Sanità - 01 luglio 2025, 17:54

Dario Ribero, il chirurgo che ha scelto Cuneo: “La forza di questo ospedale sta nell'orgoglio di chi ci lavora"

Da tre anni è primario della Chirurgia generale e oncologica del Santa Croce. Lo abbiamo incontrato nel suo studio, dove ci ha parlato di robotica, squadra, eccellenza e visione

Dario Ribero, il chirurgo che ha scelto Cuneo: “La forza di questo ospedale sta nell'orgoglio di chi ci lavora"

È uno dei nomi più noti della chirurgia epatobilio-pancreatica e oncologica in Italia. Potrebbe lavorare ovunque, ma ha scelto Cuneo. 

Da settembre 2022, il professor Dario Ribero è alla guida della Chirurgia Generale e Oncologica dell’ospedale Santa Croce e Carle, dove sta portando avanti un importante processo di innovazione tecnologica e scientifica, puntando in particolare sulla chirurgia robotica.

All'ospedale di Cuneo si trova bene. Anzi, benissimo.

"Condivido pienamente ciò che spesso dice il direttore generale, Livio Tranchida: se una cosa non si può fare in questo ospedale, è perché non si può fare".

Torinese, classe 1974, Ribero si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino e si specializza in Chirurgia Generale nel 2005. Ma è negli Stati Uniti che si forma professionalmente: due anni al celebre MD Anderson Cancer Center di Houston, punto di riferimento mondiale per la chirurgia oncologica. Rientrato in Italia, lavora al Mauriziano di Torino, poi all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, dove dirige la Chirurgia Epatobilio-Pancreatica.

Dal 2017 al 2021 è alla guida del programma di chirurgia avanzata all’IRCCS di Candiolo. Prima del rientro a Cuneo, ha ricoperto lo stesso ruolo all’ospedale San Giuseppe di Milano. Con oltre 150 pubblicazioni scientifiche e un’abilitazione da professore ordinario, Ribero è oggi un punto di riferimento per l’intera chirurgia italiana.

Potrebbe lavorare ovunque. Ma ha scelto Cuneo. E non solo perché le sue origini lo collochino a Pradleves.

“Sono professionalmente molto corteggiato. Ho rinunciato a grandi istituti perché a me interessano i progetti. E a Cuneo c’è un’eccellenza vera, che nasce dall’organizzazione, dall’identità dell’équipe, da un’amministrazione con una visione chiara. Qui si lavora bene anche umanamente: possiamo parlare col direttore generale, spiegargli gli obiettivi, e lui capisce, entra nelle sale operatorie a vedere cosa facciamo. Questo è raro”.

Quando Ribero è arrivato a Cuneo, ha raccolto l’eredità di Felice Borghi, stimato primario che aveva scelto di trasferirsi a Torino. Un cambio pesante. “Non ho mai temuto il confronto. I numeri parlano: oggi superiamo i 2000 interventi all’anno, e la chirurgia mininvasiva è diventata standard”.

La chirurgia robotica a Cuneo non è una novità: il primo robot è arrivato nel 2012, ma sotto la guida di Ribero ha trovato un nuovo slancio. 

Ma a fare la differenza è la qualità dei professionisti e la visione del gruppo. 

I risultati clinici sono evidenti: minori complicanze post-operatorie, meno dolore, degenze più brevi e ritorno più rapido alla vita quotidiana.

A novembre 2024, Ribero ha presentato l’esperienza robotica dell’ospedale cuneese al congresso mondiale della CRSA (Clinical Robotic Surgery Association), portando Cuneo su un palcoscenico internazionale. “Qui facciamo cose che in pochi in Italia riescono a fare. E l’Agenas lo ha certificato: siamo un ospedale che funziona, con indici di qualità altissimi”.

Nel futuro? “Abbiamo chiesto un nuovo robot. Non per moda, ma per rispondere a una domanda crescente e continuare a migliorare. Cuneo è una bomba, per la qualità e quantità di cose che riusciamo a fare. Ma soprattutto, perché qui c’è visione. E io voglio farne parte”.
 

Le mani esperte dietro al robot

A chi immagina un robot autonomo che sostituisce il chirurgo, Ribero risponde con chiarezza: "Il robot non opera da solo. Le mani seguono la testa. È uno strumento sofisticato che traduce e amplifica i movimenti del chirurgo, migliorando la precisione e riducendo i margini d’errore. È come guidare un’auto sportiva: il pilota è sempre lo stesso, ma la macchina performante ti fa essere più preciso, veloce, sicuro”. 

Il problema degli interventi con il robot sta nei costi. Per questo, spesso, si opta per la laparoscopia. Ma per Ribero non c'è confronto: “Il passaggio dalla laparoscopia alla robotica è come passare da una telecamera a un microscopio. La differenza la fa la sicurezza con cui affronti gli interventi più complessi. Qui ci viene data molta libertà nell'utilizzare questa tecnologia. E non è una cosa scontata”.

Ma la vera eccellenza del Santa Croce, secondo Ribero, è un'altra. “La forza di questo ospedale sta in chi ci lavora. Il personale viene dal territorio, lavora con grande orgoglio per qualcosa che sente proprio. A Milano cambiavo infermieri ogni venti giorni. Qui siamo una famiglia. C’è identificazione tra chi cura e chi è curato. Questo fa la differenza”.

A colpire il primario, fin da subito, è stata la presenza attiva della Fondazione Ospedaliera, capace di donare apparecchiature cruciali, come la PET, la migliore, in questo momento, in Piemonte. 

E poi il lavoro multidisciplinare, svolto con i colleghi oncologi, radiologi, anestesisti, gastroenterologi. “La nostra forza è la squadra. Qui non ci sono protagonismi, ma persone che mettono le proprie competenze a servizio di un progetto comune. Noi professionisti siamo colleghi ma anche amici”.

Al centro c'è il paziente: “Operiamo le persone, non le malattie. Ogni paziente è unico. Anche nella chirurgia più avanzata, l’interazione con lui ci guida a scegliere la soluzione migliore, nel rispetto delle linee guida, certo, ma con attenzione alla sua storia e alla sua vita”.

Barbara Simonelli

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