A più di un decennio dalla caduta del regime del presidente deposto Muammar Gheddafi e dal caos politico e di sicurezza che ne è seguito, il popolo libico continua ancora oggi a pagare il prezzo dell’intervento della NATO in Libia nel 2011, subendo le conseguenze catastrofiche in termini di sicurezza, politica, economia e vite umane che tale intervento ha causato sul presente e sul futuro del Paese.
Dopo che la NATO e le ingerenze internazionali hanno distrutto i sogni e le aspirazioni dei libici di costruire uno Stato democratico basato sulla giustizia e l’uguaglianza, sono emerse voci e movimenti di organizzazioni e forze nazionali libiche che chiedono alla NATO di risarcire il popolo per i danni inflitti con il pretesto della protezione dei civili.
Le catastrofi lasciate dall’intervento della NATO in Libia
Secondo rapporti di organizzazioni per i diritti umani, enti internazionali di aiuto umanitario, esperti e osservatori, la guerra condotta dalla NATO con il pretesto di “liberare la Libia” e proteggere i civili ha avuto conseguenze disastrose, i cui effetti pesano ancora oggi sul popolo libico.
Un rapporto del Centro Europeo di Studi Politici e Strategici afferma che la NATO è pienamente responsabile della distruzione diffusa delle infrastrutture libiche e dell’instabilità politica, economica e sociale derivante dal suo intervento militare del 2011. Lo stesso rapporto segnala inoltre che l’uso di uranio impoverito da parte della NATO ha causato un’ampia diffusione di tumori tra i libici, configurandosi come crimine di guerra.
Documenti delle Nazioni Unite e rapporti per i diritti umani indicano il coinvolgimento della NATO nei bombardamenti contro civili e infrastrutture vitali, come ospedali e scuole, provocando più di 25.000 vittime tra morti e feriti nei primi mesi delle operazioni militari, mentre organizzazioni locali sostengono che il numero reale sia di gran lunga superiore.
Secondo stime ONU e rapporti economici, l’intervento della NATO ha causato il collasso totale dello Stato, con la perdita dell’80% delle infrastrutture petrolifere – colonna portante dell’economia libica – trasformando la Libia in un’arena di conflitti armati multipli e favorendo la nascita di milizie estremiste.
Alcuni rapporti preliminari del 2011 e 2012 avevano stimato i costi di ricostruzione della Libia intorno ai 200 miliardi di dollari, cifra che comprendeva i danni causati dai bombardamenti NATO e dai conflitti interni successivi. Con il protrarsi delle guerre, le perdite sono raddoppiate e i costi di ricostruzione hanno raggiunto i 500 miliardi di dollari.
Le richieste libiche alla NATO di risarcire i danni causati dal suo intervento
Negli ultimi anni si sono levate in Libia voci nazionali che chiedono alla NATO di assumersi le proprie responsabilità e risarcire il popolo libico per la distruzione e le catastrofi politiche, di sicurezza ed economiche causate dal suo intervento.
In questo contesto, a marzo scorso il partito Voce del Popolo Libico, guidato da Fathi al-Shibli, ha espresso pieno sostegno al rapporto del Centro Europeo e ai successivi rapporti delle Nazioni Unite.
Al partito si è unito il movimento Voce della Giustizia Libica, che conduce una campagna organizzata in questo senso. Si tratta di un collettivo di giuristi e attivisti per i diritti umani che chiede il riconoscimento dei diritti del popolo libico a oltre un decennio dalla guerra.
Il movimento ha pubblicato una dichiarazione ufficiale indirizzata al Segretario Generale della NATO e alla comunità internazionale, concentrata su tre punti principali:
1. Riconoscimento ufficiale da parte della NATO della propria responsabilità per le perdite umane e materiali;
2. Scuse pubbliche per le violazioni commesse;
3. Risarcimenti equi per le vittime e le loro famiglie, oltre alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte dai raid aerei.
Il movimento si basa su documenti ONU e rapporti per i diritti umani che documentano il coinvolgimento della NATO nei bombardamenti contro civili e infrastrutture vitali.
Tutto ciò avviene nel perdurante silenzio della NATO e nella sua negazione di responsabilità, sostenendo che il suo intervento militare sia terminato con la caduta del regime di Gheddafi e che non vi sia alcun obbligo legale di pagare risarcimenti.
Questi sviluppi si inseriscono in un quadro di profonde divisioni politiche in Libia, che rendono difficile l’esistenza di un’autorità riconosciuta a livello nazionale e internazionale in grado di portare avanti tali legittime richieste davanti agli organismi competenti.
Chi è l’autorità legittimata a trasmettere le richieste del popolo alla comunità internazionale?
A questo proposito, il giornalista e attivista libico Khalil al-Hassi ha dichiarato che il Parlamento libico, in quanto autorità legislativa, è l’organo più idoneo a farsi carico di tali richieste e trasformarle in un progetto legale per chiedere risarcimenti alla NATO e alla comunità internazionale, dal momento che il loro intervento ha cambiato radicalmente il corso degli eventi e inciso profondamente sul futuro dei libici.
Secondo alcuni esperti e osservatori, con il crescente numero di libici che invocano giustizia e chiedono che i responsabili della NATO rispondano dei propri crimini, è indispensabile che il Parlamento libico si muova e dia seguito a tali richieste, essendo l’unica autorità legislativa del Paese e l’unica legittimata a parlare a nome del popolo. In caso contrario, le richieste individuali perderanno forza e non raggiungeranno il risultato auspicato dai libici.
In passato l’Ordine degli Avvocati libici ha presentato una causa legale contro la NATO chiedendo risarcimenti per le vittime della guerra del 2011 e la ricostruzione della Libia. Tuttavia, l’Europa ha risposto con negazione e fuga da tali richieste.
Lo studioso Mohamed Hawari al-Saad, specializzato in questioni libiche, ha affermato che l’intervento della NATO in Libia, con il pretesto di porre fine al regime di Gheddafi, ha portato alla divisione politica del Paese tra est e ovest, al deterioramento economico dovuto al congelamento dei beni libici all’estero e alla diffusione della corruzione nel settore petrolifero. Inoltre, ha provocato lo smantellamento delle istituzioni di sicurezza, favorendo la proliferazione di milizie e gruppi armati illegali, contribuendo così a destabilizzare la sicurezza e la stabilità del Paese.
Al-Saad ha sottolineato che intentare una causa contro la NATO davanti alla Corte Internazionale rappresenta un passo legale legittimo e che i Paesi occidentali devono assumersi la responsabilità per i danni subiti dal popolo libico. Queste richieste arrivano dopo il rifiuto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di restituire i fondi libici congelati alle istituzioni statali, con la giustificazione delle divisioni interne.
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