Economia - 23 maggio 2025, 11:53

Salute intestinale: quali rimedi per il colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile è un disturbo funzionale dell’intestino che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo, con una prevalenza maggiore nella popolazione femminile.

Salute intestinale: quali rimedi per il colon irritabile?

È caratterizzata da un’alterazione della motilità intestinale e da un’elevata sensibilità viscerale, che si traducono in sintomi variabili come dolore addominale, gonfiore, meteorismo, alterazioni dell’alvo, con episodi di diarrea, stitichezza o alternanza tra le due condizioni.

Non si tratta di una malattia infiammatoria, né di un’infezione, ma di una sindrome cronica che può compromettere significativamente la qualità della vita. Spesso insorge in giovane età e può persistere nel tempo con fasi alterne. La diagnosi è clinica, basata sulla descrizione dei sintomi e sull’esclusione di altre patologie organiche attraverso test specifici. Le cause del colon irritabile non sono del tutto note, ma sembrano essere multifattoriali: fattori genetici, stress, dieta, alterazioni della flora batterica intestinale e del sistema immunitario locale possono tutti contribuire.

Sintomi e diagnosi della sindrome

Il quadro clinico del colon irritabile varia da persona a persona. Alcuni pazienti lamentano dolori addominali ricorrenti, che spesso migliorano con l’evacuazione. Altri riferiscono episodi frequenti di gonfiore e una sensazione di incompleto svuotamento intestinale. Le modificazioni della consistenza e della frequenza delle feci sono un altro segnale tipico: si può passare da periodi di stitichezza a fasi di diarrea, a volte nell’arco della stessa giornata.

La diagnosi viene solitamente formulata secondo i criteri di Roma IV, che richiedono la presenza di dolore addominale ricorrente per almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, associato a due o più tra le seguenti condizioni: relazione con la defecazione, variazione della frequenza delle evacuazioni, o alterazione della forma delle feci. In assenza di segnali d’allarme come perdita di peso inspiegata, sanguinamento rettale, anemia o storia familiare di patologie intestinali gravi, non sono richiesti esami invasivi.

L’importanza della dieta e dello stile di vita

Un ruolo centrale nella gestione del colon irritabile è giocato dall’alimentazione. Molti pazienti riferiscono un peggioramento dei sintomi dopo aver consumato determinati alimenti, soprattutto quelli ricchi di zuccheri fermentabili, noti come FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili). La dieta a basso contenuto di FODMAP, seguita sotto la supervisione di un nutrizionista, può aiutare a ridurre gonfiore, flatulenza e dolore.

Oltre alla dieta, anche lo stile di vita incide in modo significativo. Lo stress emotivo, l’ansia e la depressione possono accentuare i disturbi intestinali. Tecniche di rilassamento, attività fisica regolare e sonno di qualità sono raccomandati per supportare il benessere intestinale. In alcuni casi, il supporto psicologico, attraverso la terapia cognitivo-comportamentale o l’ipnosi, si è dimostrato efficace.

Rimedi farmacologici e approcci integrati

Nel trattamento del colon irritabile si può fare ricorso a farmaci sintomatici, scelti in base alla forma prevalente (diarroica o stitica). Antispastici, antidiarroici, lassativi osmotici e farmaci prokinetici vengono utilizzati per alleviare i sintomi specifici. Tuttavia, questi interventi non modificano l’evoluzione della sindrome e spesso devono essere associati a strategie più ampie.

Negli ultimi anni, l’interesse scientifico si è concentrato sul ruolo del microbiota intestinale. L’alterazione dell’equilibrio tra i batteri benefici e quelli potenzialmente nocivi può favorire l’insorgenza dei sintomi. Per questo motivo, l’uso di probiotici selezionati è stato valutato positivamente in diversi studi clinici, sebbene i risultati siano eterogenei e dipendano dalla tipologia dei ceppi utilizzati.

Un approccio molto apprezzato, anche da parte di chi preferisce evitare terapie farmacologiche, è rappresentato da soluzioni naturali come i probiotici Enterelle di Bromatechi quali sfruttano una combinazione di ceppi batterici selezionati per riequilibrare la flora intestinale eliminando i ceppi patogeni in modo fisiologico. Tali formulazioni si propongono come integratori mirati per sostenere le difese intestinali e ridurre l’infiammazione locale, contribuendo al miglioramento dei sintomi.

Il ruolo dei prebiotici e dei fermenti lattici

Oltre ai probiotici, anche i prebiotici, ovvero le fibre non digeribili che stimolano la crescita della flora batterica buona, possono avere un impatto positivo nella gestione del colon irritabile. La scelta deve essere individualizzata, poiché non tutti i pazienti tollerano allo stesso modo le fibre, e un eccesso può peggiorare la sintomatologia in presenza di gonfiore o meteorismo marcato.

Tra i fermenti lattici più studiati in ambito clinico vi sono i ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium. L’assunzione regolare può aiutare a ridurre l’infiammazione, migliorare la barriera intestinale e limitare la proliferazione di batteri patogeni. Tuttavia, è essenziale mantenere una certa continuità nell’assunzione, poiché gli effetti non sono immediati e tendono a manifestarsi nel tempo.

Un’attenzione particolare deve essere dedicata alla qualità degli integratori, alla loro composizione e alle modalità di conservazione, elementi che influenzano la sopravvivenza dei ceppi batterici e la loro efficacia.

Microbiota e comunicazione con il sistema nervoso

Un aspetto affascinante emerso negli ultimi anni riguarda l’asse intestino-cervello, ovvero la comunicazione bidirezionale tra il sistema nervoso centrale e l’apparato gastrointestinale. Il microbiota gioca un ruolo fondamentale in questa interazione, influenzando la produzione di neurotrasmettitori e la risposta allo stress.

Alterazioni del microbiota possono contribuire non solo ai sintomi gastrointestinali, ma anche a disturbi dell’umore, generando un circolo vizioso difficile da interrompere. Per questo motivo, il supporto al microbiota attraverso strategie nutrizionali o integratori mirati viene sempre più spesso considerato un elemento centrale nelle terapie multidisciplinari.

Studi recenti hanno messo in luce come un trattamento integrato che tenga conto della componente psicosomatica, del benessere del microbiota e del contesto dietetico del paziente possa offrire i risultati più duraturi nel tempo.











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