Attualità - 21 agosto 2025, 15:52

Vino italiano, confermati i dazi al 15%: il Piemonte tra le aree più colpite

Danno globale stimato in 317 milioni di euro in un anno. Frescobaldi (Uiv): “Il vino tra i settori più colpiti, servono tutele”

Vino italiano, confermati i dazi al 15%: il Piemonte tra le aree più colpite

Una notizia che preoccupa il mondo del vino: con l’accordo raggiunto tra Commissione europea e Stati Uniti è stato confermato il nuovo regime di dazi al 15% su gran parte delle esportazioni europee. Una misura che colpisce duramente l’Italia, e in particolare il settore vitivinicolo, tra i più esposti a livello mondiale.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Uiv, le conseguenze per le aziende italiane saranno pesanti: si parla di 317 milioni di euro di mancati guadagni nei prossimi dodici mesi, con una stima che potrebbe salire a 460 milioni qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale livello di svalutazione.

“Per il vino si tratta di una vera e propria stangata – commenta il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi –. È il settore più esposto tra le prime dieci categorie italiane destinate agli Stati Uniti, con un’incidenza del 24% sul totale dell’export e un valore di circa due miliardi di euro l’anno”.

Piemonte in allarme

Il Piemonte, insieme a Toscana e Veneto, si trova tra le aree più vulnerabili. I dati mostrano che il 31% dell’export dei rossi piemontesi Dop è diretto verso gli Stati Uniti: bottiglie di Barolo, Barbaresco e Nebbiolo rischiano quindi di subire un duro contraccolpo. Non va meglio ad altre denominazioni: il Moscato d’Asti ha una dipendenza dagli Usa pari al 60% dell’export, mentre Prosecco (27%), Pinot Grigio (48%) e Chianti Classico (46%) rientrano anch’essi nella cosiddetta “zona rossa”.

In totale, oltre tre quarti delle 482 milioni di bottiglie spedite lo scorso anno oltreoceano finiranno per essere penalizzate dal nuovo regime tariffario.

L’accordo Ue-Usa e le esenzioni

La dichiarazione congiunta definisce l’aliquota massima e onnicomprensiva al 15% per la stragrande maggioranza delle esportazioni europee, dai semiconduttori alle auto. Alcuni settori sono stati esclusi dal provvedimento – come farmaci generici, aeromobili e sughero – ma nessuna apertura è stata prevista per vino, liquori e birra.

“La porta non è chiusa – ha spiegato il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic –. Restano priorità offensive per l’Unione europea, ma non sarà facile né immediato ottenere esenzioni per il settore delle bevande”.

redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU