“Nel Consiglio comunale di febbraio sono intervenuta per dire che l’intenzione della giunta era quella di andare in appello ma che prima di decidere necessitavamo di un parere scritto che chiarisse se la richiesta di appello inficiasse o meno un’azione successiva dedicata al recupero dei soldi. Non ho firmato, quindi, la delibera di giunta sino a quando non è arrivato in merito il parere dell’avvocato, analizzato poi dagli Uffici. Rimane il fatto che la decisione in merito all’appello non attenesse al Consiglio comunale. Se vi siete sentiti offesi mi dispiace”.
Parole della sindaca di Cuneo Patrizia Manassero, presente nel Consiglio comunale speciale convocato nella serata di oggi (lunedì 18 marzo), richiesto dalle forze di minoranza in blocco – Cuneo Mia, Cuneo per i Beni Comuni, Indipendenti, FI, FdI, SiAmo Cuneo, Lega e Lauria – e incentrato sulla richiesta di valutazione, da parte della sindaca, delle dimissioni e della fondazione di una commissione d’inchiesta rispetto a com’è stato gestito il percorso che ha portato la città ad appellarsi alla decisione del tribunale di Cuneo sul contenzioso civile tra il Comune e la Tettoia Vinaj Srl.
L’ordine del giorno è stato respinto in blocco dalla maggioranza, che ha espresso 21 voti contrari. Nessuna dimissione di sindaca e giunta, quindi, e nessuna commissione d’inchiesta.
Si alzano i toni
Una riunione amministrativa fuori dal normale per la città capoluogo particolarmente attesa e tra le più ferocemente accese (com’era ovvio aspettarsi). Che ha visto riempirsi, anche, la zona della sala riservata al pubblico, con la presenza di diversi cittadini, del consigliere regionale Ivano Martinetti (M5S), del vicepresidente della Fondazione CRC Enrico Collidà e del presidente della consulta dei Quartieri Pietro Carluzzo.
Le polemiche sono partite sin da subito, con l’inaspettata – per i consiglieri proponenti – convocazione da parte del presidente del Consiglio Marco Vernetti di una conferenza dei capigruppo per aggiornare i presenti con una comunicazione specifica frutto di uno sviluppo del pomeriggio precedente.
Aggiornamento che, ovviamente, non è stato ripreso in alcun modo nella trattazione dell’ordine del giorno ma che il consigliere Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) ha sostenuto “aggravare ancor di più la situazione attuale”.
Sturlese: “Sindaca non si distacca dal passato”
“Dopo aver discusso due sere in maniera accalorata sulla possibilità di ricorrere in appello scopriamo che la Giunta, sette giorni prima dell’ultimo consiglio comunale, aveva già deciso di adottare questa strada – ha detto Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) - . Ma non solo. La delibera di Giunta in questione è stata pubblicata il giorno successivo la fine del Consiglio comunale, e quindi a distanza rispetto alle precedenti”.
“Ci pare ovvio ricollegare il comportamento a furbizia malintesa – ha proseguito il decano del consiglio comunale e vicepresidente del Consiglio - ovvio voi non vi rendiate conto che, ormai, nella civiltà della comunicazione le notizie finiscano per venire fuori. Se non date le dimissioni (e non le darete così come non le ha date anni fa il consigliere, allora assessore, Giraudo condannato per gravi irregolarità in quanto presidente di PING srl e allo stesso tempo della cooperativa PING) vi consiglio almeno di adottare d’ora in avanti un comportamento più accorto”.
Per Sturlese, insomma, un “episodio inopportuno. Un sindaco dovrebbe evitare di prendere in giro il Coniglio comunale e omettere (con dolo) informazioni specifiche. Una giunta che si comporta in questo modo non può amministrare, secondo noi. È un fatto che a Cuneo le cose funzionino tramite reti del consenso più o meno legittime, che coinvolgono diverse persone e che in generale sono lascito delle amministrazioni precedenti da cui la sindaca non riesce a distaccarsi”. Sturlese ha poi concluso il proprio intervento a microfono spento, dopo lo sforamento dei tempi di massima.
Il fuoco di fila delle minoranze (compatte)
Tanti sono stati gli interventi prodotti dai consiglieri comunali di minoranza nel corso della serata.
