Attualità - 01 giugno 2025, 10:06

“Le acciughe fanno il pallone”: la canzone di De André che ripercorre l’antica tradizione della Valle Maira

A piedi fino al mare: la storia, la vita di un tempo dei pescatori e degli acciugai, il significato del brano e la vita che negli anni è cambiata

“Le acciughe fanno il pallone”: la canzone di De André che ripercorre l’antica tradizione della Valle Maira

Le acciughe fanno il pallone

Che sotto c'è l'alalunga

Se non butti la rete

Non te ne lascia una

E alla riva sbarcherò

Alla riva verrà la gente

Questi pesci sorpresi

Li venderò per niente

Se sbarcherò alla foce

E alla foce non c'è nessuno

La faccia mi laverò

Nell'acqua del torrente

Ogni tre ami

C'è una stella marina

Amo per amo

C'è una stella che trema

Ogni tre lacrime

Batte la campana

Passano le villeggianti

Con gli occhi di vetro scuro

Passan sotto le reti

Che asciugano sul muro

E in mare c'è una fortuna

Che viene dall'oriente

Che tutti l'hanno vista

E nessuno la prende

Ogni tre ami

C'è una stella marina

Ogni tre stelle

C'è un aereo che vola

Ogni tre notti

Un sogno che mi consola

Bottiglia legata stretta

Come un'esca da trascinare

Sorso di vena dolce

Che liberi dal male

Se prendo il pesce d'oro

Ve la farò vedere

Se prendo il pesce d'oro

Mi sposerò all'altare

Ogni tre ami

C'è una stella marina

Ogni tre stelle

C'è un aereo che vola

Ogni balcone

Una bocca che m'innamora

Ogni tre ami

C'è una stella marina

Ogni tre stelle

C'è un aereo che vola

Ogni balcone

Una bocca che m'innamora

Le acciughe fanno il pallone

Che sotto c'è l'alalunga

Se non butti la rete

Non te ne resta una

Non te ne lascia una

Non te ne lascia

Si intitola “Le acciughe fanno il pallone” la canzone che Fabrizio De André scrisse nel 1996 assieme a Ivano Fossati, parte dell’album Anime Salve.
Racconta della sua città, Genova, dei pescatori e di quell’antica tradizione che riguarda la vendita di acciughe ed altri prodotti ittici conservati, acquistati in Liguria e venduti poi in altre regioni. Racconta e ci riporta inevitabilmente anche in Valle Maira, proprio dove nacque il mestiere dell’acciugaio, dove in questi giorni a Dronero si vive la Festa degli Acciugai: ogni anno il primo fine settimana di giugno piazza Martiri e le vicine vie si popolano di bancarelle e per tutti il ricordo torna indietro nel tempo.

“Venite venite - dicevano gli acciugai - siamo arrivati! Dalla terra noi portiamo il mare.” Partivano da Tetti di Dronero, a piedi e con i loro carretti rigorosamente pitturati d’azzurro, percorrendo ogni giorno circa trenta chilometri a piedi, fino a raggiungere il mare. A piedi fino in Liguria, comprando le acciughe ed altro pesce salato, rivendendo il pescato nella propria regione ma anche in altri luoghi, come ad esempio in Lombardia. Fino agli anni ‘70 del secolo scorso i figli degli acciugai erano sempre, fin da piccoli, chiamati a collaborare all’attività dei genitori, aiutando nella preparazione dei prodotti destinati alla vendita o anche, appena in grado di farlo, all’attività stessa di vendita. 

La canzone “Le acciughe fanno il pallone” ci fa ripercorre anche le Vie del Sale, percorsi che ancora oggi ricordano una storia di fatiche ma anche, senza dubbio, di intraprendenza, di quell’inventarsi un mestiere per “tirare a campare”, alcuni facendo poi fortuna. Indietro nel tempo, nella dura vita di un tempo, immaginando passi affaticati e tenaci, sogni e fortuna.

E poi De André ripercorre una leggenda: all’inizio le acciughe erano stelle, gettate nel mare dalla luna invidiosa della loro luce. Sarebbe infatti questo il motivo per cui tornano in superficie, attirate dal miraggio artificiale delle lampare. Acciughe che vorrebbero ricongiungersi al cielo, ma che finiscono nelle reti dei pescatori e che, un certo senso, trasformano i pescatori di acciughe in pescatori di stelle. 

Nel buio questi pesci vengono attirati dalla forte luce delle lampare poste sulle barche che stazionano in mezzo al mare, accerchiati con la rete e pescati. Solitamente scappano in branchi, ma scappano da chi? Si raccolgono in vortici che somigliano a enormi palloni perchè sono cacciate dall’Alalunga (Tunnus Alalunga) ed è in questo momento che il pescatore deve essere velocissimo a gettare le reti prima che l’Alalunga si divori i pesci e non resti più nulla. Emerge dunque anche il triste destino delle acciughe.

“Fanno una morte assurda, crudele. Ancora molte persone pensano che i pesci non soffrano”. 

Link canzone https://m.youtube.com/watch?v=C_hgji7rFqA

C’è davvero tutto in questa canzone: la storia, la vita di un tempo dei pescatori e degli acciugai, l’importante e prezioso ricordo. E c’è, inevitabilmente, la vita che negli anni è cambiata, l’inizio anche di una sensibilità e consapevolezza nei confronti degli animali. C’è così, tra le note, che non è tanto il rivivere ma il poter oggi scegliere,  l’unico vero restituire alla tradizione la sua identità, alla fatica di quei trenta chilometri al giorno quando non c’era davvero altra possibilità.

Beatrice Condorelli

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