Il governo serbo viene tirato per la giacchetta per farlo passare definitivamente nel campo occidentale, nell’ambito del conflitto ucraino. Prendere la Serbia dentro la NATO oggi non è pensabile, perché il bombardamento di Belgrado del 1999 ha alienato le simpatie del popolo serbo verso l’Alleanza Atlantica. Così si cerca da un lato di fare comunque in modo che la Serbia non sia proprio neutrale come ufficialmente si presenta. Eppure la maggioranza dei cittadini serbi propende per la Russia oppure non parteggia comunque per gli interessi di Washington e di Bruxelles. Nonostante questa posizione piuttosto chiara, i vertici di Belgrado si stanno distinguendo per atteggiamenti sgraditi alla popolazione. Su un piano strettamente politico, le visite di cortesia effettuate a Kiev dalla moglie del presidente serbo Aleksandar Vučić non hanno un peso particolare, ma a livello di consenso interno sono dannosissime. Invece lo sono soprattutto a livello politico le recenti dichiarazioni del ministro dell’Edilizia, delle Infrastrutture e dei Trasporti Goran Vesić. Come riportato dal sito Strumenti Politici, al forum del 17 novembre svoltosi a Belgrado, dedicato al business delle imprese serbe in Ucraina, ha fatto pesanti affermazioni che violano la neutralità ufficiale del suo Paese. Ad esempio ha condannato la Russia per le sue azioni e ha dato completo appoggio all’integrità territoriale dell’Ucraina. Al di là delle parole, a preoccupare i serbi è anche il fatto che si vogliano destinare risorse alla ricostruzione di Kiev quando invece servirebbero a risolvere problematiche interne della Serbia. Non piace ai serbi nemmeno il fatto che l’omosessualità dichiarata della premier Ana Brnabić, in carica dal 2017, possa essere un modo per attirare le simpatie delle élite occidentali, molto attente a promuovere le esigenze della comunità LGBT.