“Non c’è bisogno di ingigantire la questione e di renderla a bella posta ‘politica’, è già così – ha aggiunto Bongiovanni - . Ci sono evidenti intenzioni di sfuggire al confronto in Consiglio comunale da parte della sindaca e dalla giunta, a fronte di una grande sovrastima della propria ragione e all’incapacità di ammettere i propri passi falsi”. “Nel corso degli anni si sono accumulate domande senza risposta, tra cui l’ultima: perché si ricorre in appello, ben sapendo che non serve a nulla relativamente al recupero del denaro, ma solo a prendere ulteriore tempo? Qualunque saranno le risposte, che prima o poi verranno alla luce, resta il fatto che la sindaca e la Giunta hanno cercato di non essere trasparenti. Perché la sindaca ha nascosto una decisione già presa? Si è giocata la credibilità. Senza questa, come si può governare la città?”
“L’articolo 54 della Costituzione sottolinea l’adempimento dell’attività amministrativa secondo disciplina e onore, parole desuete ma che non perdono la propria forza: definisce se e come un atteggiamento sia o non sia accettabile, e avrebbe dovuto riguardare l’attività di tutte le amministrazioni coinvolte. Crediamo che le non verità dette in Consiglio comunale, le omissioni, non corrispondano a quell’articolo” ha aggiunto Paolo Armellini (Indipendenti). “Ci si taccia di pretestuosità ma cosa c’è di pretestuoso in quel che stiamo sollevando? Dopo sette anni di inazione agiamo a livello giudiziale sbagliando completamente l’approccio”.
Beppe Lauria si è scagliato contro le forze di maggioranza con un intervento tra i più accalorati di tutti, lodando però le parole dell’Indipendente Armellini: “Manca il pudore del silenzio: se fossi stato io il sindaco e avessi fatto le cose che sono state fatte sarei in galera. Spiegateci perché ci avete contato balle, e fino all’altro ieri siete andati a braccetto con chi ci doveva i soldi? Non sapevate? Mi sta bene. Ma che non vi siate mai interessati della cosa è assurdo. Siamo tutti colpevoli ma c’è chi fa finta che non sia successo nulla e chi invece cerca di capire cosa sia successo, e l’ha fatto presentando quindici interpellanze prima di arrivare qui. Insomma, nell’ultimo Consiglio comunale la maggioranza per bocca del consigliere Paschiero ha tentato di bloccare la presentazione del nostro ordine del giorno sul tema, quindi nemmeno lui sapeva che avevate già deciso”.
“Al legale è stato detto di richiedere la risoluzione contrattuale per ottenere la restituzione dell’immobile comunale, e non la restituzione della cifra, e così ha fatto. Ma perché ci si è fermati lì? Siete poi sicuri che la linea dell’appello sia la strategia difensiva corretta?” ha aggiunto Noemi Mallone (FdI).
Franco Civallero (FI) ha invece chiamato in causa Federico Borgna, ex sindaco, sottolineando come sia “la persona più informata sui fatti”. E sottolineando come “stando a quanto mi è stato detto da professionisti del settore legale un po’ ovunque, l’unico esito plausibile è quello riportato nella sentenza: i soldi non li vedremo mai”.
“Questa sera siamo qui perché per sette anni il sindaco Borgna e la sindaca Manassero a, quel tempo vicesindaco, non hanno agito – ha aggiunto Giancarlo Boselli (Indipendenti) - . Dalle carte del contenzioso si può notare come le interlocuzioni extragiudiziali, tre anni prima dell’azione legale, si impostavano su una richiesta da parte del Comune di 600mila euro circa e un’offerta da parte della Srl di 60mila euro. Insomma, una situazione insostenibile”. “La sentenza non solo è giusta ma è anche inevitabile visto com’è stata posta l’istanza da parte del Comune. Avete scelto esplicitamente di procedere in questa maniera, è tutto nero su bianco, e non poteva portare ad alcun altro risultato. Dovrete rispondere di questo vostro atteggiamento omissivo e di una grave carenza amministrativa, che vede corresponsabili gli assessori coinvolti”.
Nello Fierro (Cuneo per i Beni Comuni) non ha firmato la proposta della minoranza, “perché immaginavo che non ne avremmo cavato nulla di nuovo”: “Più che le dimissioni credo si debba alla Città il riconoscere un atteggiamento, quello tenuto della sindaca e della giunta, grave e non accettabile. E arrivare a una spiegazione del perché, in sette anni e nonostante il dibattito amministrativo di lungo corso, siamo ancora qui a farci domande sulle responsabilità”.
