Saluzzese - 04 agosto 2025, 15:40

Pian della Regina, un compleanno tra memoria e amicizia alpina nel ricordo di Giovanni Genre

Pian della Regina, un compleanno tra memoria e amicizia alpina nel ricordo di Giovanni Genre

Una giornata carica di emozione e gratitudine quella vissuta oggi, lunedì 4 agosto 2025, a Pian della Regina, in alta Valle Po. Amici, alpini, familiari e sacerdoti si sono riuniti per rendere omaggio a Giovanni Genre, scomparso l’8 gennaio scorso all’età di 89 anni.

In molti ricordano come il 4 agosto, per Giovanni, fosse un giorno speciale non solo perché coincideva con la sua nascita nel 1935 nella frazione Serre Uberto di Crissolo, ma perché per lui era l’occasione per ritrovarsi con gli amici alpini, con quelli di Saluzzo, dell’alta Valle Po e persino con gli affezionati alpini di Sanremo, per vivere insieme una giornata di festa, condivisione e valori veri.

E così, anche oggi, come accadeva quando era in vita, è stata celebrata la messa nella chiesetta di Regina Martyrum, un piccolo gioiello di spiritualità incastonato ai piedi del Monviso. La funzione è stata officiata da don Aldo di Sale Langhe, diacono molto vicino alla famiglia Genre, con la partecipazione di don Pierino, poi raggiunti verso mezzogiorno da don Oreste e don Celestino, parroco di Paesana e delle comunità dell’alta Valle.

Durante l’omelia, i sacerdoti hanno ricordato la forza silenziosa di quest’uomo, la sua fede concreta, il suo sguardo lungimirante e la sua profonda dedizione al territorio. 

Giovanni Genre fu infatti un vero pioniere dello sviluppo turistico locale: tornato dal servizio militare, nel 1955 ebbe il coraggio di dare vita a un sogno, aprendo proprio a Pian della Regina la celebre Baita della Polente. All’epoca, il turismo di montagna era ancora acerbo, ma lui intravide il potenziale di quel luogo incantevole. Iniziò così un’avventura fatta di lavoro, accoglienza e tradizione che oggi compie 70 anni. Un traguardo che porta ancora il suo nome, inciso nei ricordi di chi, in quella baita, ha trovato calore umano oltre che ristoro.

Il pranzo, come nella migliore tradizione alpina, si è svolto in un clima di semplicità e fraternità. A tutti i presenti è stato omaggiato il libro “L’albero della mia vita”, una raccolta di memorie, riflessioni e racconti di Giovanni, curata negli anni dagli amici di Serre Uberto: pagine che parlano di un uomo radicato nella sua terra come un larice, ma capace di guardare oltre l’orizzonte.

Nel libro, Giovanni racconta i suoi inizi, la vita con i genitori e le quattro sorelle nella borgata di Crissolo, poi l’amore per la moglie Elda, i sacrifici, la costruzione della baita e i tanti incontri che ne hanno segnato il cammino. Con stile asciutto ma profondo, ci lascia in eredità quattro simboli della sua vita, che lui stesso definiva fondamentali: la pecora, il larice, la patata e la segale. Quattro elementi che rappresentano la sopravvivenza, il legame con la natura, il lavoro e l’autenticità.

Particolarmente significativa la fotografia di copertina, che lo ritrae accanto a un larice da lui stesso piantato da bambino, nella pineta vicina al ponte del Riondino. Quell’albero, cresciuto nel tempo, è diventato per Giovanni una sorta di specchio interiore, un simbolo della sua vita: forte, radicata, ma sempre protesa verso l’alto.

Oggi, in molti lo hanno ricordato con commozione: tra gli alpini, gli amici, i compaesani, si avvertiva un senso di continuità. La sua assenza si è fatta presenza, tra le voci, gli abbracci, e i sorrisi commossi; la montagna che tanto amava, con i suoi silenzi e la sua maestosa bellezza, è sembrata unirsi a questo tributo collettivo.

Giovanni Genre non è stato soltanto un uomo di montagna, è stato un uomo del fare, della comunità, della visione. Ha lasciato tracce solide nei cuori, nei paesaggi della Valle Po. Oggi il suo ricordo è vivo più che mai, grazie a chi ha scelto di celebrare la sua vita nel modo che lui stesso avrebbe approvato: con una messa, un pranzo, un libro e, soprattutto, la presenza degli amici.

 

C.S.

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