanti per un nuovo turismo della conoscenza dove i territori vanno apprezzati sicuramente per i paesaggi, gli infiniti sentieri, la gastronomia e le loro grandi e piccole storie ma anche per i racconti che li sappiano descrivere.
Occorre formare operatori turistici che sappiano raccontare pienamente queste nostre Alpi e allora anche il volume può diventare uno strumento di lavoro per gli operatori locali. Stupisce quanti scrittori, scienziati, storici, poeti e alpinisti abbiano scritto, in ogni tempo, del Monviso, delle sorgenti del Po e del Buco di Viso. Saper raccontare la storia di questi luoghi può sicuramente costituire motivo di interesse per il nuovo turismo, anche internazionale, che sta interessandosi ai nostri territori”.
Chi ha collaborato con lei alla realizzazione del libro?
“Questo volume è in sostanza l’avvio di una ricerca che potrà anche essere approfondita con ulteriori ritrovamenti e meglio delineare questo racconto che rappresenta un tassello della storia ai piedi della montagna che è stata il nostro passato, è il nostro presente, ma che sarà, inevitabilmente, un pezzo importante del nostro futuro: il Monviso, montagna simbolo del Piemonte ed irrinunciabile meraviglia della Natura (con le sorgenti del Po) e il Parco del Monviso.
Per questa opportunità che mi è stata data voglio ringraziare l’editore Paolo Fusta, il Parco del Monviso, l’Unione dei Comuni del Monviso che hanno voluto pubblicare questo libro e ricordare che nel volume ci sono gli irrinunciabili interventi del sociologo Gian Antonio Gilli e dello storico Giorgio Di Francesco, le immagini di Stefano Beccio e Davide Giordano e i documenti d’archivio del Museo Montagna e della Biblioteca Nazionale del CAI di Torino, della Deputazione Subalpina di Storia Patria di Torino, della famiglia Aliprandi (per la cartografia storica), del Sistema delle aree protette del Monviso. Un lavoro globale che spero possa essere apprezzato dalle Comunità locali e da chi ama questo territorio”.





