Sono previste almeno 300 persone, dopodomani, per la cerimonia di apertura del tunnel di Tenda.
Tra queste non ci sarà il sindaco di Roccavione, Paolo Giraudo che, succeduto alla storica sindaca Germana Avena, ne ha, almeno in questo, raccolto l'eredità morale.
La Avena è sempre stata la voce più critica sul Tenda, tanto da essere chiamata la Vassallo italiana, titolo che lei, comunque, non ha mai gradito.
Giraudo, che ne ha preso il posto vincendo proprio contro di lei la consultazione amministrativa, ha deciso di non essere presente a quella che, venerdì, sarà una vera e propria passerella. Lui non ci sarà. E lo ha fatto sapere con la lettera che condividiamo
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Con grande determinazione e senso di responsabilità verso la comunità che rappresento, e con il pieno sostegno e accordo della mia amministrazione, comunico ufficialmente che non parteciperò alla cerimonia di inaugurazione del nuovo tunnel del Colle di Tenda.
Una scelta netta, consapevole, e che non intende essere una provocazione, ma una presa di posizione chiara: non c’è nulla da festeggiare. L’idea di una festa stride con la memoria collettiva di anni di disagi, promesse mancate, ritardi e scandali. Quella del Tenda bis non è stata una storia di progresso, ma una lunga odissea che ha inflitto danni economici profondi al territorio, alle imprese e alle persone.
La cronistoria è tristemente nota: cantieri bloccati, varianti infinite, fallimenti, indagini giudiziarie, rimpalli di responsabilità e un'intera vallata trasformata in un corridoio chiuso, isolato, impoverito. A pagarne il prezzo, come sempre, sono stati i cittadini e le attività economiche locali, che hanno visto sfumare stagioni turistiche, occasioni di scambio e anni di lavoro.
È stato uno scandalo. Un simbolo dell’Italia che non funziona, dell’incapacità di realizzare opere pubbliche in tempi ragionevoli e con la dovuta trasparenza. Oggi si arriva a un’apertura parziale, ancora avvolta da incertezze operative e tecniche. Eppure si organizza una festa.
Personalmente, ritengo fuori luogo ogni celebrazione in questo contesto. Dopo quasi un decennio di ferite aperte, si doveva solo aprire, e aprire davvero, con discrezione e serietà. Non servono nastri da tagliare, ma garanzie reali di percorribilità, sicurezza e continuità.
Non temo accuse di mancanza di rispetto verso le istituzioni. Al contrario, ritengo che partecipare a una festa in queste condizioni sarebbe una mancanza di rispetto verso il territorio e verso ogni cittadino che ha subito sulla propria pelle le conseguenze di questo disastro amministrativo.
L’unica istituzione che oggi sento il dovere di ringraziare pubblicamente è la Regione Piemonte, che si è fatta carico almeno in parte delle sofferenze economiche inflitte al nostro tessuto produttivo, predisponendo ristori concreti per le attività danneggiate. Un gesto doveroso, ma non scontato, che riconosco e apprezzo.
Concludo ribadendo il mio impegno a vigilare, insieme ai colleghi sindaci della valle, affinché questa apertura non sia l’ennesima messa in scena, ma un vero passo avanti. E affinché non si ripetano mai più errori tanto gravi a danno delle nostre comunità.





