Si terrà lunedì 4 agosto, alle ore 17, presso la struttura della Pro Loco, il convegno sulla Resistenza, con il coinvolgimento della stessa Pro Loco e della onlus "Col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo".
Relatore principale il Direttore dell'Istituto Storico della Resistenza e dei valori della Costituzione della nostra provincia, prof. Gigi Garelli. Hanno aderito già varie sezioni dell'ANPI e la associazione partigiana "Ignazio Vian", nonchè altre istituzioni ed autorità. Il poeta Remigio Bertolino ha individuato un introduzione di particolare effetto storico e lirico “La battaglia di Valcasotto: come gli Spartani di Leonida alle Termopili, gli eroi della Resistenza versarono il loro sangue per la Libertà. E furono più luminosi, più vermigli i rododendri delle primavere future”.
La bella frazione di Serra Pamparato, in una stupenda per posizione ambientale, non fu risparmiata dalle azioni belliche durante la Lotta di liberazione, sebbene nelle cronache tradizionali si punti lì obiettivo sul centro del Municipio e su Valcasotto.
Il Comandante Enrico Martini Mauri volle Serra come “Scaglione di Sicurezza”, per bloccare, nella tecnica militare, gli assalti dalle eventuali incursioni nazi-faciste da valle. Teoricamente erano state date indicazioni tattiche molto minuziose, secondo le tradizionali formule dello Stato Maggiore, di cui Mauri era un maestro. Purtroppo lo scarsissimo armamento e le molto superficiali istruzioni dei Partigiani, furono motivo della facile sopraffazione delle preponderanti forze naziste, nei primi momenti della Battaglia della Valle , il 13 marzo 1944, entrate in Serra furenti, con le autoblinde e ogni forma di cannoni ed obici, dopo gli scontri già avuti a Roburent. Contro i Sacerdoti, don Icardi e don Bertone, ritenuti conniventi con i Partigiani si sfogò la brutalità degli occupanti.
Il Parroco fu rinchiuso, nonostante ceco, nella stia per polli parrocchiale e il Curato diventò sguattero degli ufficiali. Anche contro la popolazione si sfogò la rabbia teutonica. In particolare la Trattoria Braccio di Ferro, di Giuseppe Ferrua e la villa del l’avv. Giovanni Bovetti, la casa d i don Luigi Nasi furono messe a ferro e fuoco. Così pure si scatenarono le fiamme in vari Seccatoi.
Nella foto in copertina la lapide che ricorda i gravi maltrattamenti subiti dai sacerdoti locali, considerati dai nazisti sostenitori dei Partigiani.





