Una cerimonia sentita, partecipata e commovente quella che si è tenuta questa mattina, venerdì 25 aprile, al teatro Iris di Dronero in occasione degli 80 anni della Festa della Liberazione. La cerimonia è iniziata con il canto “Blowin in the Wind” di Bob Dylan, suonato e cantato dagli alunni dell’Istituto Comprensivo di Dronero. Un inno alla pace: “È una canzone che ci fa sognare - hanno detto i ragazzi e le ragazze - che ci ricorda che anche noi possiamo fare la differenza, con gentilezza e rispetto per il prossimo”.
Tutta la sala in piedi poi, su richiesta del presidente A.N.P.I. - sezione di Dronero Alessandro Mandrile, per un minuto di silenzio rivolto a Papa Francesco, nei discorsi di tutti più volte citato e ricordato quale voce incessante per la fratellanza e la pace dei popoli in un mondo sempre più segnato dalle guerre. Ed è proprio sul fare la differenza, sul sempre ricordare i valori della pace, della libertà e della democrazia che il presidente Mandrile ha voluto sottolineare l’importanza oggi più che mai del nostro scegliere ed agire: “Ottant’anni sono un periodo lunghissimo - ha detto - l’anno scorso abbiamo salutato gli ultimi due partigiani della nostra sezione ancora viventi, Bartolomeo Foi, di anni 102, e Giovanni Isaia, di anni 99. Ora non ci sono più testimoni, non potremo più sentire dalla viva voce di coloro che hanno vissuto i tragici momenti della guerra quanta sofferenza e quanto dolore questa ha portato in tutte le case ed in tutta la nostra gente”.

1945-2025: la consapevolezza di uomo e padre hanno reso davvero difficili le parole ed il presidente Mandrile ha lasciato trasparire tutta la sua commozione: “All’epoca erano giovani, poco più che ventenni. Se guardo i miei figli, i giovani di oggi, e li penso dire ‘Ciao mamma, ciao papà. Vado a combattere per la nostra libertà ma non so se ci rivedremo ancora’ mi fa venire la pelle d’oca. Eppure questo è successo nel 1944.”
Sul palco è salito poi il sindaco di Dronero Mauro Astesano. Partendo dall’Enciclica del 2020 di Papa Francesco, ha ricordato le atrocità della guerra, dell’allora giunta comunale deportata nel campo di concentramento di Mauthausen, dei tanti civili e partigiani morti per la nostra libertà: “Viviamo di nuovo, io credo, tempi difficili - ha detto il sindaco Astesano - Venti di guerra si alzano forte ed è forte secondo me anche la tentazione di farci tornare indietro, rispetto a principi e diritti che pensavamo di aver acquisito per sempre. Sembra quasi che quei principi ed ideali che hanno animato la guerra di Liberazione da parte all’epoca dei nostri giovani non valgano più niente, che siano vecchi come vecchia è la democrazia. Ecco, io credo che questo sia un tentativo che tutti noi dobbiamo veramente cercare di contrastare”.
Accanto a lui i giovanissimi membri del Consiglio intercomunale dei ragazzi, con il sindaco Lorenzo Gerbi ed alcuni consiglieri. Una preziosa eredità di valori, con gli studenti che sono che di una comunità sono il futuro e che a scuola, grazie agli insegnanti, hanno approfondito alcune figure di rilievo. Hanno presentato così la storia del piccolo Alberto Giorsetti, ucciso a Roccabruna a soli 10 anni dai nazifascisti, e quella del direttore scolastico Antonio Acchiardi, partigiano e Capo di Stato Maggiore della 104^ Brigata Garibaldi “Carlo Fissore”.

Sul palco del teatro Iris i ragazzi delle varie classi e scuole dell’Istituto Comprensivo hanno alternato letture, riflessioni e canti partigiani. Ed è proprio a loro che più di tutto si è rivolta l’orazione di don Flavio Luciano, Coordinatore Commissione Giustizia e Pace della diocesi Cuneo-Fossano.
Da Nuto Revelli a Don Milani, citando naturalmente anche Papa Francesco, il suo è stato un discorso che ha voluto più di tutto ricordare quanto “resistere è ricordare e ricordare è resistere”. La democrazia come garanzia per il nostro Paese e gli 800 miliardi spesi dall’Europa per il riarmo come un fallimento nell’intento di pace, l’eccessivo consumismo, la sempre più povertà nel mondo, il dialogo tra i popoli come oggi più che mai tutelare. Don Flavio Luciano ha parlato di una sfida culturale ed ideologica davvero profonda, che ci deve vedere coinvolti nel ribadire i valori di pace e fratellanza, ma anche di cura verso la Madre Terra: “Ricordatevi, ragazzi, che la guerra non si organizza da un giorno all’altro - ha detto - e così nemmeno la pace. Si deve costruire, dobbiamo costruirla. Per questo al ‘me ne frego’, pronunciato dai nazifascisti, noi oggi più che mai dobbiamo rispondere con ‘I care’: mi interessa, mi sta a cuore la vita mia, la vita degli altri. Mi interessa la Madre Terra, il creato, ogni essere vivente. Mi interessa, mi sta a cuore la mia città, come mi interessano le città del sud del mondo e sono pronto, mi impegno a fare la mia parte. Che sia questo quello che ci portiamo nel cuore oggi: un desiderio di prenderci a cuore la vita, le persone. Perché il mondo davvero sia più giusto, più libero, più vero, più umano”.
Un lungo, sentito applauso al termine dell’orazione. La commemorazione di oggi ha visto la presenza di molte autorità istituzionali. Magnifica è stata la voce di Adelesecanto, sul palco accompagnata dai musicisti Pinuccio Gertosio e Alberto Savatteri. Attraverso la musica e le parole l’essenza del significato: tutti insieme, uniti, per non dimenticare.







