Attualità - 15 febbraio 2024, 07:11

Cuneo e Tettoia Vinaj: come si recuperano gli oltre 900mila euro mancanti?

Secondo quanto rilevato da alcuni gruppi di minoranza la sentenza di primo grado non permetterebbe la richiesta di adempimento di quanto non pagato a risoluzione del contratto avvenuto. Inoltre, l’immobile dovrebbe essere restituito “libero da cose e persone”

Il municipio di Cuneo

Il municipio di Cuneo

“Affaire” Tettoia Vinaj: la lettura della sentenza comminata all’inizio del mese corrente dal Tribunale di Cuneo – almeno dal punto di vista di parte della minoranza in Consiglio comunale – più che fare chiarezza complica ulteriormente le cose. Tanto da rendere inevitabile la presentazione di una mozione d’indirizzo sul tema, che verrà affrontata nel corso dell’assise cittadina in programma per fine febbraio.

Quell’immobile da restituire “subito e libero da cose e persone”

Com’è noto il contenzioso civile tra il Comune capoluogo e la Tettoia Vinaj Srl – gestore dell’immobile ubicata in piazza Foro Boario, che ospita il ben conosciuto Open Baladin – ha raggiunto un primo punto con la sentenza di primo grado.

Secondo quanto riportato nella mozione d’indirizzo – presentata dai gruppi degli Indipendenti, Cuneo per i Beni Comuni e Cuneo Mia - l’ente pubblico, che ha intentato la causa nel corso 2021 cercando l’accertamento dell’inadempienza da parte della Tettoia Vinaj Srl, la risoluzione del contratto, la restituzione dell’unità immobiliare e il pagamento degli importi dei canoni scaduti sin dal 2015 e degli oneri di monetizzazione dei parcheggi, si è visto accolto nelle istanze relative alla risoluzione del contratto e al rilascio dell’immobile alla disponibilità comunale (da attuarsi immediatamente e in una situazione di totale libertà da persone e cose, fatto che inevitabilmente getta delle ombre sul presente e sul futuro prossimo dell’esercizio attualmente ospitato). Ma, allo stesso tempo, la  richiesta di pagamento dei canoni scaduti, dei canoni che matureranno e degli oneri di monetizzazione dei parcheggi è stata ritenuta inammissibile.

Lo spettro della perdita di un milione di euro

La ragione è da ricercarsi nel fatto che, da norma,  si possa richiedere o l’adempimento degli oneri contrattuali o la sua risoluzione: le due istanze non possono essere contestuali (altrimenti, a rigor di logica, al perfezionarsi di una l’altra andrebbe a decadere) e quindi una volta domandata la risoluzione del contratto non è più possibile richiedere il pagamento di quanto dovuto.

Le domande proposte dal Comune non sono apparse coerenti – spiegano i consiglieri comunali firmatari - , ma non appare nemmeno sensato buttarsi in un appello contro una sentenza del genere, cosa che potrebbe comportare spese legali ulteriori e ulteriori costi a carico della Civica Amministrazione”.

Cosa fare, quindi? La mozione d’indirizzo si propone di impegnare la sindaca alla convocazione delle Commissioni consiliari coinvolte, allo scopo di ideare una strategia per scongiurare l’ipotesi di perdita del denaro derivante dai canoni scaduti, quelli che matureranno e gli oneri di monetizzazione dei parcheggi (circa un milione di euro in totale).

Simone Giraudi

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