“Dopo un anno di inattività, il Comune si arrende sul Museo del Tartufo: getta la spugna sulla gestione interna e finalmente chiede aiuto”. Il consigliere di minoranza Emanuele Bolla, già assessore al Turismo nella giunta Bo, interviene alla vigilia della discussione in Consiglio comunale sulla gestione del Museo del Tartufo, oggi all’ordine del giorno con la relazione dell’assessore Caterina Pasini.
Bolla si dice “contrario alla chiusura del Museo, che per principio doveva essere un luogo di approfondimento sempre aperto tutto l’anno” e chiarisce subito: “Non entro nel merito della scelta di chiedere aiuto agli enti del Terzo Settore. Ma questa decisione è un vero e proprio salvagente per il museo, che naviga in acque incerte, senza progetti da un anno, da quando si è insediata la nuova amministrazione, che ha sempre dimostrato di avere le idee più che confuse sul Museo del Tartufo”.
Secondo il consigliere, “evidentemente l’assessore, che ha troppe deleghe, non è riuscita a costruire un ufficio e quindi, arrendevolmente, sventola bandiera bianca e chiede ad altri di gestire il Museo del Tartufo”. Un passaggio che Bolla definisce amaro: “Lo dico con amarezza, avendo fatto un lavoro estenuante per aprirlo, dopo anni di parole e pochi fatti. Ricordo che quando ho fissato insieme al Sindaco la data di apertura qualcuno ridacchiava, pensando che avremmo fallito, mentre grazie alla straordinaria professionalità di uffici e imprese ci siamo riusciti”.
Un riferimento diretto anche ai progetti lasciati in eredità: “Abbiamo lasciato progetti promozionali che si sono impantanati per lungo tempo, come il podcast sul tartufo della più grande podcast company italiana – Chora Media – e la Walk of Truffle. Così come budget significativi per la promozione”. E aggiunge: “Mi stupisce sentire dire che non ci sono i soldi per la gestione e la comunicazione, mentre i budget ci sono eccome, ma vengono dimenticati e restano inutilizzati: dopo la prima collana di 4 cartoline a tema che avevamo prodotto nei primi sei mesi, non ho più visto neanche una cartolina”.
Nel confronto tra presente e passato, l’ex assessore è netto: “Personalmente avevo deciso di seguire in prima persona con gli uffici il Museo, oggi la scelta è andare fuori e dire ‘non siamo capaci’ e chiedere aiuto. Cercare sostegno non è di per sé un male, ma prendiamo atto che l’assessore e il Sindaco hanno fallito nello strutturare una gestione interna completa e scelgono di lanciare un SOS in cerca di una scialuppa di salvataggio, di fronte a un assessorato al Turismo che non decolla”.
Nonostante tutto, Bolla riconosce che il museo è in crescita: “Il Museo funzionerà, gli ingressi aumentano in modo abbastanza costante, a dimostrazione che ci vuole tempo e bisogna crederci”. Ma l’unica proposta finora discussa non lo convince: “Per ridurre i costi si vuole chiudere il Museo per lunghi periodi, con possibili ricadute anche occupazionali, rispetto a un progetto che dà lavoro anche a persone con fragilità, cosa di cui non abbiamo mai voluto vantarci, ma che va sottolineata se messa a rischio”.
“Questa proposta era agli atti, ma è stata nascosta in commissione: l’assessore non ne ha fatto una relazione esplicita, nonostante fosse ufficialmente al protocollo comunale”, conclude il consigliere. “Mentre l’amministrazione precedente ha aperto il Museo, quella attuale si appresta a chiuderlo – anche se solo per lunghi periodi durante l’anno. Il fatto politico è che il Comune si è arreso e fa l’unica cosa che può fare: chiedere ad altri di fare ciò che non è stata capace di fare l’amministrazione, cioè gestire il Museo. Speriamo che ciò avvenga al più presto, per il bene del Museo e di Alba”.





