Tempo di candele che si accendono di stelle per ricordare una donna capace di illuminare la luce stessa.
Lunedì 11 agosto è stato un giorno di perfetta letizia per le Sorelle Clarisse di Bra che hanno festeggiato santa Chiara d’Assisi, fondatrice del loro Ordine.
Sono stati tanti i fedeli che hanno gremito la chiesa del Monastero, prendendo parte alla funzione religiosa presieduta da fra Gabriele Attanasi e concelebrata dal clero locale. Intense le meditazioni del celebrante sulla grande amica di san Francesco: «Oggi Chiara dice a ognuno di noi “diventa il capolavoro che sei!”».
Per tutto il tempo della Messa le Sorelle sono state raccolte in preghiera, accompagnando la liturgia con dolcissimi canti. «Il loro stile di vita è testimonianza credibile dell’amore di Dio», ha concluso fra Gabriele.
Al termine della funzione, non poteva mancare un momento di fraternità in cui le Clarisse hanno condiviso la loro gioia con i fedeli. Chi entra nella loro casa riceve sempre tanto: un sorriso unico, una parola di conforto o un consiglio. Ma soprattutto si riceve in dote una vera rarità nel frenetico mondo di oggi: la pace.
Le Sorelle Clarisse di Bra
Umiltà, povertà, carità, tenerezza sono i carismi che caratterizzano la comunità delle Clarisse di Bra, in tutto 14 Sorelle.
Alla base della loro opera c’è un valore cristiano che anima per intero la loro missione: l’amore per il prossimo predicato dal Vangelo di Cristo. La madre badessa è suor Anna Serena, che ci ha parlato dell’attualità di santa Chiara: «Chiara, madre e sorella, ieri come oggi, continua ad avere uno sguardo di fiducia sull’umanità, perché nonostante tutto, lei conclude la sua vita dicendo “Benedetto sii tu, Signore, che mi hai creata”. E questo suo sguardo di speranza e fiducia è lo sguardo di Dio su ogni uomo e su ogni donna».
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Infine un augurio: «Credo che l’augurio più bello sia quello che Chiara diceva alle sue sorelle, cioè di vivere in santa unità. Il momento in cui si è disuniti, in cui si cerca più la divisione che l’unità, forse il messaggio più bello e che allarga il cuore è proprio quello di essere uniti, di guardare verso Colui che ha dato la vita per tutti. E in questa unità in famiglia, nella società e tra le nazioni c’è il futuro dell’umanità».
Chi era santa Chiara
Allora proviamo a descrivere per sommi capi la figura di santa Chiara che a distanza di otto secoli continua ad esercitare il suo fascino su centinaia di donne che come lei hanno lasciato tutto per amore di Cristo.
Nata nel 1193 da buona famiglia, la storia racconta che Chiara, a soli 12 anni, colpita dal gesto di san Francesco (di spogliarsi dei suoi abiti e dei suoi averi per donare tutto ai poveri al fine di vivere una vita di preghiera e di offerta di sé al Signore), decise di lasciare tutto per consacrarsi a Cristo nella povertà.
All’età di 18 anni fugge dalla sua casa di Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori che le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e la ricoverano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia ed a Sant’Angelo. La famiglia tentò in vari modi (anche con la violenza) di sottrarla alla sua decisione, ma Chiara (con la grazia del Signore) superò ogni ostacolo.
All’età di 30 anni per Chiara inizia una lunga malattia che indebolisce il suo corpo, ma non la sua fede. A San Damiano muore l’11 agosto 1253, celebrando il dono della vita: «Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta, perché hai buona scorta nel tuo viaggio! Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e, sempre guardandoti come una madre il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata».
Singolare la scelta del suo nome. La madre, durante il tempo di gravidanza, andò in chiesa a pregare per la buona riuscita del parto e qui sentì una voce che le suggerì il nome da dare alla creatura: Chiara, perché quella bambina sarebbe stata una luce tale “da illuminare la luce stessa”.
Il miracolo dei saraceni
Quando guardiamo l’immagine di santa Chiara d’Assisi con in mano un ostensorio, non riusciamo ad immaginare quello che avvenne alla sua epoca. Erano tempi difficili quelli in cui la Santa assistette ad un grande intervento divino.
La storia vuole che la Santa d’Assisi sia riuscita, da sola, a mettere in fuga un’armata di saraceni. Le scorrerie dei saraceni erano particolarmente temute perché, oltre a saccheggiare e ad incendiare, facevano prigionieri gli inermi cittadini.
Secondo quanto riportato da san Tomaso da Celano, nel 1240 Assisi è assediata dai soldati di Federico II. Le truppe entrano facilmente in città e si dirigono verso il monastero delle clarisse. Le monache spaventate si recano nella cella di Chiara, obbligata a letto dall’infermità. Disperate la supplicano di intervenire, perché gli invasori stavano entrando nel chiostro.
La futura Santa chiede alle consorelle di portarle la cassettina all’interno della quale si teneva l’eucaristia. Poi, con l’aiuto di tutte si fa portare davanti ai soldati e si mette a pregare il Signore, perché lui le proteggesse ed aiutasse.
Dall’interno del cofanetto ecco uscire una voce di bambino che afferma che le avrebbe sempre protette e difese. Le truppe, spaventate dal miracolo, abbandonano il convento e poco dopo anche la città d’Assisi.
La Regola
Tanto si potrebbe dire ancora su santa Chiara d’Assisi: con la sua tenacia, la sua intrepida determinazione è riuscita a “strappare” al Papa “il privilegio della povertà”, poi la prima Regola, nella storia della Chiesa, scritta da una donna per delle donne, confermata da un commosso Papa Innocenzo IV, che si recò di persona a San Damiano per portare a Chiara morente la sua benedizione e consegnarle la bolla di approvazione della Regola.
Il monastero delle “Sorelle povere”, già negli ultimi anni dell’agonia di Chiara, era meta di un vero e proprio pellegrinaggio popolare. Il giorno successivo alla morte, al momento dei funerali, il papa stesso, che era presente ad Assisi quei giorni con la sua corte, propose di celebrare l’ufficio delle Vergini e non piuttosto quello dei morti, mostrando in questo modo di considerare Chiara già santa. Il suo corpo venne sepolto a San Giorgio ed in seguito trasferito nella chiesa che porta il suo nome.
Nonostante l’intenzione di Innocenzo IV fosse quella di canonizzarla subito dopo la morte, si giunse alla bolla di canonizzazione solo nell’autunno del 1255, dopo averne seguito tutte le formalità, per mezzo di Alessandro IV.
Patrona della tv
Chiara è oggi la protettrice delle telecomunicazioni: le cronache raccontano, infatti, che il giorno di Natale, non potendo assistere alla Messa servita da Francesco, poiché costretta a letto a causa della sua infermità, sulla parete della sua cella le apparve una visione della messa e al momento della comunione le si presentò innanzi un angelo che le diede la possibilità di comunicarsi all’ostia consacrata. Per questo, il 17 febbraio 1958, venne dichiarata da papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.
Scriveva san Giovanni Paolo II: «Santa Chiara esorta tutti a comprendere sempre più profondamente il valore della vocazione, che è dono di Dio da far fruttificare». Come un fiore, Chiara ha lasciato dietro di sé una scia di profumo che in ogni tempo riconduce al perfetto amore: le “sorelle” che portano ancora alto il suo nome. Anche a Bra.








