Tutta la Congregazione Salesiana si raccoglie in preghiera per celebrare quel grande modello di santità giovanile che è san Domenico Savio. A Bra, però, è festa due volte, perché sorge l’Istituto a lui dedicato, in viale Rimembranze.
La sua memoria liturgica ricorre il 9 marzo, giorno della sua nascita al Cielo. Mentre i Salesiani e le diocesi piemontesi lo festeggiano solennemente il 6 maggio, perché l’anniversario della morte andrebbe a coincidere altrimenti con la Quaresima.
Alle ore 18 di oggi, nella cappella dell'Istituto braidese, è in programma la Messa per tenere vivo il ricordo di colui che Pio XI definì «Frutto tra i primi, tra i più belli, tra i primi il più squisito dell’opera educativa di don Bosco».
Un Santo dell’Ottocento, ma ancora molto moderno, che viene oggi proposto ai giovani del nuovo millennio per ribadire che la santità ha una ricetta e consiste nello stare molto allegri, ma anche impegno nei doveri di studio e di preghiera e infine fare opere buone.
Lo sa bene l’Istituto Salesiano San Domenico Savio di Bra che da oltre mezzo secolo si pone come sicuro punto di riferimento per la gioventù. L’oratorio rappresenta da sempre il perno di un formidabile processo d’integrazione e di prevenzione per tenere insieme tanti bambini e ragazzi, che hanno bisogno di essere guidati e amati.
Il miracolo più grande che san Domenico Savio continua a compiere, infatti, è che ancora oggi, grazie a lui, tanti giovani possono avere la possibilità di conoscere il Signore. Lui che è stato un entusiasta della fede e ha radicato il suo Battesimo in una vita pienamente evangelica, continua a dire ancora oggi: «Siete buona stoffa». Lui che ha fatto di se stesso un bell’abito per il Signore, sprona a realizzare una vita santa, ad essere amici di Gesù e di Maria e a non commettere peccati.
A Bra i Salesiani testimoniano con forza che san Domenico Savio è un modello di santità giovanile che parla ancora e per questo lo fanno conoscere, affinché tanti giovani possano dire come lui: «La morte, ma non peccati».
Chi era san Domenico Savio
San Domenico Savio è nato a San Giovanni di Riva presso Chieri (Torino) il 2 aprile 1842.
Ancora bambino decise quale sarebbe stato il suo progetto di vita: vivere da vero cristiano. Ha soli sette anni quando, nel giorno della sua Prima Comunione, con il cuore in festa, decide i quattro propositi che lo accompagneranno per tutta la sua esistenza: «Mi confesserò e comunicherò sovente; voglio santificare le feste; i miei amici saranno Gesù e Maria; la morte ma non peccati».
Ad ottobre del 1854 il ragazzo entrò nell’Oratorio di Valdocco a Torino e si distinse per la sua allegria, la sua fede e la sollecitudine per la salvezza delle anime, nella fattispecie di quelle dei suoi compagni, unitamente a carismi fuori dal comune.
Al loro incontro, don Bosco rimase molto colpito da questo giovane fervente nella fede: «Conobbi in quel giovane un animo tutto secondo lo spirito del Signore e rimasi non poco stupito considerando i lavori che la grazia di Dio aveva operato in così tenera età». Con la sua solita veracità il ragazzo gli rispose: «lo sono la stoffa, lei ne sia il sarto: faccia un bell’abito per il Signore».
Dopo che Pio IX ebbe proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, Domenico volle fare qualcosa di bello per Maria Santissima. Radunò i suoi amici migliori e disse: «Uniamoci, fondiamo una compagnia per aiutare don Bosco a salvare molte anime».
L’8 giugno 1856 fonda la Compagnia dell’Immacolata, scrivendone il regolamento, a testimonianza della sua altissima spiritualità, anche se soltanto quattordicenne. Confessione e Comunione frequenti, preghiera e l’istruzione sulle cose della fede, l’impegno nel portare Dio ai compagni più difficili, questi i cardini della Compagnia dell’Immacolata.
La sua salute era già gravemente compromessa dalla tubercolosi e Domenico morì a Mondonio il 9 marzo 1857. Le ultime parole che disse, nello stupore della visione celeste, furono: «Che bella cosa io vedo mai!».
Dal 1914 i resti del giovane riposano nella basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Proclamato Venerabile da papa Pio XI nel 1933, è beatificato da Pio XII nel 1950 e poi canonizzato il 12 giugno 1954.
La sua devozione è molto diffusa in tutto il mondo, anche per il fatto che Domenico è il più giovane dei santi confessori non martiri. Inoltre, l’8 giugno 1956, centenario di fondazione della Compagnia dell’Immacolata, Domenico Savio è stato proclamato patrono dei Pueri cantores.
5 marzo 1950-2025: 75° anniversario della beatificazione di san Domenico Savio
Il 5 marzo 1950 Roma visse una delle giornate più radiose dell’Anno Santo: tanti erano i giovani affluiti alla Basilica di San Pietro per la beatificazione di Domenico Savio che i commentatori dell’epoca la segnalarono come «Una festa della giovinezza cristiana». In quel giorno la Chiesa riconosceva il cammino di santità di questo giovane oratoriano, che andava dai propositi della prima Comunione, rinnovati con fervore la sera della definizione del dogma della Immacolata Concezione, 8 dicembre 1854, fino alla decisione dell’aprile 1855: «Io voglio assolutamente ed ho assolutamente bisogno di farmi santo», e all’orientamento apostolico ispirato da don Bosco «Di guadagnare anime a Dio».
TRE DOMANDE A DOMENICO SAVIO
Nella festa di Domenico Savio, ecco l’intervista impossibile al giovane santo.
Domenico, santo a 15 anni! Cos’hai fatto di così straordinario?
«Di per sé, mi mancava ancora un mese per compiere quindici anni. E comunque ti posso assicurare che non ho fatto cose straordinarie. La formula della santità che ho imparato da don Bosco è semplicissima e chiunque può metterla in pratica».
Qual è questa formula?
«Non è una formula segreta. Don Bosco la ripete sempre: “Primo, essere sempre allegri! Secondo, il proprio dovere di studio e di preghiera. Terzo, far del bene agli altri”. Quelli della Compagnia dell’Immacolata sono i più esperti ed allenati».
Qual è lo scopo della vostra Compagnia, aiutare i compagni indisciplinati?
«Quella è una delle nostre mansioni principali, perché vogliamo aiutare don Bosco, che è troppo impegnato e non riesce a fare tutto; noi siamo i suoi primi aiutanti e gli animatori degli altri ragazzi, soprattutto dei nuovi arrivati all’oratorio. Poi ce ne sono anche altre: cercare la protezione di Maria, perché ci guidi alla santità; impegnarci a vivere secondo i principi del Vangelo, coltivando la fede, la speranza e la carità; praticare la fede attraverso la frequente partecipazione ai sacramenti, come la confessione e la comunione; esercitare la carità, aiutando i bisognosi e prendendosi cura degli altri; cercare la santità e avvicinarsi sempre più a Dio attraverso la vita cristiana».





