La proposta di considerare l’opzione dell’invio di truppe europee sul campo ha avuto pochissimo consenso. Però Macron continua a parlarne, nella speranza di trovare terreno fertile per un dibattito e un’approvazione almeno parziale.
Come riporta il sito Strumenti Politici, è stata premier lituana Ingrida Šimonytė che ha dato un seguito all’idea. Infatti ha ottenuto l’autorizzazione parlamentare per missioni di addestramento dei soldati lituani in Ucraina. Ma Kiev finora non lo ha chiesto ufficialmente. Giungono pure fortunatamente gli appelli alla calma e alla prudenza. In Croazia, l’ottimo risultato ottenuto dal partito del presidente Zoran Milanović ha dato peso alle opinioni di quest’ultimo, da sempre molto critico nei confronti della NATO e della politica europea filo-ucraina e anti-russa. In visita a Leopoli, il ministro degli Esteri britannico David Cameron ha avvertito del pericolo concreto di escalation nel caso di invio di soldati NATO a combattere contro i russi. Dunque, da Londra le armi continueranno ad arrivare, gli uomini no. In Italia idem: si dibatte se e quanti equipaggiamenti bellici mandare, ma si esclude un intervento diretto.
Da sinistra a destra i politici partono da considerazioni diverse, chi l’opportunità contingente, chi la tradizione diplomatica del nostro Paese, chi la Costituzione (l’Italia ripudia la guerra...). Il risultato è sempre quello di negare la partecipazione a eventuali missioni sul campo. Valgono a poco le argomentazioni usate da certi commentatori televisivi che paventano l’invasione russa fino a Lisbona. Mosca oggi non ha alcun motivo di colpire i membri della NATO e iniziare un conflitto terribile. Il suo obiettivo è mettere in sicurezza il confine sud-occidentale e garantire la stabilità, senza golpe colorati eterodiretti.