“Sollevare casi di malagestione del denaro pubblico è compito dei consiglieri comunali, specie quando le cose non sembrano potersi risolvere nel migliore dei modi in futuro” ha commentato Massimo Garnero (FdI), sottolineando anche la gestione “da ‘dilettanti allo sbaraglio’”.
La conclusione a Mavy Civallero (SiAmo Cuneo): “Nella capigruppo con l’avvocato ho chiesto dichiaratamente il perché il processo sia stato affrontato in questo modo e mi è stato detto che quella era l’unica strada possibile. Così come mi è stato detto che l’appello sarebbe stata l’unica strada possibile da intraprendere per ‘segnare un punto morale’. Ma se la domanda era semplicissima, come abbiamo potuto sbagliarla? E perché continuiamo a voler dire a un giudice quel che avrebbe dovuto dichiarare?”
La maggioranza: “Il giudice ha sciolto i dubbi”
Prima consigliera di maggioranza a prendere la parola è stata Maria Laura Risso (Centro per Cuneo), che ha ricordato come l’aula del Consiglio comunale non sia identica a quella di tribunale. E ha ricordato come “l’amministrazione abbia tentato sulla questione una conclusione extragiudiziale, e sappiamo bene, anche se la minoranza non lo ammetterà mai, che se non avessimo agito così si sarebbe gridato allo scandalo per una causa intentata senza prima percorrere vie meno ‘cruente’”.
“Non è il Comune a scegliere come impostare il giudizio e le domande in esse poste, ma indica le linee generali al legale: il paziente riferisce i sintomi al medico per farsi curare, è poi quest’ultimo a scegliere la terapia – ha continuato Risso - . Il chiaro tentativo della minoranza è di confondere la posizione della parte e il percorso processuale, che sono differenti:i difensori del Comune non condividono la posizione del giudice e hanno consigliato l’impugnazione in appello”.
Stefania D’Ulisse (Cuneo Solidale e Democratica): “Siamo i primi, specie noi consiglieri ‘nuovi’, a voler fare chiarezza su una questione che abbiamo ereditato e interessati al recupero del denaro della Città che attualmente manca. Il Comune si è rivolto a uno studio legale di particolare capacità e la sentenza ha sciolto i dubbi sulla questione della Tettoia Vinaj Srl riconoscendone il grave inadempimento contrattuale. L’istanza di riconoscimento dei denari è stata rifiutata per un vizio procedurale ma, come detto dallo stesso studio legale, era fondamentale apporre un primo mattone rispetto la questione”.
L’intervento della capogruppo PD Claudia Carli, più veemente, ha scatenato le ire di Lauria, Sturlese e Boselli: “Non vi sento mai ricordare con tanto fervore il fatto che il giudice abbia riconosciuto le inadempienze della società e il fatto che l’ente comunale abbia agito bene – ha detto Carli - . Chiaro il vostro utilizzo dell’azione legale e della vicenda a scopo puramente politico ed elettorale: dovreste riconoscere la verità, invece di tentare di costruire consenso gettando fango addosso agli altri e cercando allo stesso tempo una verginità nuova, quando da tempo siete seduti su questi banchi”.
Manassero: “Era già tutto scritto negli atti. Da anni”
Nel resto del proprio intervento la sindaca Manassero ha assicurato l’attenzione e la preoccupazione che accomuna l’intero consesso comunale sulla vicenda, ma ha voluto mettere ‘i puntini sulle i’: “Quel che è successo è che, nell’atto di riqualificazione di una zona precedentemente problematica della nostra città, si è incontrata una persona (con la quale non vado sottobraccio e non ci sono mai andata) che la sentenza di un tribunale ha accusato di una colpa grave – ha detto - . La sentenza è chiara, e obbliga la società alla restituzione dell’immobile e alla rescissione del contratto, sostenendo allo stesso tempo la buona gestione da parte del Comune”.
Poi, sulla mancata trasparenza accusata: “Non sussiste. A far fede sono la delibera di giunta del gennaio 2021, che elenca i fatti, l’importo dovuto e l’assenza della fidejussione e l’atto di citazione in giudizio. Era già tutto scritto, da anni”.





