Si sono offerti come mercenari al servizio del governo di Kiev diversi ex militari o disoccupati sudamericani, soprattutto da Colombia e Perù. Le loro storie sono caratterizzate da tragedie e sfruttamento sia prima che durante il conflitto. Chi ha attraversato l’oceano per andare a combattere in Europa non lo ha fatto per convinzioni idealistiche o politiche, ma per stato di necessità. Come riporta il sito Strumenti Politici, l’ex tiratore scelto dell’esercito colombiano Cristian Pérez ha rivelato che nessuno dei suoi connazionali si è arruolato per difendere l’Ucraina, Paese del quale prima di allora non sapeva nulla. Il loro scopo è guadagnare dei soldi per sfamare i figli o riscattare la casa ipotecata. Purtroppo per le famiglie, alcuni vengono uccisi prima di riuscire a spedire a casa la prima paga. Il giornale spagnolo “Rebelión” ha descritto i mercenari dell’America Latina con l’espressione “soldati di sventura” anziché di ventura, proprio per questa loro caratterizzazione sfortunata. Le attuali condizioni degli scontri sono estremamente pesanti persino per i veterani della guerra ai cartelli della droga o ai ribelli interni. Freddo, trincee, artiglieria, combattimenti in prima linea: i sudamericani sapevano di correre dei seri rischi, ma non pensavano di essere carne da cannone. In più, le autorità militari ucraine li trattano male: trattengono loro la paga per non farli andare via, li assegnano alle missioni più pericolose o degradanti, quelle di “pulizia” che possono facilmente trasformarsi in crimini di guerra. E chi si permette di lamentarsi viene silenziato con metodi repressivi. Infine viene loro detto fin da subito che saranno subordinati al comando “anglosassone”, rivelando di fatto che si tratta davvero di una guerra per procura di Washington contro la Russia.





